Tutto tranquillo sul fronte orientale. Il nostro forte sulla East cost è tranquillo. C'è una fresca brezza che spira sulla città. I gabbiani rumoreggiano intorno alla baia. Ora sto provando altri sentimenti. Non mi sento più come una persona senza speranza e non mi considero più un perdente.
New York a settembre l'ho sempre considerata eccitante. (...) Era il 28 agosto del 1992 quando volai a casa da Londra a New York. Cercavo di nasconderlo ma stavo piangendo, perchè mi rendevo conto che a quasi 40 anni non aveva una casa e nessun posto dove andare.
Dopo che l'aereo fu atterrato al JFK, presi un taxi fino alla 23ma a Manhattan e mi registrai al Chelsea Hotel. Sapevo che avrei sofferto, ma lo avevo previsto. Sapevo per quale motivo ero lì. Per diventare un tacchino freddo fino a disintossicarmi dal metadone. Una lotta per la vita.
Rifiutai tutte le offerte di droga dagli amici che conoscevo e che ancora vivevano nell'hotel. Mi chiusi nella stanza, chiusi le crepe che c'erano in qualche finestra, feci scorrere l'acqua calda per fare in modo di buttare fuori il metadone e tutte le altre cose necessarie per farcela. (...) Non c'era nessuno a prendersi cura di me. Credetti di morire, ma in qualche modo passò.
Finalmente quando fui in grado di mantenermi in piedi decisi di affrontare di nuovo New York e saltai su un taxi per cercare di rimediare un po' di soldi dai miei editori. (...) L'autista era una ragazza portoricana e sembrava fica. Le ragazze latine lo sono sempre.. Sembrano avere un più realistico senso della sopravvivenza urbana rispetto alle tipe con le quali finivo io. Aveva i capelli tirati indietro, una maglietta scura e jeans normali. Mi sorrise e io fui contento di non avere un coglione al suo posto come autista. Sentii anche qualcos'altro. Non so bene cosa, fu come se il suo orgoglio mi avesse in qualche modo risollevato.
Les, uno dei proprietari del Chelsea Guitars, il negozio di chitarre a fianco all'hotel, mi disse che Jerry Nolan mi stava cercando e che Jerry era okay adesso. Les mi disse che Jerry aveva scritto una storia sulla sua vita per il Village Voice. Mi sarebbe piaciuto leggerla quella storia, ma non ero pronto per vedere Jerry. Tutti mi dissero che aveva smesso con le droghe, ma ero preoccupato. Les aggiunse anche che Jerry aveva avuto 5.000 dollari per quell'articolo sul Village Voice. Se davvero aveva avuto tutto quel denaro, pensai, non sarebbe stato capace di resistere. Troppa tentazione.
Quando arrivò Natale io dormivo sul pavimento del loft di Mark Brady sulla 14ma. Non avevamo riscaldamento nè acqua calda. Ero davvero debole. Finalmente andai all'Astor Place Diner con Mark ed altri amici per la cena di Natale. La mia consisteva in un cheesburger e sembrava buono. Mentre mangiavamo, vidi Chrissy, una delle mie ragazze di un tempo. Sembrava la reincarnazione di Connie, inoltre quello era proprio il quartiere in cui Connie era morta. (...) Meglio stare lontano da lei. Dovevo scappare dalle droghe, dalla prostituzione e dalla violenza. Ma mi faceva male. In fondo Chrissy l'avevo anche amata.
Quando ero in Inghilterra mi ricordo di aver letto qualcosa sul Mirror a proposito di un famoso giocatore
di cricket. Lui e sua moglie avevano rotto e alcuni reporter avevano contattato la donna per spiattellare tutta
la storia sui giornali. Poi erano andati da lui per sapere la sua reazione. Penso che questo sarebbe stato
abbastanza per ogni uomo. Lo circondarono e lo interruppero perfino durante una partita di cricket. La sua
reazione fu:
"Scusatemi, ho una partita di cricket da giocare".
Pensai che fosse una mossa brillante e la copia.
"Quella è Chrissy?", chiesi a Mark e ai suoi amici.
"Sì Dee Dee, è lei", mi risposero.
"Cosa ne pensi?", mi domandarono.
"Oh, non lo so", risposi. "Ho un cheeseburger da finire".
Il giorno di Natale feci un salto nella mia vecchia stanza nel palazzo dove vivevo prima di lasciare New York, fra la 23ma e Lexington. Si trattava di un vecchio palazzo di appartamenti che una volta era stato l'hotel George Washington. Per un caso, una mia vecchia ragazza venne a vedere se stavo ancora lì. Aveva una busta da shopping con se' e pensai che mi avesse comprato un regalo di Natale, ma non era così. Era venuta solo ad aggiungere un po' di inferno alla mia vita. Cominciò a litigare e poi mi disse che sarebbe andata a lavorare alla Executive spa, una specie di bordello che stava sulla 23ma. Credetemi, non mi andava di ricarderci di nuovo e magari finire col riprendere a drogarmi. Lei era ancora nel giro, certe cose non cambiano. Ma io stavo cambiando, a mio modo. Seguivo la regola del "sei tu a creare il tuo destino".
