Liberati da qualunque legame con la realtà o inibizione, i New York Dolls divennero quello che avevano sempre
fantasticato sulla vita all'interno di una band: un favoloso delirio di party, dove la musica non finisce mai, canne, pillole, liquori
e sesso sono sempre in abbondanza e il "purgatorio" del mattino seguente viene bandito per sempre. (...) Malgrado i loro
vestiti di piume e i loro tacchi alti fossero una vera e propria violazione dell'ordine naturale delle cose per molti maschi
eterosessuali, i ragazzi della band sapevano che le ragazze non volevano niente di meglio che andare a letto coi Dolls.
Ogni cosa veniva esasperata, i gesti, i testi delle canzoni, lo sporco R&B che prendeva piede all'interno della loro musica. Così
al di fuori della convenzioni, i New York Dolls riproponevano tutta la tradizione del rock'n'roll semplicemente reinventando ciò
di cui non riuscivano ad impossessarsi, creando un'unica e dislessica approssimazione di
Stones,
Bo Diddley e
Shangri-Las nel
loro altamente idiosincratico stile.(...)
Nella loro fase di gestazione, i New York Dolls fecero esperienza suonando degli show davanti a poche persone nel loro loft al
119 di Chrystie Street. Situato sopra una fabbrica di spaghetti cinesi, il loft divenne presto il loro quartier generale, dopo che
Johnny, Janis, Billy e Sylvain ci si trasferirono. Per sopravvivere la band organizzava delle feste ogni volta che si doveva
pagare l'affitto. Sylvain: "Uno degli amici di Johnny stava alla porta e chiedeva 2 dollari a persona. Janis si occupava delle
luci. Suonavamo nella zona della cucina, che era un paio di gradini più alta. Dietro di noi c'era il frigorifero. C'erano ragazzi
che vendevano droga, ragazze che vendevano sesso e noi che suonavamo rock'n'roll.
Human Being e
Frankestein vengono
proprio da uno di quei party". Senza preoccuparsi del loro futuro e vivendo in una sorta di continua performance, i New York
Dolls svilupparono presto una propria scaletta di canzoni. Oltre a "Frankestein" e "Human Being", anche
"Jet Boy" mosse i suoi
primi passi nel loft di Chrystie Street. Sylvain: "Johnny stava suonando il riff di apertura e io gli dissi: 'Aspetta un minuto',
infilandoci in mezzo i miei due piccoli accordi, che erano un Re e un Sol. La provammo un po' e David disse che aveva
un bel testo da usare. Poi ci aggiungemmo un po di 'Oohhs' e 'Aaahs' di sottofondo". (...)
Prima ancora di avere una propria reputazione, i New York Dolls riuscirono a confondere la critica quando suonarono il loro secondo concerto, il 29 maggio,
in una sala dell'hotel Diplomat. (...) I Dolls non erano certo facili da definire e si guadagnarono due povere recensioni da
parte di giornalisti locali i quali non avevano ancora deciso se si trovavano di fronte ad un happening teatrale o ad una rock band.
(...)
A quel tempo erano davvero pochi i locali dove riuscire ad ottenere un minimo di seguito. Molti dei club che avevano prosperato
durante la decade precedente erano caduti in disgrazia ed anche il
Max's Kansas City, che sembrava il posto migliore dove iniziare
una carriera, considerava i Dolls dei giovani teppisti all'interno della gerarchia che si era andata formando nel firmamento
underground. Come molti altri innovatori, i Dolls furono lasciati da soli ad inseguire la loro strada, un viaggio che li portò a suonare
al
Mercer Arts Center, un teatro di Broadway che ospitava soprattutto commedie e musical. I Dolls erano abbastanza strani per l'agente
che organizzava lì le serate, ma si accordarono per suonare all'interno di uno spazio apposito, in modo da non disturbare
gli altri artisti. Seguendo il linguaggio usato dal teatro, il Mercer Arts Center pubblicizzò il concerto come
"The Dolls of NY",
un titolo che sembrava più adatto ad un musical che non ad una rock band.
Preparandosi al grande evento, la band fece qualche prova in più. Non era questione di essere perfetti, ma solo di affinare quello
in cui riuscivano meglio: rock'n'roll per alienati, rozzamente puntualizzato dal cavernoso basso di 'Killer' Kane e dal drumming flinstoniano
di Billy Murcia. Probabilmente il miglior musicista del gruppo, Sylvain Sylvain aveva il compito di resuscitare le melodie dietro ai riff
spezzati di Johnny Thunders, mentre le parti vocali di David Johansen erano rigorosamente senza
filtri di sorta. (...)
