Poison Heart

Capitolo 20: "Paris"

Andrea era amica di Stiv Bators, che aveva di recente lasciato i Lord of the New Church. Lei mi suggerì di stare via da New York per un po', andare in giro con Stiv Bators e cercare di formare una band a Parigi. Con me al basso avrebbero dovuto esserci Chris dei Godfathers alla chitarra e Vom dei Dr. and The Medics alla batteria. (...) Chiamai Stiv a Parigi e gli dissi che stavo arrivando, ma solo se Johnny Thunders non fosse stato lì anche lui. Gli dissi cosa era successo l'ultima volta che ero stato assieme a Thunders e Stiv fu d'accordo con me. Così volai a Parigi per stare con Stiv e la sua ragazza, Carol. Fu okay, anche se un po' di stronzate accaddero per diverse ragioni. Faceva sempre freddo e se mi beccavo un raffreddore, Stiv diceva: "Oh, questo succede perché il diavolo è qui con noi".
Anche Thunders era lì. Triste, pazzo ed arrabbiato allo stesso tempo. Avevano anche un grosso gatto nero, di nome Satan, che usava il lavandino della cucina come toilette. Cristo Onnipotente! Thunders inoltre faceva tutto il possibile per farmi ricadere nella droga.
Thunders, Stiv ed io avremmo potuto quasi mettere insieme una band. Andammo anche una volta a provare insieme, ma non riuscimmo a combinare nulla. Avevamo una chitarra acustica per uno e suonavamo canzoni anni 50 di Dion and the Belmonts. (...) Carol cercava di spronarci: "Metti giù quella chitarra a dodici corde, Stiv", gli disse. "Nessuno vuole sentire da te altre stupide canzoni d'amore". Carol aveva buoni gusti in fatto di musica.
Stiv, John ed io non avevamo nessuna possibilità di riuscire a fare qualcosa. Un giorno svegliai Stiv e lo portai al piano di sopra, dove c'era montato un microfono, un ampli, un pedale wah-wah ed un'unità di distorsione. Io avevo il mio basso ed ero pronto.
"Stiv, voglio che urli come un pazzo fottuto ed incazzato dentro il microfono, ok?"
"Ok, Doug", rispose Stiv. Aveva una faccia a metà fra il confuso e il felice, ma solo dio sa cosa stesse realmente pensando(...) Stava guardando un topo preso in una delle trappole che Carol aveva sparso per la casa. C'erano così tanti topi, che Satan non ce la faceva a cacciarli tutti. Stiv guardò gli occhi del topo mentre stava morendo e disse con un pesante accento tedesco:
"All good cretins go to heaven!"
Non potevo crederci. Comincia a suonare il basso come se fossi un maniaco posseduto, ma non riuscii a far reagire Stiv. Non riusciva a stare in piedi a lungo, cercò un paio di volte di urlare qualcosa nel microfono, ma non ci fu verso di ottenere nulla. Stare nei Lord of the New Church insieme a Brian James lo aveva fottuto troppo. Lo riportai giù per le scale.
Non sapevo che anche Carol fosse nel letto(...). Sotto le coperte nella stanza buia, lei sembrava un serpente. Era mezza sveglia, sapevo di averla disturbata e per evitare qualche scenata, cercai di addolcirla.
"Oh, Carol, baby, come stai? Stavo cercando un po' di droga per te, ma ho deciso di riportarti qui Stiv prima. Adesso torno al piano di sopra a trovare un po' di droga. Torno subito. Fidati". (...)
Una delle ultime cose che avvennero a Parigi e che mi fece davvero incazzare, fu un'altra brutta scena fra me e Johnny Thunders. Davvero brutta. Ero convinto che lui mi avesse rubato delle cose fin da quando ero arrivato, ma non potevo provarlo. Fino a quando non lo beccai con le mani nel sacco. Mi ero perso la giacca e la ritrovai nel suo armadio. (...)Feci una scenata.
Il giorno dopo presi un taxi per l'aeroporto e comprai un biglietto per tornare a New York. Avevo cercato di fare del mio meglio con Stiv mentre ero a Parigi. Ero eccitato dalla possibilità di mettere in piedi una band con lui e Thunders, ma non funzionò. Non ero riuscito a penetrare la barriera che Stiv e Thunders avevano costruito intorno a loro. Era la stessa cosa che era successa con i Ramones. (...)
Era ridicolo cercare di compiacere gente che non voleva essere compiaciuta. Ero di nuovo senza amici. Sapevo che tutti i miei cosiddetti amici a New York avrebbero preso le parti di Stiv e Thunders su quello che era successo a Parigi. Inoltre, nessuno aveva capito il motivo per il quale avevo lasciato i Ramones e non era stata una decisione popolare.
Dopo che me ne andai da Parigi, Stiv cercò di rubare la mia canzone "Poison Heart". Avevo una cassetta in valigia e quando tornai a New York non c'era più. Stiv andò in Inghilterra e registrò un demo di quella canzone. Per me sentire quel demo è una cosa fin troppo dolorosa. Dopo tutto, io sono il solo sopravvissuto di noi tre, anche se a quei tempi nessuno avrebbe pensato che sarei sopravvissuto a Johnny e Stiv. Per quanto riguarda Stiv, ho sempre pensato che dietro la sua ombra di Joey Ramone e il suo taglio di capelli c'era un vero cantante punk rock, così l'ho perdonato. Riposa in pace, Stiv.

Capitolo 21: "The Liquid Concentration Camp"

 

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