Sarà che a noi ci ha rovinato Tomas Milian, come mi ha detto una sera il chitarrista di
una influente band della capitale, o magari è colpa di Alberto Sordi, chissà. Fatto sta
che alla favola del romano pigro, indolente e un po' coatto, finiamo per crederci anche noi,
che qui ci siamo nati e dovremmo sapere che sotto questa patina di fancazzismo spesso
covano autentici incendi. E così mi sono ritrovato a pensare che una bella fetta delle band
che hanno girato a vario titolo nel mio stereo nell'ultimo anno, provengono da sotto casa.
Se ne è accorto anche Rumore che qui succede qualcosa, ed è anche merito degli Intellectuals e
del loro nuovo disco appena uscito in vinile e cd per la Hate. Guitar_boy e Drum_girl, al secolo
Francesco ed Elena, sferragliano un punk-blues capace di unire una sana voglia di fare casino con
la cattiveria più pura. E stavolta dalle tracce esce intatta l'energia che ci mettono quando suonano
dal vivo. Ne parliamo con loro.
Ho assistito al vostro esordio al Sonica, piu' di quattro anni fa, di spalla ai Dixie Buzzards.
Fu uno spettacolo salutare. Già allora avevate chiaro il vostro progetto o era una specie di
tentativo divertente?
D_girl: "Molto chiaro; era un anno che provavamo insieme. Per tirare fuori qualcosa di interessante
bisogna affinare il feeling. Oramai suonando da svariati anni mi sono accorta che praticamente sta
tutto li! Non è la tecnica, non il numero dei musicisti della band (anche perché sennò ero fottuta!)"
G_boy: "Ma… insomma quel concerto è stato l’esordio e alla fine di cose ne sono cambiate… quindi
se anche avessimo avuto le idee chiare adesso ne abbiamo altre!"
Qual è stata comunque la molla che vi ha spinto a metter insieme un duo in epoca decisamente non
sospetta? Una band in particolare? O la convinzione nella bontà di una scelta così minimalista?
G_boy: "Un po’ di tutto, l’idea di base era suonare sporchi e minimali, sotto l’influenza di cose che
ascoltavamo già da tempo, In The Red e Crypt per intenderci… e poi in tutta sincerità
non volevamo un
bassista funky o chitarristi metallari fra le palle! Non è facile trovare gente affine per gusto
ed attitudine, non volevamo perdere tempo a mettere su una band ‘regolare’ e così abbiamo pensato
che alla fine era meglio andare avanti da soli… era anche più divertente!"
D_girl: "Già non volevamo telefonare più a nessuno per decidere il giorno delle prove o le
date dei concerti. Ahhh che semplicità!"
Non sai quanto ti capisco. E' passato comunque molto tempo dal vostro debutto discografico, che fu
il 7" su Hate. Come mai? Lunga gestazione o mancanza di opportunità?
G_boy: "Dimentichi che in mezzo sono usciti una cassetta live e lo split singolo su Vida Loca,
comunque in parte è vero quello che dici, abbiamo lavorato tanto sui pezzi del disco, soprattutto in
fase di ‘scrittura’, abbiamo fatto diversi demo e alla fine di una ventina abbondante di canzoni ne
abbiamo scelte 16, poi la registrazione è stata una roba abbastanza veloce, meno il missaggio e
la masterizzazione. Lo abbiamo lasciato riposare per un po’ per essere sicuri che fosse come
volevamo (o perlomeno non troppo distante da come lo volevamo) e così tra una cosa e l’altra
il disco è uscito con un certo ritardo…"
D_girl: "In realtà i pezzi non mancano anzi continuiamo a scrivere canzoni in continuazione in
modo da avere sempre molto materiale tra cui scegliere quando poi si pone l’opportunità… ma siamo
dell’idea che è sempre meglio concentrarsi su poche uscite cercando di stampare solo le cose più
significative".
Veniamo al nuovo disco. Raccontateci dove, come e con chi lo avete realizzato e se soddisfa in pieno
le vostre aspettative.
D_girl: "Lo abbiamo registrato in una cascina dove registravano i Mojomatics; in terra leghista!!
Matt ci ha registrato in un paio di giorni in maniera molto veloce, mentre per il missaggio ci sono
stati un po’ di problemi, forse ci conoscevamo poco, ma alla fine insieme lo abbiamo finito!
