Johnny Thunders: In Cold Blood

Capitolo 1: "A Juke-Box Made of City"

Prima che gli anni cinquanta morissero, le giacche di pelle si tinsero di oscuri disegni sulle spalle, come bandiere pirata che avvertivano chi guardava quando era dalla parte sbagliata della città. Le mazze da baseball sventolavano nei vicoli, dove dietro l’ombra qualcuno suonava un pezzo di Paul-and-Paula. I drive-in erano diventati il perfetto ritrovo per sesso veloce, pop-corn e cinema di serie B e Sal Mineo aveva trasformato le felpe con il cappuccio in una forma d’arte.
Nei dintorni della città, dove l’avorio era ancora il colore del sapone e non del manico di un coltello a scatto, un ragazzino dai capelli neri stava sdraiato a letto ad ascoltare, quando avrebbe dovuto dormire, la musica che proveniva dalla stanza di sua sorella. Il romanticismo e la disperazione giovanile di Shangri-Las, Crystals e Angels entrarono a far parte dei suoi sogni. “Sono cresciuto ascoltando musica. Mia sorella Mariann aveva cinque anni e mezzo più di me e le piacevano tutti questi gruppi di ragazze, ecco come ho sentito tutta quella roba”.
John Anthony Genzale nacque nel Queens, uno dei sobborghi di New York, il 15 luglio del 1952, un miscuglio di seconda generazione dalle origini napoletane e siciliane. Suo padre, Emil, avrebbe dovuto esserne orgoglioso, ma era molto più orgoglioso del suo fascino di sciupafemmine e lasciò sua moglie Josephine ad occuparsi della famiglia. Mariann Bracken: “Vivevamo a East Elmhurst, nel Queens. Noi tre, mia madre, Johnny ed io. Mio padre era un donnaiolo e se ne andò che Johnny era ancora un neonato. Non abbiamo praticamente più avuto contatti con lui. Non ha mai dato a mia madre nessun tipo di aiuto economico e mentre lei lavorava, io mi occupavo del piccolo Johnny. Era una vita dura, ma Johnny aveva tutto”. Eccetto una chitarra. All’età di quattro anni John Genzale vide alla televisione Elvis Presley interpretare quello che era la ribellione e decise che la cosa faceva per lui. Non dovette insistere molto per convincere la madre ad acquistare una piccola chitarra giocattolo di plastica ed anche se dalle corde non usciva alcun tipo di melodia, si sentiva soddisfatto. Un anno più tardi ebbe i suoi primi problemi con la legge e il suo primo successo di fronte ad un’audience. Mariann: “Doveva togliersi le tonsille ed aveva pianto e strillato per tutto il percorso fino all’ospedale. Entrammo da una porta e lui uscì dall’altra. Un agente di polizia lo riportò indietro. Malgrado dovesse passare solo una notte in ospedale e tornare a casa il giorno dopo, eravamo preoccupate. Quando tornammo a prenderlo, le infermiere ci dissero che aveva passato tutta la notte con loro ad imitare Elvis Presley!”. (…)

Fu il baseball a tirar fuori da Johnny le prime energie. Anche se era piccolo, era forte e veloce abbastanza per essere ammesso nella squadra del quartiere. “Giocavo a baseball dalle otto della matina alle otto di sera e mi piaceva da morire”. I Queens, dopo tutto, ospitavano lo Shea Stadium, dove il leggendario Mickey Mantle, l’eroe sportivo della giovinezza di Johnny, portò alla gloria i New York Yankees. Mentre la carriera scolastica di Johnny Genzale andò avanti fra brutti voti e cattivi “report” che lo inseguirono dalla Our Lady of Fatima a Jackson Heights fino al New Town High, la sua passione per il baseball rimase qualcosa in cui eccellere. Scoperto dai Philadelphia Phillies e da altre squadre inclusi i Boston Red Sox all’età di 13 anni, poteva aprirsi per lui un futuro nello sport, se non fosse stato per una regola fondamentale della Little League che prevedeva l’inderogabile presenza del padre della giovane speranza. Johnny Thunders avrebbe rivelato più tardi di aver lasciato il baseball dopo che un allenatore gli aveva chiesto di tagliare i capelli, evitando non la verità, ma almeno la sua principale ferita. Mentre il baseball perse una star, il rock’n’roll ne guadagnò una di rimbalzo quando Johnny scambiò la sua mazza da baseball con un basso. Mariann Bracken: “Dopo che non poteva più giocare a baseball, iniziò subito a suonare la sua musica. Formò una band con altri ragazzi nei primi anni del liceo. Io lavoravo in una piccola società di catering e loro suonavano ad alcune feste. Mia madre dice che a quel tempo Johnny lavorava anche al negozio di dolci all’angolo, ma l’unica cosa che mi ricordo che facesse era suonare”. (…) Nell’inverno del 1967, il primo gruppo di Johnny, chiamato The Reign, entrò negli Associated Studios di New York per registrare una canzone dalle venature pop-psichedeliche, intitolata “Zippered Up Heart”. Il piccolo Johnny Genzale era accreditato come chitarra solista, insieme al vocalist Don Bruce, il batterista John Pisapia, il tastierista George Boyd e il bassista Frank Sardelis. (…)

