Poison Heart

Capitolo 16: "Alligator Alley"

Il fatto di essermi dedicato al rap non aumentò la mia popolarità. Quando mi presentai per girare il video di "I Wanna Live" indossando vestiti da rapper, il resto della band saltò fino al soffitto. Ce l'avevano con me ed io con loro. Mi sentivo da schifo ed avevo tendenze suicide. Era divertente il fatto che io volessi morire proprio mentre stavo girando un video intitolato "I Wanna Live".
Marc Bell venne a trovarmi. Per lui valeva ancora la pena mantenermi nella band come songwriter ed era preoccupato per il suo futuro. Aveva dei conti da pagare. Era normale. Toccava a lui ora cercare di tenerci insieme. E tentò l'approccio del "coniglietto".(...)
Anche il regista del video ce l'aveva con me e voleva farmi causa. La faccenda si stava facendo complicata e e non sapevo davvero che cosa avevo fatto di così grave. Mi fecero firmare delle carte per farmi evitare cause legali. Quindi salimmo sun piccolo aereo e volammo ad Atlanta per uno ù show dal quale avrebbero tratto immagini live per il video. (..)
Eravamo abbastanza soddisfatti, pensavano che "I Wanna Live" sarebbe stato un grande successo e che lo avrebbero trasmesso su Mtv per tutto il giorno, si può dire che già stessimo contando i soldi. (...) Una volta, mentre eravamo sul furgone con Monte e gli altri, incontrammo ad una stazione di servizio Zippy, uno degli amici di Marc di Brooklyn. Zippy stava facendo rifornimento alla sua macchina, che sembrava molto confortevole, mentre il van dei Ramones era pieno di roba, così gli chiedemmo a Zippy:
"Dove stai andando, amico?"
"In Florida, amici miei. Miami, Florida per essere esatti. Sì, sì amici miei, anche Zippy a volte si prende una piccola vacanza".
"Possiamo venire con te?", chiedemmo io e Marc. "Stanotte suoniamo a Miami e sarebbe bello andarsene un po' in giro. Tre ragazzi di New York in giro per la Florida! Dai andiamo".
Monte si arrabbiò abbastanza, ma credo che Joey fosse contento di vederci andar via. Così salimmo in macchina con Zippy. (...) Il viaggio fu divertente, ma arrivati in Florida notai subito che lungo la strada c'erano solo cespugli secchi. In più sul ciglio della strada c'erano gli alligatori fermi a guardarci e vidi anche un serpente attraversare la strada mentre stavamo passando. Zippy cercò di passargli sopra, ma finì con le ruote fuori strada. (...) Non appena la macchina mise le ruote fuori dalla strada, i cespugli intorno cominciarono a bruciare perché erano secchissimi a causa del sole. La strada è conosciuta come Alligator Aleey, centinaia e centinaia di miglia in mezzo al nulla nell'autostrada verso Miami. Non è esattamente un posto adatto per fermarsi. Saltammo giù dalla macchina appena in tempo prima che cominciasse a bruciare.
Marc aveva promesso a Monte che si sarebbe occupato di me e che saremmo arrivati in tempo per lo show. (...) Gli alligatori erano tutti intorno a noi e stavo diventando paranoico. Mi facevano paura da cacarmi sotto con i loro occhi e i loro denti affilati. L'ultima cosa che volevo era morire sull'Alligator Alley sulla strada per Miami. Era una cosa da pazzi. Miglia e miglia di cespugli devastati dalle fiamme. Più tardi, vedemmo il fatto alla tv al Miami Holiday Inn. Ero preoccupato che la plizia ci beccasse, ma non successe nulla.
Arrivammo in tempo per lo show nel retro di un pick-up che Marc era riuscito a far fermare sventolando un po' di biglietti da cento dollari al Buon Samaritano. Un vecchio pick-up si fermò e ci portò al teatro di Miami. Demmo al ragazzo 300 dollari. I fans erano già allineati fuori dal locale e non potevano credere che eravamo proprio io e Marc.
"Ragazzi, ma voi siete i Ramones?"
"Yeah. Scusateci, ma dobbiamo entrare per il soundcheck", rispondemmo mentre entravamo dalla porta sul retro. Zippy portava il cartello di Pinhead che in qualche modo era riuscito a salvare dalle fiamme. Fu lo stesso che i Ramones usarono fino alla fine. Povero Zippy.