Probabilmente la batteria è un po’ bassa, ma è stata una scelta di tipo ‘stilistico’ non volevamo
correre il rischio di averla sopra a tutto in stile ‘rock italiano’! Adesso che è uscito pure il
CD poi sono più contenta. Un sacco di gente che non ha il piatto può sentirci. Basta snobbismi
da vinyl maniac!".
G_boy: "Abbiamo deciso di registrarlo all’Outside/Inside di Matt, perché avevamo sentito un loro
demo e ci piaceva. Pur sapendo che il nostro suono è piuttosto diverso alla fine abbiamo deciso
che era meglio cercare di fare qualcosa con una persona che è più vicino a quello che fai che non
in uno studio freddo e lontano dal nostro stile. Abbiamo usato un 8 piste a bobina ed altro materiale
analogico e abbiamo pure missato in mono! Siamo coscienti che ai più sembrerà un lavoro ‘lo-fi’,
ma secondo me quando si registra un disco c’è sempre qualche cosa che non và, difetti o cambiamenti
insapettati rispetto a l’idea che uno ha in testa, così tanto vale avere tutto il più possibile
sotto controllo e se qualcosa non è perfetto perlomeno è stata una nostra scelta! Comunque siamo
soddisfatti, forse qualcosa poteva dare di più, ma sono incognite che fanno parte del mistero
di registrare in poco tempo e con pochi soldi!".
Nell'album ci sono tre cover, di band assai distanti fra di loro, come i Ramones (fra l'altro è
un verso proprio di "Commando" a dare il nome a questa fanzine), gli Angry Samoans ("Right Side of My
Mind") e i Kinks ("Gotta Move"). Perché
la scelta e che cosa hanno significato per voi queste band al punto da includerle in scaletta?
D_girl: "Tanto. Sono 3 band fichissime come tante altre storiche che adoriamo… le nostre
versioni sono atti d’amore".
G_boy: "Alla base della scelta delle cover c’è però un fatto pratico, non abbiamo molta
dimestichezza nel rifare i pezzi di altri gruppi, di fatto abbiamo iniziato suonando da subito cose
nostre. Però poi durante il cazzeggio delle prove c’è sempre la parentesi in cui per caso esce fuori
un riff conosciuto, ma se provando non esce fuori qualcosa di interessante lasciamo subito perdere.
Non cerchiamo a tutti i costi di fare una cover se non funziona con il nostro modo di suonare.
Quindi quelle tre sono quelle che da subito ci hanno elettrizzato nel rifarle, è solo una questione
di istinto… ma sono anche tre grandi pezzi che in un certo modo ritagliano buona parte dei nostri
gusti musicali".
Parliamo delle canzoni del disco: lo definite fake english, ma sembrano proprio delle storie
vissute, dall'isolamento di "I'm a donut in pack of 12", alle similitudini mutuate dal baseball di
"Homer", agli amori in "coma" di Obsession is a Green Light. Qualche aneddoto particolare su come e
perché sono venute fuori questa canzoni?
D_girl: "Sei molto carino a dire queste cose, anche a me piacciono molto questi testi! Ho insistito
io per metterli sul foglio interno dell’album… E’ Guitar_boy che è timido!".
G_boy: "Mhhh… si in realtà non ero convinto di mettere i testi delle canzoni perché, non sono
mai sicuro di quello che faccio! In realtà il significato di fake english è legato al modo con cui
vengono fuori i testi delle canzoni, per mesi cantiamo suoni sconnessi, parole messe lì a casaccio o
poco chiare, poi quando dobbiamo registrare ci mettiamo li di impegno ad aggiustare quell’accozzaglia
di parole!! Ed incredibilmente senza stravolgere nulla viene fuori un qualcosa di sensato o comunque
di poetico, la nostra è una scrittura beat! Si basa sul flusso di coscienza!!! Ah AH!! Non lo so…
nessuno di noi due ha dimestichezza con l’inglese, ma d’altra parte il suono stesso delle parole è
uno strumento così importante che non possiamo rinunciare ad usarlo, quindi di fatto non so perché è
uscito fuori il testo di ‘Obsession…’ è solo partito tutto dalla prima frase! Poi ci è venuta in
mente questa immagine di una sala d’ospedale e la lucetta verde della macchina che fa ‘biiiiip’ e
questo tizio che si innamora di questa in coma. ‘Homer’ è un nostro stupido omaggio ad uno degli
sport che amiamo di più, il baseball, non che siamo dei super esperti ma ci piace proprio guardarlo
e quando fa bel tempo andare all’acquacetosa a fare picnic sugli spalti…".