Mentre lo aspettava un posto alla Bryant High, una regolare scuola del quartiere, Johnny convinse sua madre ad iscriverlo ad un istituto privato chiamato Quintanos. Situato vicino alla Carnegie Hall e facilmente raggiungibile da Central Park, Quintanos preparava i suoi studenti al successo nel mondo dell’arte. (…) Fu in quel periodo che Johnny cominciò a frequentare il Nobodys’ Bar in Bleecker Street, uno dei posti dove suonavano le band inglesi di passaggio in città, e il Fillmore East, rinomato per i suoi concerti rock.
Era un bel viaggio dalle loro rispettive case a Long Island, ma la strada fino a New York City significava l’inizio del fine settimana per Jenny Cafasso e sua cugina, Gail Higgins Smith: “Quando il Fillmore East aprì a New York, andavamo lì tutti i sabato sera. Fra un concerto e l’altro passavamo il tempo nella lobby, dove stava sempre Johnny insieme ad un gruppo di altri ragazzi. Era il 1967, quando vivevo a Jackson Heights. Non mi ricordo come accadde che lui venne da noi, ma mi ricordo che alla fine di una serata lui e Janis erano seduti sul pavimento a parlare ed iniziarono una romantica relazione. Noi tre andammo insieme anche in California e dopo quella volta, io e Janis ci trasferimmo a San Francisco. Ma non c’era un gran vita notturna lì e così facemmo ritorno a New York, trovammo un appartamento nell’East Village e ci trasferimmo tutti e tre lì. Io lavoravo in un negozio, il Gimbel’s. Janis lavorava? Johnny lavorava? Non mi ricordo di nessun lavoro mentre stavamo lì, ma alla fine racimolavano sempre i soldi per l’affitto. Mi ricordo le litigate fra Johnny e Janis, con lei che andava e veniva dall’appartamento, ma a parte queste piccole pazzie, fu molto divertente. Di solito andavamo tutti a trovare i nostri genitori e tornavamo con delle buste piene di roba da mangiare. Johnny portava delle enormi bistecche, ma dovevamo essere svelte a mangiare perché sarebbe stato capace di farsi fuori tutto. Di solito se ne stava nell’altra stanza con il suo basso e cercava di cantare e suonare. La prima canzone che scrisse fu Dirty Dusty Dungarees. Andammo a Coney Island doveva avevano questi piccoli posti per registrare e dicemmo: ‘Okay, entriamo e facciamo un disco’. Lui cantò Dirty Dusty Dungarees e poi cantammo insieme The Duke of Earl”. (…)