Ciò che in qualche modo mi aiutava era il fatto che New York per me era ormai diventata un enorme vuoto. Non ci stavo più dentro. Camminare per New York era un po' come camminare in un cimitero per me. Tutti quelli che avevo conosciuto un tempo si erano rovinati la vita o erano morti.
Poi morì Jerry Nolan. E io piansi. Era come un amico. Guardavo a lui quando iniziai a suonare. Aveva quel bellissimo taglio di capelli biondi a cresta. Era una star, almeno a Manhattan, per i fan dei Dolls e degli Heartbreakers. Non riuscii ad andare al funerale, rimasi lì imbambolato dopo aver saputo la cattiva notizia da Mark Brady. Mark andò al funerale da solo.
Quando tornò non disse molto a proposito del funerale. Era stravolto. Jerry era un suo grande amico e Mark aveva cercato di aiutarlo. Ora era troppo tardi. Tutti e due precipitammo in un'atmosfera di dolore che cominciava ad essere troppo familiare. Riuscivo a malapena a respirare. Finii col camminare lungo le fredde mura del nostro squat alla ricerca di un angolo buio. Un'altra persona nella mia vita era diventata solo un ricordo. Una cosa piuttosto sinistra. Che affare.
Capitolo 24: "The Blues"
Per quattordici mesi dopo il mio ritorno dall'Inghilterra cercai di rivivere il mio passato nel Lower East Side. Ero andato in Inghilterra per crescere ed ero stato ad un passo dal diventare un tossico da marciapiede se non peggio. Tutte le cose orribili che avevo visto sulla mia strada rimarranno per sempre nella mia memoria. Ma dalle cose tristi escono alle volte gli aspetti positivi. Non credo che avrei fatto niente se non avessi visto quello che era successo a Johnny Thunders. Dopo che lui morì, capii che dovevo lottare. I New York Dolls erano un simbolo della vecchia scuola del rock newyorchese e sentivo che con la sua morte, se ne era andato anche qualcos'altro.
Se tutto ciò vi suona confuso, pensate quanto lo potevo essere io. Mi sentivo un fallito. Come ex-Ramones ero già abbastanza danneggiato dal mio passato per potermi aspettare qualcosa di meglio. Ora mi meraviglio davvero di essere riuscito a passare attraverso tutto ciò, e che sono ancora vivo.
Se credete al vecchio detto che per suonare il blues bisogna viverlo, allora penso che io avevo fatto parecchio dannata esperienza. (...) Volevo suonare il blues, perché lo sentivo. Era come un nuovo inizio. Così mi unii di nuovo ad un gruppo rock. Cominciai ad imparare l'autocontrollo e a guardare alla musica come ad un divertimento. Proprio come quando ero un fan di gruppi rock, come i Rolling Stones.
Avevo avuto il mio periodo duro coi Ramones, ma era tutto finito. E alla fine mi aveva lasciato anche un buon background con il quale giudicare gli errori del passato. Cominciai a pensare che sarei potuto sopravvivere un altro round grazie al rock'n'roll. Ma non mi illudevo. Non avevo idea se ci potesse essere ancora qualcuno interessato a vedermi suonare ancora del rock'n'roll.
Una delle cose che avevo capito era che tutto l'aspetto di competizione che c'è all'interno di una band è noioso.
Mi sarebbe piaciuto che noi Ramones fossimo più "cool", ma non sapevamo fare di meglio. Lasciammo che il business ci spingesse in giro. E' un sistema che controlla la ribellione per trarne profitto, un po' come fanno i signori della droga. Originalmente, forse era diverso. (...)
E' dura far partire una band. Mi ricordo che ero nell'ufficio di Gary Kurfirst discutendo dei musicisti
disponibili per formare una band, ma lui parlava male di tutti. Non voglio fare nomi, ma lui li bocciava tutti.
Sapevo perché. Tutto quello che voleva da me era che scrivessi qualche canzone per il prossimo album dei Ramones.
E' l'aggressività la cosa che fa grande una rock'n'roll band. E non può essere finta, altrimenti fa schifo. La
gente delle classi sociali elevate non lo capisce. Il sistema capitalistico non può creare delle band di
rock'n'roll e aspettarsi che tutti le accettino come una forma di ribellione. Non funziona. Un sistema che
protegge solo una parte mi fa impazzire. Così nessuno si doveva aspettare che io collaborassi.
