Quello che capisco ora è che ho sprecato un sacco di energie preoccupandomi per nulla.
Probabilmente perchè mi sentivo un nulla. I miei genitori erano orribili. Le loro vite erano
totalmente caotiche e mi sentivo come se dessero la colpa a me.
Mia madre era una casalinga alcolizzata, completamente schiava dei suoi sbalzi d'umore, durante i
quali avrebbe potuto camminare agitando i pugni nell'aria, o buttarsi a terra e sbatterli sul
pavimento, solo per far capire a chi era intorno che era arrabbiata e di non romperle i coglioni.
Lei chiamava se stessa Tony, che è abbastanza stupido come chiamare me Dee dee, se ci pensate.
Oltre ad avere una madre che era molto simile a Connie, la mia ragazza del periodo in cui
iniziarono a suonare i Ramones nei primi anni '70, avevo un debole per un padre, che somigliava
in parte anche lui a Connie e in parte alla persona che sarei diventato. Mia madre incontrò mio
padre dopo la Seconda Guerra Mondiale a Berlino, dove lui era di stanza con l'esercito americano.
Si inammorarono e si sposarono. Mio padre aveva 38 anni e mia madre solo 17. Al tempo in cui
nacqui io, mio padre era diventato sergente maggiore ed ogni due anni la famiglia doveva muoversi
da una merdosa città della Germania all'altra.
Ho visto delle foto del matrimonio dei miei a Berlino e sembravano proprio una bella coppia.
Mia madre era molto bella, glielo devo concedere, e mio padre era un uomo carino. Credo che
vivere durante la Guerra abbia completamente fottuto il cervello a tutti e due. (...)
Mia madre era nata una domenica del 1932 a Berlino, in un ospedale costruito da Federico il
Grande. Aveva due anni quando Hitler prese il potere nel 1933. Era un periodo terribile.
Comunisti e nazisti si sparavano gli uni con gli altri per le strade.
A scuola non era facile. Ogni giorno insieme alle compagne di classe doveva rendere omaggio alla
bandiera. Alzare il braccio nel saluto nazista e cantare "Deutschland Deutschland Uber Alles" e
"Die Faderland". "Deutschland Deutschland Uber Alles" significa "Germania, Germania al di sopra
di tutto" e si dice l'abbia scritta Horst Wessel, un misero berlinese che più tardi sarebbe
diventato nazista. (...)
Quando iniziò la Guerra mia madre aveva otto anni e con la guerra arrivarono le tessere per
razionare il cibo e i posti di blocco. Gli ebrei furono costretti a portare una croce gialla sui
vestiti. Poi arrivò la Notte dei Cristalli, la notte nella quale gli ebrei furono attaccati
dentro le loro case e per le strade. Mia madre si ricordava delle grida. Era un ragazzina, non ce
l'aveva con nessuno ed era spaventata.
Poi arrivarono tre anni di bombardamenti. Ad ognuno che avesse un'età compresa fra i 14 e gli 84 anni fu ordinato di difendere la città. Mia madre aveva 14 anni quando la guerra finì. La città era piena di cadaveri, ovunque. Il fiume era pieno di cadaveri. Mia madre aiutò a bruciarli. C'era una piscina al coperto nella base militare a Berlino che io scoprii proprio quando avevo 14 anni.
"Mamma, è bellissima", le dissi a proposito della piscina. "Perchè non vieni a farti un bagno con
me e Beverly?"
"Oh, no Douglas. Non potrei proprio".
"Perchè no mamma?", le chiesi.
"Perchè mi ricordo di quella piscina dopo la guerra. Era piena di sangue dei cadaveri e delle
carcasse dei cavalli".
Alcuni dei miei primi ricordi risalgono all'epoca di quando avevo sei anni e vivevamo a Monaco, i
n Germania, in un'altra base militare. Mi ricordo di un sacco di terribili litigate da ubriachi
fra i miei genitori. Una volta fui letteralmente svegliato dal rumore che veniva dalla stanza da
pranzo. Mi alzai dal letto per andare a vedere. Mio padre era seduto sopra a mia madre e la stava
prendendo a schiaffi. entrambi stavano gridando e tenendo sveglio l'intero palazzo. La mattina
dopo ognuno si comportava come se nulla fosse. (...)
