Quando non ero in tour con i Ramones, tornavo a casa nel mio piccolo appartamento
seminterrato a Whitestone, un quartiere noioso, pieno di persone della media
borghesia. Ho vissuto lì dieci anni, ma non mi sono mai sentito a casa. Il proprietario
abitava proprio sopra di me e non era certo il tipo da rock'n roll. Mi sentivo troppo
nervoso a suonare lo stereo o ad attaccare il mio basso all'amplificatore. Ogni persona
che abitava in quella zona era occupata da altre cose, come piantare stupidi girasoli
intorno alle loro case. Gesù, io sono più il tipo del vampiro, e non mi piace davvero
l'ambientalismo.
Un giorno il figlio del padrone di casa bussò al mio campanello. Mi stranii parecchio
a vedere questo ragazzino che stava fuori dalla mia porta di casa. Ero a disagio, l'intero
appartamento puzzava d'erba appena fumata. Gli dissi di tornare più tardi. Passò poco tempo
e lui era di nuovo alla porta a dirmi, in un inglese stentato, che era interessato
alle chitarre e roba del genere. Presi una delle mie chitarre elettriche e gliela diedi.
"Prendila", dissi.
Stavo cercando di fare qualcosa che mio padre non ha mai fatto per me. Non sapevo come
fosse la sensazione di avere un bambino. Non ne ho mai avuti, il che mi ha spesso
rattristato, ma non ora. La mia vita è stata talmente merdosa che è stato davvero
meglio che io non abbia mai cercato di formare una famiglia.
Malgrado Whitestone fosse un quartiere da media borghesia, era anche un posto dove
era facile trovare droga. Potevo farmi portare della cocaina facilmente, come se
avessi ordinato della pizza. Ma a quel tempo fumavo soprattutto erba. Ero arrivato
a farmene anche un'oncia al giorno, il che mi rendeva spesso molto ansioso.
Una delle cose che mi piacquero di più nel visitare un posto come Amsterdam era che
lì si poteva ottenere legalmente tutto quello che non si poteva avere negli Stati Uniti.
In Olanda si può comprare legalmente la cannabis. Il menu è scritto col gessetto su
delle lavagne nei coffee-shop, in modo da segnalare qual è la disponibilità del
giorno. La specialità da me preferita era lo "Zero Zero", un tipo di hashish oppiato che
mi faceva sconvolgere di brutto. Quando suonammo al Paradiso di Amsterdam, l'hash-store
del locale aprì subito dopo il sound-check. Così cercai subito di comprare la maggiore
quantità possibile di hashish, spiegandomi a gesti. Con le dita feci il segno dei due "zeri",
feci il rumore di chi fuma, mi presi il mio pacchetto e me ne tornai in albergo a fumare.
Tornare a Whitestone dopo quel posto era abbastanza triste per un fumatore d'hashish. (...)
Per un po' ebbi una ragazza in Inghilterra. Si chiamava Jill. La primna volta che la
incontrai aveva una felpa rossa e pantaloni neri di pelle. Era davvero carina, sia nel
look che nei miei confronti, ma alle volte scappavo terrorizzato a Whitestone, per stare da
solo. Non so perché. La droga e l'alcol avevano preso il sopravvento su di me, rendendo
tutto peggiore. Tutto quello che sapevo fare era suonare il basso e stare "on the road".
Dovevo andare in tour per pagare le bollette. All'epoca di quando fu pubblicato
"Pleasant Dreams" nel 1981, mi resi conto che ne avevo abbastanza. Mi resi conto che stare
sconvolto tutto il giorno non mi portava da nessuna parte. Finalmente cominciai a
frequentare un centro di disintossicazione nell'East Village, come paziente esterno. Cercavo
davvero di farcela e quando ebbi un po' di tempo libero a fine tour cominciai anche
a frequentare una palestra a College Point per fare un po' di pesi. Nessun altro
frequentatore della palestra sembrava averne bisogno, eccetto me. Io sono un magrolino
da 50 chili, gli altri erano tutti lavoratori dalle spalle grosse. La cosa mi faceva innervosire.
Un giorno qualcuno cominciò ad apostrofarmi. Io andai verso di lui e lo colpii allo
stomaco. Era troppo grande per colpirlo da qualsiasi altra parte. Lui rimase stranito. Tutti
lo erano. Non so perché, nessuno mi uccise ed io me ne andai con qualcuno che mi gridava
dietro: "Non farti mai più vedere qui!"(...)
