Non sono passati neanche due mesi dal grande allarme dell'ecstasy in discoteca e da tutti quei deliranti articoli di giornale sulla voglia di autodistruzione dei giovani d'oggi e dei loro cattivi maestri. La DROGA ha ancora un impatto fortemente emotivo sull'opinione pubblica e sui genitori (anche quelli che hanno fatto il '68 o il '77 o che cazzo ne so io) e basta nominarla per innescare il coro degli: "Al lupo! Al lupo!". Eppure è un dato di fatto incontrovertibile: la principale causa di morte per i giovani fra i 20 e i 30 anni sono gli incidenti stradali, altro che droga. In Italia si muore molto di più per incidenti sul lavoro e per malattie legate all'alcolismo, ma nessuno si sogna di dire che bisogna proibire il lavoro o il vinello. Anzi, i partiti di destra che tuonano contro il permissivismo nei confronti delle droghe, sono poi quelli che con un ostruzionismo idiota hanno impedito di approvare nuove norme per la sicurezza nei cantieri e in genere nei posti di lavoro a rischio.
Mi viene in mente la storia di un mio amico, che ha 65 anni e fa l'operaio. Una volta la polizia lo becca insieme a due ragazzi di 20 anni: lui ha in tasca mezzo grammo di cocaina e gli sbirri insinuano subito che la sta vendendo ai due ragazzi. Quando lui dice loro che è per uso personale, i poliziotti lo prendono in giro: "A nonno... te fa male 'sta robba!". E lui senza scomporsi, replica: "Ma li mortacci vostra... ho lavorato quarant'anni dentro li cantieri a respirà la calce, ma mica ce siete venuti a dimme che me faceva male, eh?". I due poliziotti incassano, gli restituiscono il mezzo grammo e se ne vanno.
La morale della storiella immagino l'abbiate capita: che senso ha dire ad uno che la droga fa male, quando quello per tirare avanti è costretto a lavorare in condizioni che gli rovinano la salute ben peggio? Cos'è, l'autodistruzione è sbagliata quando la si pratica per divertimento? Ed è invece giusta quando la si deve mettere in atto per servire i padroni e l'industria?
La salute del cittadino va difesa solo quando gli si può rompere i coglioni con un falso moralismo, ma passa del tutto in secondo piano quando invece serve ad alimentare un'industria imbecille. E' domenica pomeriggio, sto aspettando i gol di 90° minuto e sullo schermo scorrono dieci spot pubblicitari: otto di automobili ultimo modello (sempre più scattose e grintose, ma che continuano a consumare come i vecchi motori degli anni 70) e due di marche di superalcolici. Chissà perchè la gente si ubriaca e dopo si mette al volante?
The Guru