Comunque, mia madre è stata quella che mi ha introdotto al rock'n roll. Combinava un sacco di
casini, ma si vestiva da fica ed aveva un disco di Bill Haley and The Comets ed un altro che si
intitolava "I'm Going To Kansas City". Erano i tardi anni '50 e non si potevano ignorare i
teenagers in giacchetta nera e capelli imbrillantinati che cazzeggiavano intorno al liceo
americano di Monaco, che era proprio vicino all'edificio nel quale vivevo.
Cercai di andare a scuola, ma fui bocciato al primo anno, così mi metteva in imbarazzo tornarci,
tranne che all'ora di pranzo, quando nessuno avrebbe potuto vedermi. Mi sarei potuto nascondere
tra le fratte e spiare i teenagers andare in giro con le loro radio a transistor. Così era come
riuscivo a sentire la musica. Mi innamorai del rock'n roll. Era eccitante e mi sembrava anche
provocante. Mi piaceva ogni cosa che fosse così al limite. (...)
Per un po', nei primi anni sessanta, io e la mia famiglia tornammo negli Stati Uniti a vivere ad
Atlanta, in Georgia. Mio padre fu destinato là, così ci trasferimmo in un piccolo appartamento
vicino alla base militare. Mia madre la chiamava "via delle zanzare". Non ci sono molte zanzare
in Germania, mentre quel posto ne sembrava completamente infestato .
C'era la possibilità di condurre una vita sociale attiva per le famiglie dei soldati alla base di
Atlanta, così si usciva spesso ed era divertente. I soldati e loro mogli erano giovani, la
maggior parte fra i diciannove e i venti e il rock'n roll risuonava dallo snack bar "Px". Quello
era il posto dove era possibile comprare i dischi, le radio a transistor, così come un dopobarba
o un paio di calzini.
Era facile sentire del rock'n roll anche in piscina. Sembrava ci stesse benissimo con il sole,
i giornali a fumetti e le patatine fritte. Nei fine settimana c'erano delle feste da ballo con
le migliori band di twist. Mamma, mia sorella Beverly ed io avremmo voluto sempre essere lì.
(...)
Presto però mio padre fu di nuovo destinato in Germania, quando io avevo undici-dodici anni.
Pirmasens era uno di quei posti molto violenti e dai quali ognuno cerca di scappare. Chi viveva
lì poteva lavorare solo in fabbrica e tutta la città era ricoperta da una nube puzzolente. La
popolazione era composta da un miscuglio di soldati americani e di loro annoiati dipendenti, più
un sacco di tedeschi arrabbiati. Tedeschi ed americani non andavano molto d'accordo.
Non avevo molti amici e del resto non ne ho mai avuti. Intorno al mio palazzo i ragazzi passavano
le giornate seduti sulle altalene e a sputarsi l'uno con l'altro. Se qualcuno avesse portato in
cortile delle biglie o dei soldatini, gli altri ragazzi glieli avrebbero di sicuro rubati.
Eravamo tutti pieni di odio ed avevamo tutti gli stessi problemi: padri che bevevano fino alla
morte e picchiavano le madri, ed entrambi che se la prendevano con noi. Tu puoi cercare di fare il meglio che puoi. Ma essere un miserabile sembrava assolutamente normale. Non c'era altro esempio.
E' stato a Pirmasens che ho fatto il mio primo incontro con la violenza. Successe fra me ed un
ragazzo che si chiamava Krudd. Come me, Krudd aveva una madre tedesca e suo padre era di stanza
alla base militare (...).
A scuola valeva meno di zero a livello di stato sociale. Non era certo
popolare. Inoltre puzzava ed era un bel po' sovrappeso. Dava i brividi e così era trattato dagli
altri ragazzi. Così io e Krudd avevamo qualcosa in comune. Nessuno dei due era popolare. Eravamo
entrambi dei perdenti.
Ma Krudd aveva una cosa in più. Possedeva una chitarra folk Framus Tobacco Sunburnst, che in
qualche modo diventava molto rock'n roll quando lui la suonava facendo le sue smorfie bovine.
Possedere una chitarra era davvero un mistero. Nessuno sapeva suonare la chitarra un granché per
la musica rock'n roll, così fui molto felice di stare a guardare Krudd mentre mi mostrava un po'
di cose sulla sua chitarra. Mi fece vedere "The House of the Rising Sun" in accordatura aperta ed
io cercai di provarla. Ma la novità della chitarra scomparve presto: io ho sempre avuto uno
scarso livello di attenzione in ogni cosa. Inoltre i miei rapporti con Krudd erano peggiorati.