Il vostro rapporto con la politica. C'è un brano contro la guerra, niente affatto banale
(C.F.B.O., Consumers, Freedom, Business, Oil): tutti vogliamo la pace, ma anche una macchina nuova.
Cosa vi ha spinto a scriverlo?
D_girl: "La politica è parte integrante della nostra vita, che vuoi, non siamo dei molluschi".
G_boy: "Vengo da una famiglia dove la politica era tutto, genitori sindacalisti e nonni
anarchici, ho passato l’infanzia assistendo alle riunioni di partito e per anni sono stato un
attivista, poi ho perso un po’ la ‘passione, e soprattutto la voglia… ma ho mantenuto comunque
fede allo spirito che mi hanno tramesso i miei stessi genitori che comunque non prescinde da una
sana autocritica. Sulla guerra non ho molto da dire… penso che la questione in Iraq faccia parte
di un sistema che ha nella guerra un elemento imprescindibile, sia economicamente che politicamente,
di fattto le guerre non terminano mai. Esprimerci contro la guerra quindi significa per noi anche
dire che non crediamo in questo capitalismo di conquista. Ma è anche una cosa del tutto personale,
non ci sono slogan, anzi c’è la consapevolezza che viviamo in una contraddizione continua…".
La parola "punk". Esprime ancora qualcosa, o è ora di metterla definitivamente in pensione?
D_girl: "Ma in pensione ci vada chi ha massificato il Punk! L’attitudine Punk è sempre ciò che
rende una band migliore".
G_boy: "Ma diciamo che forse esprime un po’ troppo!! Francamente non me ne frega un cazzo di chi
e cosa sia punk, ormai mi sono abituato a ‘scappare’ dalle parrocchie musicali, se per punk ormai
si intende merda, beh gliela lascio volentieri!".
In With My Pills dite di odiare la vostra città e la vostra scena. Ma alla fine che cosa e quali
band vi piacciono della scena romana?
D_girl: "Boh... c’è troppa cazzo di ipocrisia. Ma quando mai dici quello che pensi veramente, senza
paura di creare chissà quale casino? Comunque qualche bel pezzo ce l’hanno quasi tutte le band di
Roma… però vedi poi mi tocca leggere interviste ai più ‘affermati’ che spingono solo micro-band amiche
che sanno che non entreranno mai in competizione con loro… anche perché fanno cagare. Poche ciance i
Taxi so' bravi, le Motorama sono brave, i Cosmonauti mi fanno due palle cosi!!! (tanto per citare i
più famosi)".
G_boy: "Ma innanzi tutto devo dire che il testo della canzone è volutamente
esasperato, parla di una persona che non sta bene con l'ambiente che lo
circonda e vuole isolarsi fino a scomparire, uno stato d¹animo che in molti
possono aver vissuto e non è la fotocronaca della scena romana. Detto questo
che devo dire? Io mi sento diverso da quello che vedo in giro, certo a fare
un unico calderone punk-rock'n'roll siamo in tanti, ma poi sotto sotto io
vedo che ci sono delle belle differenze, non è un caso che tutte le volte
che è uscita fuori la questione 'Roma' noi non c'eravamo mai, almeno fino
adesso, e poi non mi interessano le questioni del tipo 'la migliore band
della città che ti spacca il culo', discorsi che invece ho sentito uscire
fuori qua e là. Non mi interessa questo atteggiamento 'gangsta-punk', ho
sempre immaginato la 'scena' come qualcosa di vivo capace di inglobare cose
diverse, ma non mi pare una cosa realizzabile. Le scene e scenette nostrane
nascono su circoletti di amici che definiscono stili e modi di vivere,
parlare, vestirsi, assomigliano di più alla comitiva del muretto che non a
qualcosa che vagamente ha a che fare con un movimento musicale, una
espressione della città. Forse è anche una cosa naturale,
probabilmente divertente, ma totalmente fine a se stessa.
