
Vent'anni. Tanti ne sono passati da quando i Bloody Riot, tutt'oggi emblema del sangue, del sudore e della rabbia di un periodo particolarmente controverso per il nostro paese, spezzando le catene dell'ipocrisia e del menefreghismo, davano voce alla capitale...per una volta anche la Roma dei sotterranei aveva un volto, il volto dei centri sociali, delle risse e dell'alcool, il volto sfigurato dal dolore, irreparabilmente segnato dalle prepotenze dei potenti, ma vivo, fiero del proprio odio, allora più che mai. Quella che finalmente era a portata di tutti era l'espressione più genuina (e diciamolo pure: più ingenua) e scanzonata dei ragazzacci di periferia, quelli tanto cari a Pasolini, costretti ad essere adulti, privi del diritto di coltivare speranze, emarginati dalle luci e dalla vita patinata del centro città, quelli a cui nessuno, salvo rarissimi casi, aveva dato voce.
Una Roma che arrivava in ritardo all'appuntamento col punk italiano, quello del Virus, delle prime fanzines, delle primissime creste, quello della politicizzazione e della presa di coscenza. Un ritardo ingiustificato, a tratti inspiegabile, visti i presupposti che da sempre una grande metropoli come questa ha avuto, presupposti che tuttavia sono stati sistematicamente disattesi. Del resto le cose non sembrano essere cambiate, e se oggi si parla di scena è solo grazie allo sforzo di pochi, che da tempo si muovono per far sì che si possano organizzare concerti, che provano a garantire un alternativa alla solita serata in birreria, e lottano contro l'esclusione di questa città dal giro dei concerti che contano. Del resto posti per suonare questa città ne ha sempre avuti molti, centri sociali, pub attrezzati allo scopo, spazi aperti, non sono mai mancati. Quella che manca da tempo, o che forse non è mai stata presente, è la volontà di realizzare qualcosa di concreto. Soprattutto la volontà di porsi in prima linea nel cercare ci cambiare quello che non va, migliorare quel poco che c'è di buono per contribuire alla realizzazione, dal nulla, di una realtà che non può limitarsi ad essere auspicata nelle canzoni o nei proclami carichi di belle intenzioni, una realtà concreta.
Da un anno a questa parte tuttavia non possiamo non notare una ripresa delle attività, sia sul fronte dei concerti, sia su quello della rinnovata attività di alcune bands apprezzate e stimate in tutta la penisola, e sui sacrifici di persone che continuano a diffondere il messaggio, o che perlomeno provano a farlo. Tra tutti quelli che hanno contribuito a questa rinascita, seppur tardiva, meritano una citazione particolare anzitutto i Colonna Infame, da sempre in prima linea nella realizzazione di concerti ed iniziative (da ultimo quello degli Oxymoron e Reazione), persone che, al di la delle ideologie non sempre concordi con le mie, meritano comunque tutta la mia stima per la loro attività, svolta con e soprattutto per passione, non certo per guadagno. Fortunatamente non sono soli nel darsi da fare, un sentito grazie va anche ai Gozzilla, a Roberto della ex banda Bonnot (non è facile trovare un posto qui da noi dove comprare fanzines da tutta Italia oppure acquistare il demo di qualche gruppo italiano), alla Gridalo Forte, che continua a permettere che gruppi ska da tutto il mondo possano esibirsi qui da noi.
Potrà sembrare poco è vero, non dimentichiamo però che anche questo "poco" potrebbe mancare. E del resto non è necessario poi molto per rendersi attivi, per passare dall'altro lato della barricata, il lato di chi la costruisce, a volte basta un pomeriggio passato ad attaccare volantini, presenziare ad un concerto, rinunciare ad una birra e comprare una fanzine o il demo di qualche band italiana, a volte anche un sorriso ed una stretta di mano sono sufficenti...per fortuna qui da noi, a Roma, qualcuno già lo fa...
Gianluka "Rude Boy"