Così un giorno a scuola, prima che iniziassero le elezioni, stavamo litigando e lui mi colpì con
un pugno in piena faccia, facendomi finire col sedere per terra. Ho pensato che il combattimento
fosse finito, gli insegnanti si arrabbiarono moltissimo e volevano che ognuno si fosse seduto per
iniziare la lezione. D'accordo con il codice d'onore del posto, io avrei dovuto prendermi la
rivincita più tardi.
Era come se dovessi andare al mio stesso funerale. Mi sentivo male, ma non c'era niente che
potessi fare. Dopo la scuola sarei dovuto entrare in un ring composto di spettatori beffardi e
antipatici, i quali sapevano che io non ero capace di fare a botte, ma dovevo farlo. Stavolta
tutta la mia capacità teatrale e fantasiosa non mi avrebbe aiutato. Era ovvio che Krudd mi
avrebbe pestato a sangue. Era più alto e più grosso di me e mi aveva già picchiato un'ora prima.
Non potevo lasciare che succedesse di nuovo e visto che l'avversario era troppo forte per
affrontarlo a calci e pugni, feci quello che dovevo fare.
Gli puntai contro un coltello. Era un coltello a serramanico con il manico di madreperla, con una
lama di quattro pollici. Armi come pugni di ferro e coltelli a serramanico potevano essere
comprati liberamente in Germania ed ognuno li portava. Questo fece indietreggiare Krudd e lo
indusse a ripensare alla cosa con maggiore attenzione. Per ironia della sorte, fui capace di
tenere sotto controllo la situazione. Mi bastò "bluffare" un po' assumendo l'aria truce di chi
sa quello che fare e muovendo un po' il coltello nell'aria. era una cosa seria: nessuno, oltre
ai miei genitori, mi aveva mai picchiato prima. Krudd mi faceva paura, così fu un bene che decise
di non avvicinarsi. Non c'è bisogno di dire che in questo modo persi la sua amicizia, ma che me
ne poteva importare?
A Pirmasens è legata anche la mia prima esperienza con la morfina. Un giorno trovai un bel po'
di queste fiale di morfina nascoste in un secchio della spazzatura, dietro ad un garage.
Qualche povero giovane soldato doveva averle messe lì pensando di usarle in seguito. Fu
in quel periodo che Elvis Presley fu destinato militare in una base della Germania e si
dice che lì abbia cominciato a prendere droghe per restare sveglio durante i turni di guardia,
in quelle rigide notti di inverno. La morfina era confezionata in tubi tipo da dentifricio color
kaki con un grosso ago in cima. Tu infilavi l'ago nella coscia e iniettavi la droga dentro la
carne. Io non conoscevo le droghe allora, mi sembrava una cosa troppo cattiva da fare per come
ero io a quel tempo. Apparivano come una minaccia, vista l'enormità dell'ago, ma non sapevo che
un tossicomane avrebbe tranquillamente ignorato quell'inconveniente e se le sarebbe fatte lo
stesso. Gli aghi sembravano minacciosi e pericolosi, ma io presi lo stesso quelle fiale e le
portai giù al cortile per mostrarle agli altri ragazzi. Oggigiorno, sarei diventato davvero
molto popolare se avessi potuto portare ai ragazzi roba del genere, ma allora nessuno ne sapeva
molto...
La morfina è come l'eroina, nella sua forma più antica. Un biglietto di viaggio per la "nuvola
numero nove", dove le sensazioni sono più che mai lussuriose. (...)
Comunque sia, già dall'età di dodici anni sapevo di essere un perdente. Non riuscivo ad
immaginare un futuro per me stesso. Pensavo che l'unica cosa in cui potessi sperare era
entrare nell'esercito. Ma non l'ho mai fatto, se si eccettua una settimana nei boy-scout.
Quando ho sentito i Beatles per la prima volta, mi sono comprato una radio a transistor,
mi sono tagliato i capelli come i Beatles e mi sono cominciato a vestire come loro. Sembra una
cosa pazzesca ora, ma era il 1963 e i Beatles rappresentavano una gran cosa. Mi identificavo
in queste canzoni rock'n roll che venivano suonate da Radio Luxembourg, la stazione pirata che
trasmetteva diffondendo il canale inglese. Si sentivano canzoni dei Searchers, dei Beatles e
di Dave Clark Five.
