Erano già in giro a suonare quando magari molti di voi non erano ancora
usciti dalle elementari, per molti anni si sono fatti l'Italia in lungo e in largo
arrivando in furgone dalla Calabria solo per esserci, con quella passione che dentro
ai meridionali brucia più forte, segnalandosi a mio avviso per essere uno dei
pochissimi esempi capaci di cantare punk rock in italiano senza rendersi
ridicoli. Dopo un bel po' di peripezie sono fuori in questo
periodo con un nuovo disco. Ne parliamo con Eugenio, voce e anima del gruppo insieme a
Giancarlo (chitarra) e Rocco (basso). Il batterista? E' una lunga storia...
Sono passati cinque anni dal precedente "Il grande bluff". Come mai
tanto tempo?
"E' proprio vero e abbiamo fatto di tutto affinchè questo non succedesse, ma
come ben sai quando provi a fare le cose per bene c'è sempre qualcosa che
va storto. Nel nostro caso le cose storte sono state tante tra cui sei
batteristi cambiati, la strumentazione rubata nella nuova sala prove, dischi registrati e
mai usciti (fin'ora), eccetera, eccetera. Questi sono solo alcuni dei problemi che
abbiamo dovuto affrontare ma alla fine l'importante è essere ancora qui a
combattere e a divertirci".
Mi è sembrato di notare un certo disincanto nelle vostre canzoni,
dal titolo "La fine delle favole", fino a "Tra la gente" che sembra un po' il
seguito di "Così semplice", ma senza l'happy ending. Tanto per spiegarsi,
parlando della vostra musica, una volta cantavate che era così semplice
"divertirsi con il niente", adesso di gente che rincorre "l'ultimo trend"
che però è già finito.
"Hai colto nel segno e poi stiamo diventando anzianotti e ogni tanto ci
lasciamo prendere la mano dalla malinconia. A parte gli scherzi penso che
alla lunga uno si stanchi di scrivere sempre allo steso modo e questa
volta abbiamo voluto mostrare il lato più duro delle situazioni. All'epoca de
"Il grande bluff" ed in seguito il punk rock in Italia ha avuto una impennata
che secondo noi non era giustificata dal reale valore della musica
proposta, ma era solo una moda come tante. Oggi quel pensiero è diventato realtà e
molti gruppi sono rientrati nei ranghi".
Come mai delle vostre vecchie canzoni avete recuperato proprio
"Alice"?
"A dire il vero è stata più un'idea di Niccolò dell'Agitato, amava quella
canzone ed ha insistito per riprenderla. Il testo di Alice si distacca
nettamente da quelli del disco nuovo ma a noi è sembrato un modo per
ricominciare da dove ci eravamo lasciati. E' come per dire: siamo sempre noi
ragazzi!!!".
Non poteva mancare una canzone sul calcio come "Ragazzo ultras",
che però mi ha un po' sorpreso. "Quelli del calcio", canzone del precedente
album, sembrava un po' più sarcastica nei confronti di chi ha questa, a
volte insana, passione. Qui invece sembra che sposiate di più la causa.
"E' vero, con "Quelli del calcio" prendevamo in giro le persone malate di
calcio (fatto di giornali e televisioni),ma tutti noi amiamo il calcio ed
è inutile negarlo. L'importante come si dice sempre è non esagerare. Questa
volta invece abbiamo speso una parola in favore di tutti quei ragazzi che
sono sempre più spesso facile preda di moralismi da parte dei bacchettoni
di turno. Ultimamente abbiamo assistito a delle brutte scene, ma da qui a
pensare che essere Ultras vuol dire solo quello ce ne passa. E poi ti
immagini la tristezza di una partita allo stadio senza gli Ultras?
Ci racconti la tua passione per Syd Barrett (il pazzo componente dei primi Pink Floyd),
al quale hai dedicato
un pezzo di quest'album e del quale un tempo avete registrato Arnold Layne? A
proposito, la sua foto campeggia sempre sul tuo ampli?
"La passione per Syd Barrett nasce ancora prima che il gruppo si formasse e
di solito quando ne parlo mi lancio in sproloqui interminabili. Ma anche
se potrebbe sembrare distante dal nostro genere la sua musica mi ha sempre
affascinato e più passa il tempo più mi accorgo che il suo genio è stato
grande. Non consiglio mai a nessuno di ascoltarlo perchè è come quei
segreti che vorresti tenere solo per te, ma facendo attenzione alle sue canzoni
troverai non poche cose in comune con i Beatles più strambi e noi tutti
amiamo il beat nelle sue forme più varie. Anche i mitici Senzabenza
scrissero un pezzo su di lui. Il mio ampli è sempre lo stesso e quindi c'è
sempre la foto!!!".
L'estate scorsa avete aperto il concerto di Vasco Rossi in
Calabria. Raccontatemi com'è andata e com'è stato suonare davanti a qualche
centinaio di migliaia di persone...
"Eravamo dei pesci fuor d'acqua ma il pubblico ci ha accolti molto bene e
questa è stata la nostra fortuna. Non ti nascondo che eravamo quasi
terrorizzati all'idea di affacciarci da quel palco, ma dopo pochi minuti la
tensione è sparita e ci siamo divertiti molto. E poi quando mai ci
ricapita!!!".
Avete cambiato di nuovo batterista. Ma alla fine i tre che contano
sono sempre gli stessi. I cambiamenti di line-up vi hanno un po'
condizionato?
"Certo che ci ha condizionato, il processo di composizione in questo modo ne
risente perchè non riesci mai a concentrarti veramente sui pezzi. Inoltre
quando pensi di aver raggiunto il suono che volevi devi ricominciare
daccapo. Non è facile spiegare delle idee che hai sviluppato nel corso di
dodici anni ad un ragazzo che suona con te da poco, è più facile che pensi
che tu sia un pò fuori di testa".
E' vero, siete in giro da 12 anni. Cosa vi aspettate ancora? Quali sono i
vostro obiettivi attuali?
"La pensione! Naturalmente scherzo, noi viviamo ancora questa avventura come
agli inizi, senza nessuna pretesa o grandi ambizioni, ma credo davvero che
non abbiamo ancora espresso tutto quello che abbiamo dentro. Può sembrare
presuntuoso dirlo ma il bello secondo noi deve ancora venire".
Come vedi la scena italiana? Farla a voi questa non è una domanda banale.
In tutti questi anni in giro su e giù
per il paese di gruppi ne avete visti e conosciuti tanti. Mi sapresti dire
cosa è cambiato maggiormente rispetto a quando avete iniziato?
"E' cambiato che oggi a differenza di prima ogni ragazzo che si alza la
mattina va nel negozio di strumenti più vicino e compra un ampli
galattico, e questa facilità di fruire musica, parlo anche e soprattutto di chi non
compra (a ragione forse, visto il prezzo) più dischi e pensa che masterizzare
un cd sia la stessa cosa, autorizza il ragazzo stesso a pensare che
qualsiasi cosa componga con il suddetto ampli valga la pena di essere stampato su un
supporto e venduto. Mi sono sfogato, ma l'arte è arte e va difesa".
E voi, in cosa siete cambiati? Punk rock è una definizione che vi va
stretta o è ancora il modo migliore per descrivervi?
"Ci sentiamo ancora punk rock al cento per cento, ma non ascoltiamo solo
quello e migliorare la scrittura dei pezzi magari utilizzando anche queste
influenze diverse non vuol dire cambiare. Alla fine suonare punk rock per
noi vuol dire anche fregarsene dei clichè e dei luoghi comuni".
Be Nice to Mommy - (luglio 2005)