Gail Higgins Smith: “Io, Johnny e Janis eravamo grandi fan del rock’n’roll. Andavamo ovunque fosse possibile vedere una band di rock’n’roll o incontare gente con la stessa passione. Andammo al Newport Jazz Festival e finimmo a chiacchierare bevendo birra con Rod Stewart. Incontrammo Janis Joplin e gli Mc5, che erano gli eroi di Johnny. Era così eccitato quando conobbe Keith Richards. Avrebbe parlato di lui per tutto il tempo. Lo incontrammo in un bar fra la Quinta e la Tredicesima strada. Gente come Jagger, Richards e Lennon andavano lì regolarmente ed una sera c’era proprio Keith Richards. Ci sedemmo al sua tavolo a chiacchierare. Johnny era solito dire: ‘Voglio diventare una pop-star, voglio essere come Keith Richards’. Comprò perfino lo stesso pacchetto di sigarette di Keith”.
Nel 1969, Johnny e la sua ragazza (quasi certamente Janis Cafasso) fecero un viaggio di tre mesi in Inghilterra per andare a vedere di persona la scena musicale di quel paese. Sfruttando dei pass per la stampa rubati, andarono a vedere un sacco di concerti, ma il vero evento della loro vacanza fu vedere i Tyrannosaurus Rex al Roundhouse, proprio nel periodo in cui Marc Bolan passò dalla chitarra acustica a quella elettrica. Johnny tornò a casa pronto ad intraprendere un futuro nel rock’n’roll. (…) Alla fine degli anni sessanta, Central Park non era più il luogo di ritrovo per sperimentazioni hippy. Nel 1991, Jerry Nolan raccontò al Villane Voice: “Fra le centinaia e centinaia di persone che stavano lì, Johnny e Janis erano inconfondibili. Li potevi vedere lontano dieci miglia. Lei sembrava una bambola, coi capelli rosso fuoco e gli zatteroni ed un sacco di colori addosso. Lui metteva scarpe coi tacchi alti ed aveva quello stile di taglio dei capelli alla Rod Stewart”. (…) Originario di Brooklyn, Jerry Nolan aveva vissuto nelle basi militari di Oklahoma e delle Hawaii, dopo che sua madre aveva sposato un militare. All’età di dieci anni, Jerry e sua sorella andarono a vedere un concerto di Elvis. (…) Dopo che un giovane soldato di colore gli insegnò i primi rudimenti di batteria, Jerry mise in pratica tutto quello che aveva imparato ad un concorso per giovani talenti in Oklahoma, il che gli consentì di guadagnare molto rispetto fra i compagni di classe. “Cambiò la mia vita. Non mi vergognavo più. Finalmente riuscivo a fare qualcosa di buono”.(…) Se Nolan era abbastanza sicuro del proprio futuro, Arthur Kane, un biondo del Bronx, e il suo amico George Fedorcik erano più speranzosi che certi di riuscire, ma restarono ugualmente impressionati dal senso dello stile di Johnny. George: “Di solito vedevamo Johnny al Fillmore ogni volta che suonava una band inglese. Eravamo totalmente coinvolti dalla scena inglese, gente come Stones e Yardbirds. Non parlavamo mai con lui, ma lo salutavamo sempre. Forse per il modo in cui si vestiva. Pensavamo che fosse il tizio più fico del mondo”. Comunque sia, il nocciolo nascente dei New York Dolls prese vita quando Johnny cominciò a provare con Sylvain Sylvain e Billy Murcia. Non gli fecero neanche un’audizione per suonare il basso, Syl e Billy lo consideravano già una leggenda locale. Sylvain: “Era il periodo in cui uscì il film Gimme Shelter. Io e Billy amavamo quel film, e Johnny ci compariva. Si vede lui, sulle spalle di un amico, nella sequenza in cui le luci si accendono sul pubblico e Mick Jagger dice qualcosa come: ‘New York, fatevi guardare ora!’. Lo guardavamo una volta al giorno e dicevamo: ‘Hey, quello è il sfottuto tizio con cui andavamo a scuola insieme!”. (…)