Quando fui fuori salii sulla mia nuova macchina, che avevo acquistato a credito. Era una Camaro blu
metallizzato (...). Dopo l'incidente alla palestra, decisi che era meglio andare ad
una riunione di alcolisti anonimi piuttosto che tornare a casa e rompere la mia sobrietà. Mentre
pensavo a questo, uscii dal parcheggio senza notare una donna che spingeva un carrozzino proprio
davanti alla mia Camaro. Quando me la ritrovai davanti, invece di spingere il freno, puntai
il piede sull'acceleratore andando a sbattere contro un van parcheggiato vicino (...).
Appena arrivai alla riunione, sembrava che tutti ce l'avessero con me. Mi alzai e
cominciai a dire: "Salve. Mi chiamo Dee Dee e non bevo da 86 giorni". Nessuno mi credeva. (...)
In quel periodo John e Joey decisero di lasciarmi un po' stare. In fondo, stavo cercando
duramente di non bere e non mi facevo di coca da un bel po'. Ma, mentre la tensione fra Joey, John e me
cominciava a diminuire, fu il turno di Marc Bell ad essere preso di mira. Dovemmo
interrompere il tour per cominciare a lavorare all'album "Subterranean Jungle" a New York.
Facevamo le prove al Daily Planet, uno studio sulla 30ma strada che mi piaceva. Le
cose tuttavia non sembravano funzionare. Prepararsi per "Subterranean Jungle" fu una dura
battaglia. Marc stava cominciando seriamente a "flippare". Anni di abusi lo stavano
distruggendo. Aveva in mano quel "biglietto di sola andata" per un treno la cui
fermata successiva sarebbe stata gù dal burrone.
Marc veniva alle prove veramente fatto ed arrabbiato. Stranamente, sembrava felice della
sua condizione. Era inutile lamentarsi con lui. Avrebbe risposto che era stato dal
dottore per delle sedute talmente dolorose che il medico aveva dovuto dargli dei sedativi.
Quindi sarebbe corso fuori dalla stanza a ridere, per poi far ritorno.
Dovevamo davvero stare attenti a Marc, perché era incline alla violenza e pericoloso.
Nessuno voleva problemi con lui. (...) Alle volte stava così male che non potevamo provare:
si tirava giù i pantaloni, mostrava il culo e cominciava a muoverlo. Con le braccia simulava
il movimento delle ali, girava intorno alla stanza gridando: "Sono il ragazzo dal becco di
gallina!". Fu mentre registravamo a Long Island che Marc "flippò" completamente.
Appena arrivai agli studios, John e Joey mi aspettavano fuori dalla porta.
"Non entrare, Dee Dee", dissero.
"Cosa succede ragazzi?", replicai io.
"Vattene a casa", mi dissero. "Dentro c'è Marc, è completamente andato. Sta facendo
la sua solita danza del ragazzo dal becco di gallina. Fa davvero una brutta impressione".
Quella sera me ne stetti per conto mio a Whitestone, preoccupato per qualunque cosa. Quando il
giorno dopo feci ritorno agli studio, tutti i mobili erano capovolti, c'erano dei
vetri rotti ed una inconfondibile puzza di vodka e vino da quattro soldi. C'erano
delle persone che cercavano di pulire e Joey e John che mostravano a Billy Rogers, una batterista
session-man di New York, una canzone che volevano fare. Marc non c'era. Non ho mai
saputo cosa fosse successo veramente. Lo chiesi a John quando arrivai e lui mi guardò con odio.
"Mettiamoci al lavoro, Dee Dee!, mi rispose, come se questa fosse una spiegazione
per il fatto che Marc non c'era più. Credetti di essere nuovamente sulla lista nera di
John.
"Che schifo", pensai.
Il giorno dopo andai a Manhattan insieme a Monte per passare a prendere Joey e
portarlo agli studios. Quando Monte scese dalla macchina per suonare al campanello
di Joey, scappai. Andai fra la 10ma strada e la First Avenue in cerca di droga.
Incontrai una spacciatrice chiamata Baby e comprai da lei un po' di coca. Non pensavo
che mi avrebbe fatto così male, perché non sembrava tagliata.
Mi sbagliavo. Mi trasformò subito in un paranoico schizofrenico. Stavo diventando una
persona impossibile con cui avere a che fare. Nel tentativo di cambiare, tornai alla
clinica per disintossicazione ed andai anche da una pscihiatra privato. Ma niente
sembrava essere di aiuto. (...) Tutti erano arrabbiati con me per le mie bugie e per
il fatto che continuassi ad usare droga. La mia scusa è che erano stati proprio loro
a rendermi così.
Prossimo capitolo:
"Hard Pressed"