Come più tardi lo stesso David Joahnsen disse al magazine
Circus: "Cominciò tutto al Mercer Arts Center.
Aprivamo per i
The Magic Tramps, ma fummo così bravi che la gente si mise a fischiare i Tramps fino a
fargli lasciare il palco, così aprimmo e chiudemmo noi il concerto". Dopo il successo di quella serata, la band
ebbe facile accesso alla più larga sala dell'
Oscar Wilde, dove ottenne un contratto per diciassette settimane come
resident-band del martedì. (...)
Presto ognuno cominciò ad avere un'opinione sui New York Dolls.
Lou Reed pensava che fossero carini,
Andy Warhol li andò a vedere così come
David Bowie e
Alice Cooper, la cui ragazza, la
modella
Cindy Lang, iniziò pure una storia con Johnny Thunders, mentre il manage di Cooper,
Shep Gordon,
mostrò interesse per la loro carriera. Anche il manager di
Rod Stewart,
Billy Gaff, provò a
fare qualche offerta economica alla band, ma tutto andò in malora quando lui rimediò loro un concerto di
supporto a Long John Baldry a Long Island. Malgrado Gaff avesse addirittura fornito una limousine per portarli
al concerto, i Dolls passarono la giornata a farsi di acidi e alcool ed arrivarono troppo tardi e troppo fatti
per suonare.
Notizie dei Dolls cominciarono a circolare sulla stampa locale e stavolta non si facevano errori sulla loro
provenienza, come scrisse
Ed McCormack per il magazine
Andy Warhol’s Interview: "Sul palco, nella sala Oscar
Wilde del Mercer, hanno dato vita ad un’energia futuristica che ha spinto la gente ad alzare le chiappe e
ballare. Il cantante, che assomiglia alla sorellina magra di Mick Jagger, se ne stava lì a gesticolare con
quella tipica espressione di adolescente frustrato a cantare queste canzoni rock’n’roll da teenager sotto
tortura”. (…)
Per un gruppo senza contratto discografico fu abbastanza un colpo quando il corrispondente newyorchese di
Melody Maker,
Roy Hollingworth, venne ad intervistarli accompagnato da un fotografo,
Lee Black Childers. L’articolo che ne uscì, insieme alle foto scattate nel loft di Johnny Thunders,
ebbero un grosso impatto sui lettori inglesi della rivista su quanto stava crescendo a Gotham City.
Mentre si attiravano le simpatie di artisti e musicisti, i Dolls svilupparono una buona audience anche fra i
ragazzi di Queens, Bronx e Brooklyn, che cominciarono a seguirli come se fossero la squadra locale. Da
quando si erano attirati questa nuova forma di adulazione, gli unici cambiamenti che c’erano stati avevano
visto il loro timido chitarrista suonare per la prima volta guardando in faccia il pubblico e dietro di
loro, la comparsa di un tecnico del suono e factotum,
Peter Jordan. Quello di cui i Dolls avevano
bisogno era qualcuno che potesse rappresentare i loro interessi, qualcuno che poteva fare in modo che il
party diventasse più grande e più bello.
Marty Thau, o “il magnifico Thau” come era conosciuto nel giro del music-business di New York,
era in un periodo espansivo. Per celebrare la sue decisione di dimettersi da capo della
A&R alla
Paramount
Records per aprire un’etichetta di soli singoli, lui e la moglie Betty erano arrivati in città.(…)
Imbattutisi in un flyer che annunciava un concerto dei New York Dolls andarono a vederli e non appena la
band terminò il suo set, nella testa di Marty cominciò a balenare l’idea di dar vita alla sua nuova label
iniziando proprio con loro. “Erano capaci di grande intrattenimento, erano visuali, animati e pieni di vita,
ma suonavano quasi scordati. Non erano grandi musicisti, ma sembrava che la cosa non avesse molta importanza.
Stavo quasi per andarmene, quando ho pensato: okay, torniamo indietro, voglio parlare a questi ragazzi”. (…)
Così si organizzò un incontro per le settimane successive al Max’s Kansas City.
Capitolo 2: "Cursed, Poisoned and Condemned" (parte 2)