Poison Heart

Capitolo 7: "Take it!"

Io e Johnny Ramone non avevamo davvero nessuna intenzione di provare ancora a mettere in piedi una band. Entrambi avevamo avuto delle brutte esperienze con altri gruppi prima di dar vita ai Ramones. Eravamo felici così, a prendere la metro tutti i giorni per andare al lavoro, ad andare da Chock Full of Nuts o al Metropole per pranzo, guardare le ballerine e bere una birra. Joey aveva una band che si chiamava Sniper. Stava cercando di farsi spazio all'interno della scena glam newyorchese, con gruppi come The Harlots of 42nd Street, The Fast, Teenage Lust e Kiss. Tommy, Jeff Salem e Monte Melnick avevano una band che si chiamava Butch e suonavano con il batterista dei Dorian Zero. Il look glam richiedeva un sacco di attenzione e le scarpe erano parecchio costose. Noi avevamo degli stivali in pelle di serpente importati dall'Inghilterra da Granny Takes a Trip a New York. Johnny Thunders e Tommy Ramone erano stati entrambi a Londra per comprare la roba giusta. Johnny aveva un'esatta replica dell'equipaggiamento di James Williamson con il collare leopardato che James indossava sul palco con gli Stooges. John aveva anche un paio di pantaloni di lamè argentati che aveva preso da Granny Takes a Trip e che indossò durante i primi concerti dei Ramones.
Io e Joey andavamo spesso insieme in questo posto di Queens chiamato Gildeas. Ogni volta che arrivavamo lì, io finivo sempre parecchio ubriaco. Non sono come facesse Joey a riportarmi a casa. Casa per significava finire a dormire per terra sul pavimento della galleria d'arte della madre di Joey, in Queens Boulevard. Gli Sniper, la band di Joey, era solita fare le prove lì, nello scantinato del negozio (...). Andai a vedere gli Sniper ad un concerto dove c'erano anche i Suicide, da qualche parte a Manhattan. Fu una serata strana. Fecero una cover di "Let's Spend the Night Together" dei Rolling Stones. All'epoca Joey si faceva chiamare Jeff Starship. Scusatemi se per caso mi sbaglio. Forse era Jeffry Starman... bah, è passato tanto tempo. Ad ogni modo, era vestito con dei pantaloni rosa, un top argento di lamè, degli stivali a zatterone comprati da Granny e cantava nel microfono come se non avesse fatto altro per tutta la vita. Fu una cosa abbastanza impressionante.
Quando vidi per la prima volta Alan Vega e i Suicide, tirai fuori il mio coltello da 007 e lo tenni nascosto dietro al polso. A dire il vero, ero molto preoccupato. Se Iggy aveva creato un Frankestein, quello era Alan Vega. Quando saltò giù in mezzo al pubblico rimasi molto colpito. Non sapevo quello che sarebbe successo. Era un vero performer.
Tempo dopo Joey ed io andammo al Max's Kansas City per vedere un'altra volta i Suicide. Quella sera non c'era nessuno, a parte me, Joey ed una bella biondina vestita pesantemente in stile sadomaso. Dopo sei o sette minuti dall'inizio del concerto dei Suicide, lei si spostò dal lato destro del palco proprio davanti agli enormi amplificatori e rimase lì, come freddata. Poi cominciò a sbattere la testa contro le casse fino a provocarsi delle ferite. Dalla sua testa usciva sangue, ma lei continuava a sbatterla, sempre più forte. Ad un certo punto la smise e rimase lì, con il sangue che le colava lungo la faccia, a sentir suonare i Suicide.
Finalmente gli Stooges tornarono a New York. Avevano in programma uno show al Max's Kansas City, ma dovettero annullarlo. Iggy era caduto giù dalle scale procurandosi dei brutti tagli per colpa di una bottiglia rotta.(...) Proprio in quel periodo cominciammo a muovere i primi passi come Ramones. Come gran parte dei gruppi newyorchesi, prendemmo l'ispirazione andando a vedere i New York Dolls (...). Credo che fosse del tutto naturale che Joey, Johnny, Tommy ed io dessimo vita ad una band. Nessuno ci accolse a braccia aperte nella comunità di musicisti di Forest Hills. Dicevano che non sapevamo suonare. Anni dopo, io e Johnny avremmo riso pensando a gente come Doug Scott, un chitarrista di Queens che a soli 16 anni era in grado di suonare "Dazed and Confused" dei Led Zeppelin e che non è mai arrivato da nessuna parte. Io, che non riuscivo a suonare nemmeno "No Fun" degli Stooges, sono diventato famoso ed ho avuto fortuna all'interno del music-business.
