Un paio di settimane dopo aver lasciato Berlino, vivevo a Forest Hills, Queens, New York. Andarsene da Berlino fu una
buona idea. Dopo aver lasciato mio padre pensavo che le cose sarebbero andate meglio, invece diventarono solo più
strane. Alle volte non riuscivo proprio ad avere relazioni con i miei nuovi vicini. In fondo a Berlino non bisognava stare
sul chi vive per tutto il tempo.
Forest Hills è ad una corsa di metropolitana da e per Manhattan, circa venti minuti di treno per arrivare all'incrocio fra
l'ottava e la sesta. E' un bel quartiere residenziale, pieno di villette e di Lincoln parcheggiate lungo la strada. Tutte le
costruzioni sono fatte con gli stessi mattoni rossi e attorno alle case tutte piccole aiole uguali, dove i cani fanno i loro
bisogni. (…) I poliziotti girano con lo scooter, ma tutto quello che hanno da fare è controllare i parcheggi e i ragazzi che
non vanno a scuola.
Io cominciai presto a prendere la metropolitana per il Village a Manhattan. La prima volta che arrivai in città scesi a
Roosevelt Avenue e dovetti chiedere a qualcuno che stava dall'altra parte della piattaforma: "Hey, come ci arrivo a
Greenwich Village?". Mi sentivo uno stupido, ma mi diedero l'indicazione giusta. Era facile, bastava salire sul treno "F".
Era un bel periodo a New York. Avevo letto della scena che c'era al Village sul magazine "Hit Parade" e così sapevo dove
andare. Cercai il "Night Owl", ma non era più un rock club, vendevano solo dei poster fluorescenti. Così andai al "Cafè
Wha" che era completamente ricoperto di vernice fluorescente. Lì si potevano vedere dal vivo band come The Raves,
Cherry People e Kangro.
Malgrado le droghe cominciassero ad avere una grande influenza sulla cultura giovanile, erano ancora una sorta di mistero.
Lo slogan al Village era "Turn on, tune in, drop out" (accendi, sintonizzati, viaggia), ma all'inizio proprio non sapevo come
procurarmi della droga. Il "Cafè Wha" era il posto dove Jimi Hendrix aveva iniziato a sperimentare la sua musica
psichedelica, ma l'atmosfera era così piacevole che quando suonava un bel gruppo mi sembrava di non aver bisogno di
nient'altro.
Un mese dopo l'arrivo a New York, presi la mia prima tavoletta d'acido. Incontrai il mio nuovo amico Egg sul Queens
Boulevard e prendemmo insieme un "Blue Flat". Gli altri nostri amici ci chiesero se l'avevamo mai fatto prima e io dissi:
"Yeah… certo!". Fu un bel viaggio e quando tornai a casa la mattina seguente anche mia madre sembrava su di giri, ma fu
lei a colpire per prima.
"Douglas, mi sembri un po' su di giri. Perché sei così gentile stamattina, che succede?"
"Oh, non lo so mamma", dissi e poi vuotai il sacco. "Ho preso dell'LSD con il mio amico Egg ieri notte e mi sta ancora facendo effetto. Mi sento meravigliosamente bene, anche i cereali sembrano migliori. Cosa hai messo nei cornflakes?"
"Bene", disse lei. "Sentiamoci il nuovo album di Jimi Hendrix, Doug. Si intitola Are You Experienced?". Così finii la
colazione e rollammo un joint. Non mi preoccupai più di dormire. Sarei dovuto stare entro due ore al Daitch Shopwell,
il supermercato dove avevo trovato un lavoro sulla 108. (…)
L' LSD era divertente. L'ho preso centinaia di volte, ma non era esattamente la mia droga. Fu l'eroina a farmi passare le
giornate. Fin dall'ora avrei dovuto sapere che l'uso dei narcotici finisce con il portarti sulla strada del crimine. Se fai uso
di eroina, diventa subito un'abitudine e ti rende schiavo della droga. Presto o tardi cominci ad avere una doppia vita e a
mentire per soldi e per droga, fino a che non vieni completamente consumato dall'intera esperienza e diventi uno spostato
criminale. Una volta che l'eroina ha stretto le catene su di te, sei pronto a fare qualunque cosa, illegale o meno, per
procurarti un buco.
