Green Day "Warning Tour" - Roma 1/12/2000

Prima di iniziare a raccontarvi come sono andate le cose al Palaghiaccio venerdì sera vorrei spendere due parole prettamente personali su come mi sono sembrati i Green Day targati 2000…
Ho paura!!! Ho paura che per loro sia iniziata la discesa e dico questo perché li ho conosciuti l' anno prima che facessero il boom con "Dookie" e da subito me ne sono innamorato per il loro essere dei grandi nel fare quel genere di musica e ad essere allo stesso tempo dei cazzoni completi. Anche io sono rimasto di merda quando ho ascoltato "Warning" per la prima volta chiedendomi se tutto ciò era colpa di un improvviso riminchionimento dei tre di Berkley che li aveva spinti a fare un album di canzonette pop con tanto di assoli di sassofono e Farfisa anni '70. Sono rimasto perplesso e diciamo che ho iniziato a studiare il "fenomeno" più accuratamente prima facendomi registrare il disco su cassetta (vi amo,ma prima di darvi 40.000 lire per il cd voglio conoscervimeglio) sforzandomi di ascoltarlo più volte, poi cercando di trovare materiale - video,interviste,… - che mi facesse chiarezza e solo dopo un po' di tempo, quando canzoni tipo "Church on Sunday", "Blood sex and booze" o "Misery" (tanto per dirne tre) mi sono entrate in mente, sono arrivato alla quasi certa conclusione che tutto ciò sia stato fatto per una loro decisione personale, così, tanto per fare qualcosa di diverso dal loro cliché.
Ok,ho speso le mie 45 carte per andarli a vedere per la terza volta nella mia vita e alle 20 ero davanti all'ingresso che scalpitavo. Alle 23, quarantacinque carte in meno e una punta di delusione dentro di me. Si, il concerto è stato bello, ma niente di che. Comunque, mi ritrovo sul posto con i KILLTIME al completo piacevolmente sorpreso di incontrare inaspettate facce amiche. Ci facciamo strada tra la folla, come da previsto non molta, per raggiungere le prime file mentre i Bouncin' Souls avevano già iniziato a suonare la loro mezz'ora di stritolamento di palle totale. Il "votta - votta" generale nell'intervallo ci ha sicuramente divertito di più, fino a quando le sirene hanno iniziato a suonare e la faccia da cazzo di Tre Cool è apparsa sul palco con la sua solita corsa da spastico seguito da Mike e Billie Joe riplatinato di fresco nella sua mini camicetta rossa e cravattino nero. Si parte!
"Nice guys finish last" apre le danze seguita da "Castway", il tutto nel bordello più assoluto. Il pubblico salta, spinge e canta senza sosta e tutto ciò pare che piaccia ai Green Day che reagiscono positivamente e soprattutto B.J. che si becca senza problemi la sua buona razione di sputi ogni qualvolta si affacciava sulle prime file rispondendo con un super liquidator puntato verso le persone sottostanti. Tre spacca alla batteria e Mike di tanto in tanto, tra una smorfia e l'altra, addenta il basso. A parte l'acustica di merda, forse dovuta alla nostra posizione, i pezzi si susseguono veloci; i classici ("Welcome to paradise", "Longview", "Geek stink breathe", "She", "Brainstew"), qualcosa di "Nimrod" ("Hitchin' a ride", "I hate you"), "2000 light years away" ("Kerplunk") mentre sul maxi schermo si intervallavano scene di film di kung fu, prosperose ballerine di colore anni '30, car crashing, fino a quando sul palco sono arrivati un altro chitarrista in parrucca da clown e un obeso trombettista in tutù, toppino e maschera da "Guerre stellari" per una inaspettata versione di "King for a day" con Billie Joe in versione reale con tanto di corona dorata. "Time of your life" conclude la prima parte dello show che, però, riprende per un'altra mezz'ora buona, dedicata soprattutto all' ultimo album; e qui l'atmosfera prende una piega diversa, forse meno dinamica riavvivandosi solamente con "Basket case" - loro inno, diciamoci la verità - capace di accendere un pogo assurdo e da "Minority", appena uscita ma già cantata a memoria da tutti.
Il riff di "When I come around" annuncia la fine della serata prolungata solamente dai due ultimi bis: la quasi sconosciuta "Going to Pasalaqua" - che manda in estasi il sottoscritto - e "Macy' s day parade". A concerto finito, come dicevo prima, il tutto mi ha lasciato alquanto perplesso- Lo show è stato bello (è durato stranamente 1 ora e mezza - cosa alquanto insolita) ma non del tutto entusiasmante; a parte la dose eccessiva di "ballads" - che hanno praticamente smorzato l' energia sul finale - , i Green Day sono apparsi, sì precisi nella realizzazione dei pezzi - sono pure 11 anni che suonano assieme - ma,forse, un po' troppo "abituati" a questo tipo di avvenimenti.
Sarà la routine?
Sarà la "vecchiaia"?
Forse,sul serio,anche per loro sta arrivando "l'ora di smetterla"?!
Spero proprio di no e aspetto con ansia il loro riscatto verso coloro i quali, con "Warning", hanno assaporato il canto del cigno della migliore pop punk band degli ultimi 10 anni. Perché dico tutto ciò? Perché sono il mio gruppo preferito e continuerò ad apprezzarli anche se un giorno B.J. & soci dovessero mai diventare un'orchestrina di walzer e mazurche …

Stevo "Punkguy"

 

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