Non mi ero mai preoccupato del fatto che ci fosse un sistema classista in America, fino a che non mi spostai ad
Ann Arbor, una città del Michigan, popolata, anzi dovrei dire dominata, da una classe di ricchi studenti. Una
delle ragioni che mi aveva spinto lì era il mito che la grande energia del rock'n'roll venisse da Ann Arbor.
Posso capire come Liverpool ci abbia dato i Beatles, ma ancora non mi capacito di come Ann Arbor abbia potuto
darci Iggy and the Stooges.
Mi tiravo su andando tutti i giorni alla Tower Records, ma non c'era veramente molto altro da fare lì. Credo che
sia per questo che ricominciai a suonare la chitarra. E ricominciai come tutti quanti, imparando vecchi classici blues.
Pensavo che magari sarei diventato il prossimo Johnny Winter o qualcosa del genere. Ma io sono quel che sono. Sono
solo capace di scuotere e colpire la chitarra come faceva Johnny Ramone. Non ho la pretesa di suonarla. Penso di
usarla come se stessi gridando contro tutti quanti.
Ogni domenica al Blind Pig ad Ann Arbor c'era una jam session di blues. Ci andavo per vedere che succedeva. Presto
cominciai a partecipare alle improvvisazioni ed una volta mi misi a suonare un vecchio pezzo di Muddy Waters che
avevo imparato da una cassetta rubata dalla sala prove di una band di Ann Arbor. Quando finii la canzone, Al Vicious,
il bassista della band del locale, stava lì spaventato cercando di essere gentile. Il batterista e il tastierista
non sapevano cosa fare. Credo che nessuno lì dentro pensasse che il blues poteva essere suonato così sporco, ma
erano tutti meravigliati e volevano vedermi fare qualche altra cosa.
Gary, che organizzava le jam al Pig, venne a richiamarmi sul palco. Prese il microfono e annunciò che avrei suonato
"Wart Hog". Contai "one-two-three-four" e cominciammo a suonare. Tutti andarono a casa felici.
All'inizio degli anni ottanta, il mio terapista alla Odissey House, Harold Halloway, cercava in tutti i modi
di capirmi, ma non ci riusciva proprio. Alla fine mi chiese di scrivere una canzone d'amore che esprimesse
i miei sentimenti di quel momento. Mi stette dietro fino a farmi cadere nel panico. Sapevo che dovevo in qualche modo
accontentarlo.
"Vuoi una canzone? Ti darò una canzone", pensai.
Il giorno dopo gli diedi i versi di "Wart Hog":
"Ho preso della droga/ mi sento male/ è un mondo malato/ Apocalittiche visioni di tossici e checche/ capelli cotonati/
li odio, li odio/ Morte è il prezzo da pagare/ è un mondo malato/ che posso dire?/ Niente si ferma mai/ è sempre
rubare e imbrogliare/ prendere, prendere". (...)
"Che cazzo è questa", mi chiese Harold guardando il pezzo di carta che gli avevo dato.
"Veramente non lo so", risposi.
Posso dire che la cosa lo fece davvero incazzare e penso di averlo sentito dire a se stesso: "Perché qui
sono sempre tutti delle teste di cazzo?"
Ad ogni modo tornando a casa quella sera dopo la jam blues e dopo che avevo appena finito di suonare "Wart Hog",
sentiii che la "febbre" mi era ripresa. (...) Inoltre se avessi avuto un gruppo, avrei almeno avuto qualcuno con
cui andare in giro. Ero solo, annoiato ed avevo bisogno di qualcosa da fare. Alla fine decisi di farlo. (...) Ecco
il motivo per il quale iniziai i The Chinese Dragons, e l'avreste mai detto, finivo tutte le serate cantando
"Wart Hog". Che bello.(...)
Tutto accadde grazie a Jeff Grant, una leggenda locale come chitarrista di Detroit. Lo incontrai ad un concerto
di Jim McCarty e la Detroit Blues Band. (...) Jeff aveva una sala prove a Ferndale, non lontano dal
negozio di chitarre Gordy's. Quando salii a casa sua, Richie, Allen e Scott erano lì. Allen era un ubriacone,
Richie e Scott sembravano di un altro pianeta. Grande, pensai.
"Ragazzi, volete suonare?"
"Che cosa vuoi fare?", mi risposero.
"Oh, non lo so".
Così iniziarono i Chinese Dragons. Era roa che Detroit tirasse fuori un altra rozza band di rock'n'roll ed
io ero contento di essere a bordo.
Stavo avendo un'altra chance di fare quello che avevo sempre fatto. Credo che "Wart Hog" sia il mio modo di
gridare a tutte le persone che vengono ai miei concerti. La gente mi guarda con ammirazione, ma anche come se fossi
pazzo, quando canto quella canzone.
Ultimi capitoli:
Buenos Aires,
Holland,
Mechelin,
Argentinian Farewell,
Epilogue