Poison Heart

Capitolo 13: "Psycho Teraphy"

Quando feci ritorno a casa a Whitestone - l'aereo era atterrato a Newark nel New Jersey invece che al Jfk - stavo davvero male. Mi sembrava di sentire della musica classica. Accesi e spensi lo stereo. No, non proveniva dallo stereo. La tv? No, non erano suoni che venivano dalla tv. Guardai dappertutto (...) non riuscivo a capire da dove venisse la musica. Era sempre più alta.
Decisi di fare un bagno per calmarmi. Quando mi sedetti dentro l'acqua mi sentii come se mi fossi immerso in un mare ondoso, non nella vasca da bagno. Avevo chiuso le porte di vetro intorno alla vasca per trattenere dentro il vapore. Improvvisamente le porte esplosero e il vetro si ruppe in mille pezzi. L'esplosione fu violenta, ma nessuna scheggia finì col ferirmi. (...) Saltai fuori dalla vasca da bagno. Sapevo che quello era un messaggio dall'inferno. Diventai subito paranoico. Venti minuti più tardi ero al telefono. "Salve, qui è Dee Dee Ramone... sto diventando pazzo. Mandate un'ambulanza!" (...)
Ma dopo aver chiamato il 911, telefonai a Tony Blow, il mio spacciatore di coca. "Ciao Tony, sono Dee Dee. Puoi portarmi qualcosa subito? E' urgente". Lui arrivò, mi diede un po' di coca e io la sniffai. Subito dopo nel mio appartamento sbucarono dal nulla polizia e infermieri. Cristo, pensai, sono in arresto. Ma il detective fu gentile. Rimasi di stucco.
"Dee Dee, amico mio", disse, "non ti andrebbe di fare un giro downtown?". Questa era almeno la quinta volta che mi portavano via.
Non sapevo che pensare, ma immaginai che era comunque un modo per uscire da Whitestone. Avevo bisogno di andare in città per comprare altra cocaina. Tutto quello che riuscivo a pensare era: ancora coca, ancora coca...
"Signor detective", dissi cercando di essere gentile, "pensa che possiamo passare da East Village per un minuto?"
"Perché no, Dee Dee?", rispose. "Mi sembra un'ottima idea".
E' un miracolo, pensai.
Cominciai ad immaginarmi un piano. Appena arrivati intorno alla 10ma strada all'East Village sarei saltato giù dalla macchina e sarei scappato via. Ma il poliziotto non mi stava portando lì, cercava solo di essere gentile per portarmi in ospedale prima che impazzissi del tutto. Aveva già avvertito lo staff del Gracie Square, e tutti mi stavano aspettando in strada.
Di solito riuscivo ad orientarmi bene a Manhattan, ma stavolta ero così sconvolto che non mi riuscivo a rendere conto di dove fossimo. Non era downtown, eravamo proprio di fronte all'ospedale Gracie Square e il dr. Finkel, che aveva assunto il mio caso dal dr. Hanch dell'Odissey House, mi stava aspettando insieme al personale pensando che acchiapparmi sarebbe stato difficile. Invece mi presero facilmente, mi portarono in una stanza e mi fecero una massiccia dose di torazina per calmarmi. Il dr. Finkel prese lo stetoscopio ed un blocco notes e cominciò a visitarmi. Dopo tre minuti, la durata minima legale per una visita, mi dichiarò totalmente pazzo e mi fece mettere nella "quiet-room" per la notte.
Tutto quello che mi ricordo del resto è che mi svegliati il giorno dopo in una stanza con le pareti di gomma al Gracie Square, una istituzione ben nota a New York. Assomigliava a quel posto che si vede nel video dei Ramones, "Psycho Teraphy". Faceva davvero paura. Ero abituato al peggio, ma stavolta... essere attorniato da un gruppo di maniaci era davvero troppo per me. Non avevo idea di dove fossi, poteva essere Manhattan, Queens, o anche la California. Sapevo di essere rinchiuso, anche se non in prigione. (...) La stanza di gomma. Era una cosa da pazzi. All'inizio credetti di impazzire, poi caddi ina una depressione senza speranza. (...) Quando c'erano dei problemi era di solito perché qualcuno guardava male un altro. (...) Il Dr. Finkel decise di mettermi in una stanza con altri ragazzi, meno danneggiati mentalmente. Stavo insieme ad un grosso ragazzo nero chiamato Tree Top ed un travestito spagnolo molto sovrappeso. (...) Io ero il più vecchio là dentro, il solo tossicodipendente e l'unico che non si era mai fatto di crack. Non riuscivo ad entrare in sintonia con questa nuova ondata di drogati. (...) Tree Top era un po' stupido e non voleva uscire dalla stanza se io non andavo con lui. (...) Alla fine lui e il travestito mi fecero uscire fuori dai gangheri e finalmente diventai matto sul serio. Rigirai un bidone dell'immondizia e cominciai a sbatterci sopra una lattina di Coca Cola.
"Buongiorno, fottimadri! Buongiorno, luridi stronzi! Buongiorno, mi sentite? Vi faccio sputare l'anima. Mi avete fatto impazzire, siete contenti ora?"
Subito mi bloccai. Il travestito aveva un'espressione molto dispiaciuta e Tree Top era spaventato a morte e si nascose fra il letto e il muro. Presi una busta di plastica nera e cominciai a infilarci dentro la mia roba.
"Ciao, ciao... stronzi", gridai.
"Dove stai andando?", disse Tree Top.
"Esco di qui! me ne vado!"
"Oh, Dee Dee caro", disse il travestito. "Se fai casino qui attorno, ti ributteranno dentro la stanza di gomma".
"Anche se io me ne voglio semplicemente andare?", dissi un po' sconfortato.
"Gesù Cristo!", disse Tree Top. "Non puoi andartene da qui quando vuoi. Questo è un istituto per malati di mente! Tu hai perso tutti i tuoi diritti umani quando ti hanno chiuso qui... quindi falla finita!"(...)
Mi lasciarono andare solo due settimane dopo. Quando tornai nel mio appartamento a Whitestone avevo la barba. La cosa fece incazzare tutti. Johnny Ramone era contrario a che io portassi la barba. Per i successivi cinque anni combattei per il diritto di portare la barba, visto che tutti i miei psichiatri la portavano. A volte me la facevo crescere e poi la tagliavo. Feci a me stesso la promessa che un giorno avrei fatto come volevo. Come Fidel Castro, il dr. Finkel, gli ZZ Top o il tipo che era raffigurato nel pacchetto di cartine che usavo per fumare marijuana. Immaginavo che la barba fosse un specie di premio che si guadagnano i tipi fuorilegge come me. Era come se per me significasse: "Stai lontano, non cazzeggiare con me!".

capitolo 14, "Los Ramones"

 

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