
Bronx, estate del '77, anno scolpito nella memoria degli americani per il blackout,
per le alte temperature, per il punk dei Ramones,dei Clash e dei Sex Pistols, ma
soprattutto per il figlio di Sam: serial killer che insanguinò le notti di New York
mietendo vittime fra le coppiette appartate lungo la strada.
Spike Lee racconta una realtà che ha lasciato l'ennesima tacca sul muro della storia
Americana; realtà vista attraverso gli occhi di un quartiere italo-americano e dei suoi personaggi: VINNIE (John Leguizamo), ragazzo in piena crisi sessuale che pur amando la moglie non può fare a meno di tradirla; DIONNA (MiraSorvino), moglie,perfetta si preoccupa per Vinnie cercando di accontentarlo in tutto e per tutto (persino partecipando ad un'orgia); RITCHIE (Andrei Brody) è il personaggio più interessante e particolare: rappresenta il “diverso”.
Musicista punk, nel periodo del boom della disco-music (notevole il contrsto fra il CBGB e lo STUDIO 54), fa spettacoli per omosessuali e si prostituisce per comprarsi la Fender Stratocaster; a lui è affidato il compito di riassumere le contraddizioni e le speranze di quell'estate con le note di “Baba O' Riley” degli Who montata sopra un tripudio di immagini-simbolo.
E come in ogni quartiere Italo-americano che si rispetti c'è anche il boss mafioso (Ben Gazzara), al quale si rivolge la polizia per catturare il killer, e i suoi scagnozzi, che rappresentano la legge del più forte, quelli che si permettono di giudicare cosa è giusto e cosa è sbagliato, chi è una persona “normale” e chi no, chi deve vivere e chi deve morire.
Nonostante il cast di attori bianchi,il film in realtà non si distacca molto dai temi sociali cari al regista;è infatti un film sulla violenza nei confronti del diverso e di ciò che non si conosce, rappresentato al meglio nella sequenza del linciaggio finale quando la tensione,la paura e la rabbia prendono il sopravvento sulla razionalità umana,ne è simbolo il cartello posto nel luogo di ritrovo dei ragazzi del quartiere: “DEAD END”.
Frappa