Poison Heart

Capitolo 14: "Los Ramones"

All'epoca in cui i Ramones erano in tour in Sud America, l'ultima cosa di cui avevo bisogno era quella di assumere altra cocaina, ma ero più che mai annoiato ed è quello che ti fa precipitare nella droga. Quando finalmente atterrammo a Buenos Aires, che era l'ultima città di questa tournee particolare, stavo davvero male. Dopo aver passato la dogana lascia gli altri della band che chiacchieravano con alcuni fans. Avevo cercato della marijuana in ogni città del sud America, ma non avevo mai avuto fortuna. Era difficile da trovare. Stavo impazzendo per questo, così mi allontanai dagli altri per vedere se trovavo qualcuno in aeroporto che potesse aiutarmi. Incontrai un tizio, sembrava un gentleman latino-americano. Mi portò al parcheggio dell'aeroporto e dentro al suo van aveva dell'erba. (...)
Entrai nella sua macchina e mi condusse al mio hotel, Mi disse che avrebbe potuto avere tutta la coca che voleva, ma che non gli interessava. Mi disse di aver vissuto nella giugnla con gli indios in un campo di raffinazione di cocaina e di averne fumata parecchia prima di toccare il fondo. Quindi era riuscito a disintossicarsi. Mi disse di aver capito da quell'esperienza che con la droga non si vince.
"Dee Dee", mi disse, "lo sanno tutti che Che Guevara ha portato la droga negli Stati Uniti per fottere il sistema americano".
Da quel tour in sud America sono tornato a casa scontento. Prima di partire, speravo che fosse "the Big One". A Whitestone, il divertimento più grande era guardare le ragazze nei video degli ZZ Top su Mtv. Ero eccitato all'idea di vedere Rio, la città dove si trovano le donne più belle del mondo. (...) Quando Monte venne a prendermi per partire (...) sognavo di spiagge per donne in topless, ragazze e cocaina.
"Scordatelo, Dee Dee", disse Monte. "Andiamo solo a San Paolo e a Buenos Aires. Rio è una città adatta adatta ai party. Così ho detto al promoter di non organizzarci nulla lì".(...)
Quando arrivammo all'aeroporto, vidi Joey e gli altri che aspettavano l'imbarco. Si vedeva da lontano che nascondevano qualcosa, cercando di sembrare distratti, ma stavano recitando e lo facevo anch'io. (...) Passamo la dogana senza problemi e ci ritrovammo nelle nostre stanze dell'hotel di San Paolo. Non avevamo niente da fare. Io ero divorato dall'ansia, anche se il posto non era affatto male.
Avevo già ordinato la cocaina a qualcuno che doveva portarmela in albergo. Ci stavano mettendo un sacco di tempo ed io stavo proprio flippando.
"Fottimadri! Succhiacazzi! Vi odio tutti!"
Ero lì ad aspettare già da cinque ore e non mi ero mai sentito così in vita mia. Tutti mi avevano detto che era facile trovarla in sud America, che era eccellente, che costava solo 10 dollari al grammo e che era la più pura che ci fosse in giro. Perchè proprio io non potevo averla? Tipico. Nessuno ci portò nemmeno della marijuana. Era un incubo. Aspettai sveglio tutta la notte che qualcuno mi telefonasse, ma nessuno lo fece. Alla fine, dopo lo show, lasciammo che uno dei fans venisse nel backstage. Non lo facevamo mai, ma ero disperato. Mi dovetti sedere lì' a parlare con lui, mentre ci mise una vita per rollare uno spliff, che era composto al 90 per cento da carta e tabacco e da un piccolo pezzo di hashish nero che non mi fece assolutamente nulla.
Quando tornammo in hotel, speravo in qualche festa. E non rimasi deluso. Lo show era stato un grande successo a c'erano parecchie ragazze latine che ci giravano attorno indossando le più corte minigonne che avessi mai visto, offrendosi palesemente e cercando di salire nelle nostre stanze.
Al bar dell'hotel c'era l'elite delle creature notturne dell'underground brasiliano che ci stava aspettando ed erano tutti particolarmente su di giri. Che notte! C'era addirittura un dottore che dispensava cocaina ai pochi fortunati. (...) Mi stavo proprio divertendo, scendendo su e giù con l'ascensore, correndo su e giù per la hallm gridando.
La mia eccitazione tornò a farsi amara verso le otto del mattino, quando mi ritrovai distrutto nel coffe-shop dell'albergo. Ordinai un po' di birre e cercai di fare colazione per rimettermi in sesto. Dovevo ancora fare la valigia e c'era da prendere un aereo entro un'ora...

capitolo 15: "Heart of Poison"

 

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