Capitolo 17: "Happy Families"

Nonostante cercassi di nascondere molto bene i miei sentimenti, sapevo abbastanza bene che non ce l'avrei fatta più per molto. Mi fu spiegato che i Ramones erano il mio lavoro e che io dovevo farlo. Ma mi sentivo depresso, come se mi avessero lasciato solo a farlo. Si aspettavno solo che scrivessi una canzone dietro l'altra e dopo nessuno mi ringraziava neanche. Tutto quello che mi concedevano era che avevo "attitudine". Uno dei nostri batteristi, Richie Beau, era bravo a scrivere canzoni. Scrisse "Somebody put something in my drink". Joey era bravo, scrisse "Sheena", "Beat on the Brat", "Judy is a punk" e "I don't care". Insieme scrivemmo "Glad to see you go", lui aggiunse la musica ai mie versi. In seguito scrisse "I wanna be sedated", "Rock'n'Roll Radio" e parecchie altre grandi canzoni dei Ramones. Tutta la band scrisse insieme "Pinhead". In seguito, con canzoni come "Psychotherapy", io cercai di far sì che Johnny Ramone si sentisse meno insicuro per metterlo di buon umore. Avrei dovuto cercare di motivarlo, inserendolo nelle situazioni in cui si scrivevano nuove canzoni, piuttosto che regalargliele. Johnny Ramone è inserito nei credits di "Psychotherapy", ma l'ho scritta io. E potrei continuare a lungo.
Era un'assurdità. Sapevo bene che io e Joey eravamo due persone difficili, bisognose di molte attenzioni e di baby-sitter. Ma troppo controllo era finito nelle mani dei tizi del music-business, il management e la casa discografica. Johnny prendeva troppe decisioni visto che non era l'autore delle canzoni. Avrei voluto che fosse stato lui a scriverle. Niente mi avrebbe reso più felice. Così era come vivere all'inferno.
Immaginate di essere in tour e che il management vi chiami ogni giorno alle sei di mattina per chiedervi se avete qualche canzone nuova, mentre voi state solo cercando di andare a letto. Qualcun altro della band è rimasto nella vostra stanza strafatto di coca fino alle 4 del mattino a piangere per i suoi conti da pagare e perché voi non avete scritto qualche canzone nuova. (...)
Fu dura registrare l'album "Brain Drain" perché tutti cercarono di farmi uscire fuori la merda. Avevo paura a stare intorno a loro, non finii nemmeno di registrare l'album. Tutti nella band avevano problemi: con le ragazze, problemi di soldi, problemi mentali. Non è facile stare con la stessa rock'n'roll band per tutto il tempo in cui sono stati insieme i Ramones. Mi impressionava il fatto che la gente continuasse a pensare a noi come ad una famiglia felice. (...) In qualche modo però ci amavamo. Continuavo a stare nella band percé ero confuso e senza aiuto, ma anche perché mi preoccupavo di loro, di come si sentivano, se erano felici. Mi preoccupavo soprattutto di Joey.
Mi sono beccato ogni sorte di abusi per il solo fatto di essere un Ramone. Una volta arrivai all'aeroporto di New York insieme a Monte e il resto dei Ramones stava già aspettando. Sembravano tutti su di giri. Andai da Johnny.
"John, che succede?"
"Lo odio", rispose riferendosi a Joey. Aveva una faccia spaventosa, i suoi occhi sembravano quelli di un killer ed era pieno di rabbia. Mi lanciò uno sguardo accigliato:
"Non vengo a Toronto, Dee Dee. Lo odio. Ha usato il nome dei Ramones per suonare al Ritz", disse riferendosi ad un concerto che Joey aveva fatto da solo.
"Era solo una festa, John..."
Johnny mi interruppe: "Non esiste! Non esiste! O tutto o niente! Affanculo tutti. Me ne vado! Non ho bisogno di questa merda".
"Beh... posso sapere almeno cosa ne pensa Joey?"
"'Fanculo! Vai via!", mi strillò dietro John. Così andai da Joey che aveva osservato la scena attraverso i vetri di un'altra stanza. Naturalmente non era disposto a cedere di un centimetro.
"Joey, amico mio, come stai?"
"Vaffanculo, Dee Dee. Tu sei amico di John. Non vengo a Toronto oggi, okay? Andate tutti a fare in culo!".
"Hey Joey, fratellino, amico mio.... ricorda, i bravi coniglietti prendono le carote. Saliamo su quell'aereo. Ci sono posti dove andare e piaceri di cui godere. E' una bella giornata! Di che ti preoccupi?"
Alla fine, Johnny chiuse la faccenda gridando contro di me nell'ufficio di Gary Kurfirst. Fanculo queste stronzate, pensavo fra me. Mai più! Perché Monte non aveva fatto un incidente con il van in modo da ucciderci tutti? Mi sembrava di aver speso gran parte della mia vita sull'asfalto, sarebbe stato perfetto morire sull'autostrada, ma era troppo facile.
Se fossimo andati a sbattere, forse sarebbe morto solo Monte. (...) Qualcuno avrebbe detto: "Finalmente giustizia è fatta!".
Mark avrebbe ballato intorno gridando: "Chicken Beak Boy!".
Joey sarebbe rimasto lì, ad arrotolarsi una ciocca dei suoi capelli, biascicando: "Vaffanculo Monte! Vaffanculo Monte!".
Johnny sarebbe stato contento come di fronte ad un albero di Natale con dei regali solo per lui.

