Poison Heart

Capitolo 19: "Back To The Village"

L'unica cosa che mi rimaneva da fare era uscirne per tornare alle mie radici. Così feci ritorno a Manhattan e presi un appartamento sulla 10ma strada nell'East Village. Li portai la mia chitarra, i miei dischi e un materasso.
Era il 1989 ed ogni cosa all'East Village era come al solito. L'intera atmosfera era piena di droga. Ero scioccato per come erano finiti tutti male - Stiv Bators, Richard Hell, Johnny Thunders, Cheetah Chrome. Tutti i miei amici erano senza lavoro, senza soldi, senza casa oppure battevano le strade in cerca di droga. Nessuno ti mostra simpatia quando sei una rockstar fallita.
(...) Camminando fra la Prima e la Seconda Avenue, si doveva passare attraverso un sacco di spacciatori e tossici. Andai fino alla Terza Avenue, per incontrare Johnny Thunders. Aveva un cattivissimo aspetto. Tremava e si capiva che aveva bisogno di un buco. Cominciammo a parlare e lui mi chiese se volevo andare a casa di un suo amico che lo ospitava.
Il suo amico viveva ad Astor Place, che era nelle vicinanze. Johnny si precipitò nel bagno per tirare un po' di cocaina. L'appartamento del suo amico era abbastanza carino ed ero contento di essere lì. Misi su un nastro con le nuove canzoni di Johnny ed erano molto buone. Il registratore, invece, aveva dei problemi e si mangiò tutto il nastro.
"Merda, Dee Dee", disse Johnny, "era l'unica copia che avevo di quelle canzoni! Non sarò mai capace di ricordarmele! Oh, bene", e rise con quella sua pazza risata che assomigliava al rumore che si fa quando si gratta con un'unghia su una lavagna. "Fanculo, uomo! Il nastro è rovinato! Avrei potuto barattarlo con il mio pusher Billy per qualche tiro!"
Alla fine si stancò di lamentarsi e tornammo al mio appartamento sulla 10ma strada. Salimmo le scale e lui mi chiese se avevo un cucchiaio. Da quando avevo smesso con la droga, ne avevo parecchi. Ne prese uno e andò nel bagno. Dopo vidi il cucchiaio, era stato scaldato sotto per scigliere la droga. Un pezzetto di ovatta, macchiato di sangue, era rimasto su un lato del cucchiaio. Lo presi e lo buttai nel cestino. Che amici perdenti che avevo. (...)
Sapevo che il management dei Ramones non sapeva che fare con me. Quando andai ad incontrarmi con Gary Kurfirst, non ebbe niente di positivo da dirmi sulla possibilità di mettere su una nuova band insieme. Nessuno alla Sire Records voleva farsi vedere. La sola cosa che Gary riusciva ad immaginare era che i Ramones avessero bisogno di nuove canzoni, così mi mandò da Andrea Starr, che lavorava con il mangament dei Ramones ad Overland. Andrea sembrava che stesse dalla mia parte. Lei ed io eravamo sempre andati d'accordo in passato. Andrea aveva anche cercato di aiutarmi con l'album "Dee Dee King", ma invano. (...) Ma stavolta sembrava proprio che neanche Andrea sapesse cosa fare con me. Stavo per attraversare un altro brutto periodo della mia vita; tutti avevano i loro problemi ed io ero alla fine della lista di tutti quanti.

capitolo 20: "Paris"

 

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