Io e Johnny eravamo molto impressionati da quello che stava succedendo nella scena newyorchese. E un giorno, invece di andare a pranzo al Metropole, andammo al Manny's Guitar Store sulla 48esima a vedere le chitarre. (...) Finì che comprammo un basso Dan Electro per me ed una piccola Mosrite blu per John (...). Tornammo a Queens, Johnny teneva la sua Mosrite dentro ad una busta di plastica di Granny Takes a Trip e quella divenne la chitarra con cui iniziammo a suonare.
Tommy e Monte Melnick prenotarono una prova per noi al Performance's Studio, vicino al Max's Kansas City, a Manhattan. Cercammo di suonare qualcosa dei nostri dischi preferiti, ma non c'era verso. Ancora non so come facemmo a restare insieme. Io non avevo la più pallida idea di come suonare o accordare un basso. Era Johnny a mostrarmi le parti di basso delle mie stesse canzoni. Tutto quello che sapevo suonare era il Mi. All'inizio la band era composta da me al basso e voce, Johnny alla chitarra e Joey alla batteria. La prima volta che cercammo di suonare aspettammo un sacco di tempo prima che Joey fosse pronto. Finalmente iniziammo a fare casino. Io ero totalmente ubriaco, caddi all'indietro e crollai sull'amplificatore che si ruppe. Facemmo il primo show insieme ai The Fast al Performance's Studio. Per il secondo show non venne nessuno.
Monte era abbastanza incavolato per come eravamo scarsi, ma ci lasciò tornare una volta alla settimana per le prove. (...) Joey aveva scritto alcune canzoni, come "I Don't Care", "What's Your Game" e "Here Today, Gone Tomorrow". Andò a finire che diventò lui il cantante perché conosceva le parole. Allora chiedemmo ad Harry, il batterista dei Dorian Zero, di unirsi alla band, ma rifiutò. Tommy cominciò a suonare la batteria perché nessun altro voleva farlo. (...) Dopo una delle nostre prima prove, Tommy ed io chiacchierammo un po' nell'ufficio dello studio. "Come pensi che dovremmo chiamare la band?", mi chiese. "Oh, che ne pensi di The Ramones?", risposi. Non dicevo troppo sul serio, ma il nome faceva effetto. Così ognuno del gruppo adottò Ramone come cognome e diventammo i Ramones.
Il concerto successivo fu con Blondie, che all'epoca si chiamavano Angel and The Snake, e i Savage Voodoo Nuns. Era la prima volta che suonavamo al CBGB e non eravamo affatto pronti. Era stato Tommy ad organizzarci la serata. Era un posto semi abbandonato. Quando ci presentammo per il soundcheck dovemmo stare attenti a dove mettere i piedi per evitare topi e merde di cani. Era una fogna. Specialmente Hilly Kristal, un grasso ragazzo che gestiva il posto e sembrava non essersi mai fatto un bagno. Sua moglie, Karen Kristal, faceva da manager ed odiava i Ramones ancora di più di quanto odiasse il CBGB (...). Il primo show che facemmo andò bene. Il posto si riempì di travestiti che erano entrati al CBGB dopo essere stati al Bowery Lane Theater. Furono grandi con noi, supportandoci durante tutto lo show e rendendo la cosa molto cabarettistica. Il pubblico strillava e fischiava ad ogni canzone (...). Quando salimmo sul palco, io attaccai il basso e diedi un'occhiata intorno. Sul muro vicino al palco c'era un enorme poster di Marlene Dietrich. (...) Suonammo per quindici minuti e fu un successo. Cercammo di suonare le canzoni una attaccata all'altra. Dopo ogni canzone, qualcuno gridava "Take it!" ed io contavo uno, due, tre, quattro, e attaccavamo subito un altro pezzo. Alla fine del concerto io lanciai per aria il mio Dan Electro facendolo rimbalzare per terra una po' di volte finchè non si ruppe. Pensavo che fosse l'ultima moda glamour.

Capitolo 8: "Connie"

 

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