La mia mentalità criminale però era così debole che le mie nuove atttività illegali consistevano quasi esclusivamente nell'andare in giro con i teppisti della zona, come il mio amico Jeff, che aveva già sperimentato furti con scasso e a mano armata con un altro ragazzo, Ricky, e i suoi amici. Jeff era grande e forte per la sua età. Non l'ho mai visto derubare nessuno, ma solitamente entrava nei supermercati e poi all'uscita ci mostrava i soldi che aveva rubato. Oppure si infilava un paio di bistecche sotto la giacca ed usciva. Era difficile parlare con lui, ma era un bravo ragazzo. Una volta ebbe una visione di Gesù mentre era sotto acido. E da allora non volle più commettere furti, specialmente non insieme alla banda di Ricky. Ma Ricky disse che Jeff era troppo coinvolto e che sarebbe stato troppo rischioso lasciarlo fuori. E così lo aspettarono sul ponte di Flushing Meadows Park e lo picchiarono a morte. Lo lasciarono lì, sanguinante. Credo che morire da solo sia stata l'unica pace che abbia mai incontrato. Non meritava di finire così.
Forest Hills era un quartiere dalla mentalità aperta, ma l'eroina era ancora una cosa di città e così per procurarmela dovevo
andare a Manhattan, nelle zone dove stavano quelli con i sacchi a pelo, o vicino alle fontane del Central Park. Compravo
mezzo pezzo dal mio rivenditore ogni giorno per 24 dollari. (…) Con mezzo pezzo ci si potevano fare 15 bustine da due
dollari. Se le vendevo, tre erano mie. (…)
Le cose cambiavano velocemente e diventavano sempre più fuorilegge. C'erano delle gang di strada, come i Savage
Nomads, che si facevano sempre più numerose e forti. Una volta i Nomads vennero al parco per combattere con un'altra
gang del sud Bronx. Erano ragazzi violenti, che dicevano in continuazione: "Fuck You!". (…)
Durante quell'estate vidi un tatuaggio di Gesù sulla spalle di un ragazzo. Avevo 16 o 17 anni e non avevo ancora nessun
tatuaggio. Nel 1969 un tatuaggio come quello era davvero strano. Un modo come un altro per dire alla gente: "Non
scherzate con me!". Anni dopo mi sarei fatto un tatuaggio proprio come quello, proprio per affermare che non avevo
intenzione di accettare ogni cosa solo perché i Ramones avevano un look. (…)
Il 1969 fu l'anno dell'estate dell'odio. Io non lo passai ai concerti dei Jefferson Airplane al Central Park a prendere LSD, ma sulle panchine a sniffare dozzine di bustine d'eroina. Non mi meraviglierei se scoprissi che esiste da qualche parte un piano per fottere la gente in America. Lasciare che le droghe entrassero nel paese per fottere degli stupidi come me, che erano visti ai margini della società. Del resto è risaputo che la Cia è sempre stata dalla parte dei trafficanti d'oppio, per evitare che si vendessero ai cinesi e diventassero comunisti anche loro. E poi, droga significa soldi. (…)
Pensavo che l'America fosse la terra delle pari opportunità, ma io non ho avuto le stesse degli altri ragazzi che stavano a
Forest Hills. Eravamo tutti messi male, ma la mia situazione era anche peggiore. Io avevo già abbandonato il liceo, il che
per Forest Hills significava appartenere ad una classe inferiore. L'unico modo per sopravvivere sembrava quello di arrivare
al college, ma io mi ero già diplomato in quello che sarebbe stato il ruolo della mia vita, il deviato sociale. Non c'era molto
che potessi fare. Adesso sto bene così, ma all'epoca cercavo il modo di risalire un po' la scala del successo. Almeno un po'.
Così decisi che il supermarket non meritava più il mio talento e che non potevo continuare a vivere con 35 dollari la
settimana. Dopo aver consultato il New York Times, trovai un lavoro in una compagnia di assicurazioni, Employers
Insurance of Warsaw, o qualcosa di altrettanto orribile. Mi piaceva lavorare lì e smistare la posta in ufficio tutti i giorni.
Capitolo 4: "Il frutto proibito"