Dopo aver trovato e perso un posto su Avenue A, Johnny passò un periodo al Chelsea hotel, prima di tornare a vivere con Janis. Come se la loro vita non fosse abbastanza pazzesca, trasformarono il loro nuovo appartamento sulla 14ma strada in un piccolo zoo. A parte i cani di Johnny, Pretty Girl e Onion, presero anche un serpente ed un cucciolo di scimmia. (…) Johnny cominciò a guadagnare qualche dollaro vendendo acidi e erba. Cominciò a fare uso di Lsd quando si accorse che il potetene allucinogeno gli faceva perdere le inibizioni e fu in questo periodo che cominciò a frequentare Arthur Kane. Gail Higgins Smith: “Mi ricordo che andavamo al Nobody’s e c’era sempre Arthur con questi enormi stivali a zatterone. Sembrava una versione bionda di Frankestein”. (…) Arthur e George Fedorcik erano appena tornati da Amsterdam dove avevano cercato di mettere in piedi una band con scarsi risultati. Tornati in città, Arthur aveva trovato lavoro alla compagnia dei telefoni, George in un ufficio postale. (…) Fedorcik cominciò a farsi chiamare Rick Rivets ed una sera, proprio mentre cercavano di rubare una motocicletta, notarono Johnny fuori da una pizzeria in Bleecker Street e decisero che era venuta l’ora di parlarci. Arthur: “Eravamo dall’altra parte della strada e io dissi: ‘Okay, ecco quel ragazzo, perché non ci parliamo e vediamo cosa succede?’. Andai da lui e dissi: ‘Ho sentito che suoni la chitarra, o il basso, o qualcos’altro, vogliamo metterci insieme?”.
L’indecisione di Arthur Kane sullo strumento suonato da Johnny fu più profetica di quello che si sarebbe potuto pensare. Nonostante Johnny si presentò alle prove con il suo basso, era già convinto di voler provare la chitarra ritmica. Dopo un paio di sessioni di prova, Arthur decise di fare a cambio con lui. (…) Dopo essersi fatto per chiamare per un po’ di tempo Johnny Volume, cambiò il nome in Thunders in onore del cowboy protagonista dei comic DC, “Johnny Thunder – Mistery Rider of the Wild West”. Con un batterista in prova affittarono per un po’ una sala prove, mettendo su un repertorio di classici di Yardbirds, Chuck Berry e Rolling Stones. Seguendo i consigli di Thunders, il loro batterista originale fu sostituito da Billy Murcia e la band cominciò a provare nella cantina della famiglia di Billy. Visto che le capacità di Johnny miglioravano, Rick Rivets passò alla chitarra ritmica, lasciando a Thunders il ruolo di solista. (…)
Visto che Johnny sembrava più interessato alla chitarra che a fare il front-man, la band cominciò a valutare dei candidati e trovò David Johansen. Prodotto di una famiglia cattolica di Staten Island, con un padre assicuratore di origine norvegese ed una madre irlandese, (…), Johansen gravitava nell’orbita dell’underground artistico e si era trasferito in un appartamento sulla Sesta strada insieme ad un’ex modella di nome Diane Poluski. Protagonista della scena di Andy Warhol, la Poluski aveva interpretato la parte della sorella incinta di Holly Woodlawn nel film Trash ed aveva introdotto David fra alcuni partecipanti del mondo di Warhol. Tutto questo fino a quando non ricevette una telefonata di Billy e Arthur. David Johansen: “C’era un ragazzo colombiano che viveva nel mio palazzo ed era amico mio e di Billy. Fu lui a dirmi che questi ragazzi cercavano un cantante per la loro band. Un giorno Billy e Arthur bussarono alla mia porta. (…) Avevano tutti e due questi enormi stivali ed erano vestiti come Marc Bolan. Pensai subito, che coppia di pazzi!”.
(…) Fu alla fine del 1971 che la band cominciò ad usare il monicker di The Dolls e fu Arthur ad aggiungere il prefisso New York: “Volli aggiungere la parola New York, perché a quei tempi alla radio e alla televisione si sentiva parlare dei New York Jets, dei New York Yankees, dei New York Vets, e pensai che avremmo avuto un immediato successo locale se ci fossimo chiamati The New York Dolls. Inoltre suonava molto come un titolo da show di Broadway degli anni trenta”.
Quando Sylvain fece ritorno dall’Europa rimase colpito dal fatto che la band stava facendo progressi senza di lui e che soprattutto aveva adottato il nome che lui aveva suggerito. (…) Sylvain non partecipò allo show di debutto (…), ma poi finì col prendere il posto di Rick Rivets. Johnny: “Rick Rivets cominciò a cazzeggiare, ad arrivare tardi alle prove e cose del genere, così lo cacciammo e prendemmo Sylvain”.

Capitolo 2: "Cursed, Poisoned and Condemned" (parte 1)

 

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