Già dai primi anni settanta, non ero più tanto coinvolto dall'ambiente di Forest Hills né dalle mie prime passioni come il
"Cafè Wha" o il Fillmore East: La scena si era mossa verso metà Manhattan e l'Upper West Side. Imperversava la disco
music e con le arrivarono i vestiti luccicanti. La moda del momento era la "Super Nature", come Shaft e Superfly. I club
"in" erano il Sanctuary, il Tamerlane e il Superstar. (…)
Io giravo per i club la notte e stavo nella sala della posta di giorno. Andavo a lavorare con un caffè, un cornetto al burro di Chock Full 'O Nuts, una copia del "Post" ed un paio di miseri spinelli da vendere ai ragazzi che lavoravano con me. (…) Per far soldi in modo da mantenere la mia tossicodipendenza, a volte svuotavo la casetta del distributore di bibite, oppure prendevo la metro invece del taxi quando facevo qualche commissione di lavoro. E vendevo droga agli amici. Mi sentivo come se stessi trascendendo in una sorta di Gesù negativo. Nessuno mi voleva più vedere in giro per Forest Hills. Per me era okay. Tanto prima o poi sarebbero venuti a tampinarmi in cerca di droga.
Invece di bighellonare in giro per Queens la notte, cominciai a diventare un animale notturno di New York. Posti intorno alla 48esima e Lexington o intorno a Central Park Ovest come il "Forbidden Fruit", un bar aperto fino a notte fonda che vendeva succhi di frutta a giovani devianti. Le ragazze che normalmente andavano lì lavoravano nei centri massaggi e si prendevano cura degli uomini d'affari durante le pause per il pranzo o quando finivano il lavoro alle cinque. Poi andavano al "Fruit" a festeggiare con i loro pappa. Il club si riempiva di ragazzi ispanici o italiani, che cercavano di sembrare tipi fichi ed andavano sempre in cerca di guai.
Ci furono due grosse battaglie di strada fuori dal club nei pochi mesi della sua esistenza. E quando il club fu chiuso, la gente andava lì lo stesso ed affollava il marciapiede. I ragazzi si divertivano a spezzare le antenne delle macchine e a sventolare i loro coltelli da 007, il tipo di coltello che andava per la maggiore a New York. Tutti indossavano scarpe con i rialzi e completi da discoteca, rendendo il tutto molto teatrale. Gli scontri erano veloci e mozzafiato. Una gang semplicemente attraversava la strada ed attaccava i ragazzi dall'altra parte, che a loro volta si sarebbero scagliati sui loro avversari. Succedeva in mezzo alla strada, fra le macchine parcheggiate, non sul marciapiede, e tutti quanti si ammassavano in questo piccolo spazio. Non riuscivi a capire cos'era successo perché il tutto accadeva molto velocemente e in mezzo ad una grande folla. Alla fine c'era sempre qualcuno che rimaneva per terra.
Una volta fuori dal "Fruit" vidi un grosso tizio che venne accoltellato. L'altro non aveva dato nessun segno di voler combattere con lui. Lo aveva semplicemente accoltellato ed era scappato via. Il tipo era lì per terra che si lamentava: "Mi ha accoltellato proprio mentre me ne stavo andando!"
Sarebbe stato bello se me ne fossi potuto uscire una sera dal "Fruit", e salire su un carro funebre. Sdraiarmi in una bara, chiudere il coperchio e farmi trasportare da qualche parte. Sempre meglio che farsela a piedi fino al ponte sulla 59esima per prendere il bus fino a Rego Park, con qualche ragazza di Flushing, come quella tipa che si era tolta le scarpe e le aveva buttate via. Era veramente troppo fatta di Quaalude e non riusciva a camminare bene. Era troppo un peso per me. Così quando la folla cominciò ad uscire dal "Fruit" io scappai fuori. Mentre me ne andavo mi girai per vedere cosa facesse e le mi mostrò il dito e lo sguardo che diceva: "Fanculo Jack!". Pensai che era meglio che l'avessi lasciata ai suoi vizi. Stavo tornando a Queens e non era facile dopo una serata al "Fruit".
Grazie a Dio è sabato, pensavo fra di me. (…)
Il bus mi lasciava sul Queens Boulevard vicino a Rego Park, che era una vera puttanata. Non voglio più pensare alle camminate per tornare a casa di mia madre dalla fermata dell'autobus. Lei viveva nella 66esima strada, vicino alla Hermits House. Era una lunga camminata ed io ero sempre vestito con le scarpe con i rialzi e i pantaloni di satin. Mi facevano male i piedi ed ero stanco. Solo un altro "creep" nella città piena di smog, che cercava di non accorgersi del nuovo giorno. (…) Non volevo davvero ritornare a casa, soprattutto una sera che ero a corto di droga e di soldi e stavo entrando in astinenza. Quando mia madre cominciò a strillare non appena misi piede nell'appartamento, ed io stavo lì, tremando dal freddo nonostante fosse estate, in crisi perché avevo bisogno di eroina e non ero in condizione di accettare nessuna stronzata, finì tutto fra me e lei.
Mamma non avrebbe pensato che sarebbe finita così male. Lei era solita mettere in scena questo tipo di drammi. Prese una pentola piena di spaghetti rancidi e me la tirò addosso spiattellando tutto il sugo sulle pareti.
"Finiscila, stronza!", le gridai. "Poteva esserci il mio cervello spiaccicato sul muro al posto degli spaghetti".
Questa fu la scusa che la fece diventare completamente matta.
"Bastardo! Torni a casa fatto di droga! Adesso ti uccido!"
Prese la mia amata Echo e la sollevo come si fa con un'ascia. Poi cominciò a colpire sfaciando i mobili, le lampade, i dischi, il giradischi. Durante tutto il tempo che durò la devastazione, continuava a ripetere: "Ti odio! Ti uccido! Sei come tuo padre!". Il che mi fece davvero incazzare. Ma non ero più spaventato da lei, soprattutto dopo che mio padre era rimasto a Berlino. Allora reagii come avrebbe fatto mio padre, e per la prima volta la insultai e maledii il suo passato.
"Tu sei una strega tedesca! Vattene fuori di qui brutta puttana!"
Pensai che stesse per cagarsi addoso. Sembrava estremamente spaventata e se ne andò. Corse fuori dalla porta. Non la avevao mai vista prendere una decisione così velocemente. Mai. Anche se era il suo appartamento, pensai che avesse fatto la cosa giusta. Non volevo più sopportare i suoi abusi e le sue strillate e quindi le avevo dato un assaggio della sua stessa medicina. (…)
Presi quello che restava della mia Echo e finii di distruggere l'appartamento, poi tirai la chitarra contro la finestra della stanza da pranzo, sbattei la porta e me ne andai. Cosa avrei potuto fare? Gettarla dal ponte di Flushing Meadows? Ancora oggi se mi arrabbio con qualcuno, finisco con il prenderlo alla gola. Penso sempre che sia una cosa normale. Perché pensate che sia finito nei Ramones, che furono descritti come uno sbarramento di odio bianco?
Capitolo 5: "Il ragazzo incontrò Johnny"