Capitolo 18: "Down and Out"

Uno degli ultimi viaggi che feci in van coi fratellini fu nel tour degli States dell'89. Fu uno dei miei momenti di rottura definitiva con loro. A quel punto mi ero seriamente ammalato. Non la smettevo mai di vomitare. Non si poteva immaginare quanto ero magro visto che prendevo Stellazine, Buzzbar e trofennial. Assumevo dosi massicce di questi antidepressivi da arrivare al punto di essere sobrio. Come Marc e John ero rimasto sobrio per qualche anno. Joey invece beveva come un pesce e causava un sacco di problemi, che Marc e John sembravano ignorare.
Ero convinto che stessero cercando di forzarmi ad uscire dalla band. Davvero non so perché, ma mi sembrava che fossero particolarmente crudeli. Cercavo di far finta di niente, ma mi feriva. Ogni volta che vomitavo c'era sempre qualcuno che mi prendeva in giro - nessuno riusciva ad immaginare quanto fosse umiliante essere anoressico. Come fai a pralrne con persone che ti odiano? Ad ogni modo non chiedevo nessun favore, tanto nessuno me ne avrebbe fatti. Nemmeno a Monte, che in quel periodo era fin troppo impegnato a fare da baby-sitter a Joey e da schiavo ai capricci di Johnny Ramone. In quel tour attraversammo tutta la California, ascoltando il baseball alla radio per tutto il tempo. Ad un certo punto io infilai una cassetta di Reba McIntyre dentro lo stereo. VColevo sentire la canzone "Cathy's Clown", ma loro la tolsero subito.
"Scordatelo, Dee Dee!", dissero. Era la solita storia e non dissi nulla. Non volevano nemmeno sentire le mia cassette dei Motorhead, quando io li scoprii per primo. Per gran parte del tempo me ne rimasi seduto dietro al van a guardare fuori dal finestrino.
Quando arrivammo a San Fancisco avevamo un giorno libero. Io avevo smesso di prendere gli antidepressivi e stavo davvero male. Ma Monte non mi accompagnò in ospedale perché Johnny e Joey volevano andare in giro per shopping a caccia di poster di vecchi film, che tutti e due collezionavano per hobby. Così presi un taxi, trovai una clinica e mi feci visitare. Il dottore mi disse che a forza di non mangiare, avevo le batterie scariche. Mi fu suggerito di smetterla o avrei potuto avere anche solo tre settimane di vita.
Quando sei in una band, in tour, anche se sei malato lo show deve continuare. Così finii il tour. L'ultimo show che feci con loro fu a Santa Clara, in California. I Murphy's Law aprivano per i Ramones. Erano grandi, ma ci fu qualche problema e Jimmy Gestapo minacciò di rompere il culo a Johnny Ramone. Non so quale fosse il problema. Jimmy disse che Johnny non sarebbe stato al sicuro nemmeno a New York. Mi sembrò che la minaccia riguardasse anche gli altri Ramones. Ero preoccupato.
Così mollai tutto. Come Reba cantava in "Cathy's Clown", "...un uomo non dovrebbe camminare carponi". Fanculo, pensai. Posso avere una vita migliroe di questa. Voglio qualcosa di più di questa merda che mi sono beccato tutto il tempo solo perché ero Dee Dee Ramone. Mi sentivo di aver pagato abbastanza debiti all'intero dannato sistema e di essere abbastanza uomo da uscirne fuori. Dopo il volo di ritorno a New York, andai a casa a Whitestone, feci una piccola borsa e me ne andai per non tornare più.

capitolo 19: "Back To The Village"

 

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