Io e mia sorella Beverly andavano anche a vedere film come "Blue Hawaii" con Elvis Presley e
"The Parent Trap" con Hayley mills. Quando uscì il film dei Beatles, "A Hard Day's Night",
tutti i ragazzi al cinema si innamorarono di loro. All'uscita erano tutti entusiasti.
Una volta, in quei giorni, stavo vuotando il secchio dell'immondizia e trovai una scatola con
dei vecchi numeri di Playboy. Li portai a casa per guardarli. C'era un articolo su un lottatore
di wrestling chiamato Gorgeous George che attirò la mia attenzione. C'aveva qualcosa del maniaco.
In qualche modo, la mia reazione a quell'articolo mi fece venire l'ispirazione per il nome di
Dee Dee. Non sembrava simile a nessun altro. Mi piaceva. Prima di dentare famosi, i Beatles si
facevano chiamare Silver Beatles. Credo che ognuno volesse un nome che suonasse in modo fare
scalpore. Così John Lennon si faceva chiamare Johnny Silver, George era George Perkins e Paul
era Paul Ramone. Pensavo che fosse abbastanza oltraggioso cambiare nome per scegliersene uno
apposta, ma l'idea mi piaceva. Mi ero perso in un'altra fantasia e cambiai nome, da Douglas
Calvin a Dee Dee Ramone. (...)
Speravo che le cose fra i miei sarebbero andate un po' meglio quando ci trasferimmo nella città
natale di mia madre, Berlino. Ma così non fu, né mi interessava molto. Ora avevo il rock'n roll
ed un'identità da difendere. Cercavo di non stare molto a casa e passavo le giornate in compagnia
del mio amico Robert a cercare relitti della guerra nelle aree bombardate per poi rivenderle ai
negozi di antichità. Il nostro punto di ricerca preferito era Potsdammer Platz, il posto dove era
il bunker di Hitler. Poi fu eretto il muro, e quella diventò zona probita per gli americani. (...)
Nessuno della mia famiglia era mai a casa. Mamma portava Beverly alle lezioni di ballo, mio padre
era perso chissà dove. Così me ne stavo lì ad ascoltare gli show alla radio delle Forze Armate,
roba come "Dang Me" di Roger Miller. Oppure leggevo riviste come "16" e "Hit Parade" che
parlavano di gruppi come i Monkees, Paul Revere and the Raiders. E poi cercavo di suonare la
mia chitarra elettrica italiana, che avevo comprato alla Music Haus Am Zoo, vicino ad Ausburger
Platz. Andavo lì ogni giorno a gurdare le chitarre esposte in vetrina. Quella che mi piaceva di
più era una Sunburnst Echo verde, con tre pick-up bianchi e la leva per il tremolo.
Le Band a Berlino suonavano al Liverpool Hoop e al liceo americano. Montavano i loro impianti
di
amplificazione Selmer e i loro amplificatori Vox e suonavano gli hit del momento, come "Working
in a Coal Mine", "The Midnight Hour" e "Gloria" degli Shadows of The Night. Queste band erano
fantastiche. I migliori erano gli Hound Dogs, i Restless Sect e specialmente i Boots.
In quel periodo cominciai a drogarmi. C'erano un sacco di spacciatori intorno alla zona di
Braunhoff Am Zoo. Riempivano le siringhe ipodermiche da grosse bottiglie di plastica piene di
morfina liquida. La droga tedesca era strana, ma divertente. Sentivi come una scossa elettrica
quando te la iniettavi. Dopo di che diventavi completamente insensibile. Lo avrei fatto anche più
spesso di quello che lo facevo, forse tre volte in un mese, ma all'epoca avevo molta paura di mio
padre. Più tardi, quando ci trasferimmo a New York, la questione delle droghe sarebbe diventata
iù seria. (...) Era un gran periodo per la musica e mi capitò di vedere i Troggs, i Kinks, gli
Small Faces, gli Hollies, i Beach Boys, i Rolling Stones, gli Who e i Walker Brothers.
Un giorno mi svegliai e Berlino era completamente ricoperta di manifesti con la foto di Jimi
Hendrix. Aveva un'acconciatura afro, stringeva i denti e suonava la sua fottuta Stratocaster
dietro la testa. Doveva fare il suo primo concerto a Berlino. Mia madre, mia sorella ed io
scappammo a New York pochi giorni dopo, così mi persi lo show. Mio padre era uscito
definitivamente di senno ed eravamo dovuti fuggire per salvarci la vita.
Capitolo 3: "L'estate dell'odio"