La maggior parte dei gruppi a Roma li trovo un po' così-così, non che
facciano schifo, tutt'altro, ci sono parecchie buone band, ma la situazione è
un po' stantia e c'è chi ancora ripete cose che hanno fatto e detto in
tanti, anzi in troppi, e lo fa pure con una certa presunzione. Alla fine non
ci sono cristi è una questione di affinità, di stile. Comunque per fare dei
nomi meno noti direi Cactus con cui abbiamo diviso un paio di belle date
fuori Roma e Felt Ups che sono ragazzette niente male! Ho trovato molto
divertenti anche i Viv Prince Experience dal vivo. Insomma di cose ce ne
sono, forse manca un ambiente che riesca a valorizzarle tutte con lo stesso
entusiasmo".
Orgogliosi dell'interesse mostrato da Rumore, con tanto di piccola intervista? Merito di Bugo che si
faceva fotografare con la vostra maglietta, o Sorge si è accorto di voi da solo?
D_girl: "Ah, ah. Sorge ha un po’ esagerato su quella recensione! Non mi sembra di fare ‘urla
ferine’! Comunque ha fatto tutto da solo sono rimasta a bocca aperta quando l’ho letto".
G_boy: "Assurdo! Il disco è uscito in ottobre e a dicembre ancora non ne parlavano… francamente
ho pensato che non gliene fregasse nulla del nostro r’n’r da 4 soldi… e invece! Non credo che a
Sorge interessi che maglietta indossa Bugo e poi stiamo parlando di una foto uscita un paio di anni
fa, non penso sia così importante… ovviamente sono molto orgoglioso di come stanno andando le cose
e tutto sommato penso che ce lo meritiamo!".
Parlatemi di Satanone, il vostro gattone protagonista del fotoromanzo incluso nel disco. E' proprio
così cattivo?
D_girl: "Satanone gatto mammone. Si è il re del quartiere e la nostra principale fonte di ispirazione.
Gli piace dormirci in faccia e se la comanda ‘na cifra. Lo stra–amiamo".
G_boy: "Ultimamente è stato soprannominato, Lagnone, Draculone, Ribellone, Scappone".
Domanda finale per Guitar Boy: ricordo di aver letto che hai una predilezione per le chitarre a basso costo.
Ci parli un po' dei tuoi strumenti?
G_Boy: "Ma in realtà ho solo un paio di chitarre, più una Mustang del ’77 che non uso mai, avevo una
Danelectro nuova che ho rivenduto… adesso ho una Hofner ‘Galaxie’ del ’68 che però uso soprattutto
per registrare perché dal vivo è un po’ troppo confusa, và benissimo per i pezzi più blues perché
ha un suono veramente pastoso, ma dal vivo sto usando sempre una Univox ‘Tempo’ anch’essa del ’68.
L’ho comprata su ebay 4 anni fa pagandola 180 dollari, tempo dopo l’ho portata ad aggiustare e ho
scoperto che monta due vecchi magneti Gibson DeLuxe che valgono una cifra e quindi non so adesso
se posso ancora dire che uso chitarre da poco!!! In realtà mi piacciono gli strumenti vecchi e non
avendo soldi per permettermi quelli ‘vintage’ mi accontento di chitarre che semplicemente hanno
un po’ di anni sulle spalle, trovo che i materiali siano migliori non tanto per la qualità quanto
proprio per il suono che ne esce e che è perfetto per quello che facciamo! Non potrei mai usare
una cazzo di Ibanez! Certo soprattutto dal vivo sono spesso un po’ problematiche, ma stiamo parlando
di un genere musicale che non dovrebbe guardare troppo a ‘ste cose… AH! E poi sono più belle!".
Domanda finale per Drum Girl: posso sapere perché te ne sei andata dalle Motorama fra l'altro dopo
aver fatto un disco bellissimo?
Drum_girl: "Come spesso succede nelle band molto legate, quando finisce è come in una storia
d’amore, casini, paure, scazzi. Ma per fortuna l’amicizia c’è e resta forte. Loro hanno continuato
con una determinazione che io non avevo più, sarebbe stato un disastro se fossi rimasta, controvoglia
con loro. Quindi è un bene per tutte e tre! Come Drum_girl mi sento meglio che come Front_girl!
Per quanto riguarda ‘No Bass Fidelity’ per me è stato l’epilogo di una storia di 7 anni… e le belle
recensioni che ha avuto sono frutto anche del mio lavoro, cazzo!!".
Be Nice to Mommy - (marzo 2005)