Poison Heart

Capitolo 10: "Fine del secolo"

La prima volta che incontrai Phil Spector fu in un club chiamato Whiskey a Go-Go sul Sunset Boulevard, ad Hollywood in California. Phil era lì per vedere i Blondie che suonavano quella sera. In qualche modo fui abbastanza fortunato da avere un giorno libero dal tour e di trovarmi a Los Angeles proprio quel giorno. I Blondie e Deborah Harry erano miei amici ed avevano cominciato ad avere successo con una canzone intitolata "Denis", che era stata prodotta da Richard Gottehrer. Ma Phil pensava che si poteva farla meglio ed era ossessionato dall'idea di togliere Deborah Harry dai Blondie, produrre un disco per lei e farla diventare una star da major. Forse si era innamorato di lei e voleva sposarla, chi lo sa?
I Blondie furono davvero bravi quella sera ed io mi stavo proprio divertendo. Deborah Harry era uno schianto e vestiva una delle minigonne più corte che abbia mai visto. Tutti i ragazzi si ammassavano sotto il palco, nel tentativo di guardare sotto la gonna. (...) Io ero già ubriaco quando ero entrato al Whiskey e quando iniziarono a suonare i Blondie avevo appena una minima idea di ciò che stavo facendo. (...) Dopo il concerto cercai di entrare nel backstage per incontrare la band. Puzzavo di Rum, ma non fu difficile per me trovare i camerini del Whiskey a Go-Go, visto che ci ero stato tante volte prima. Ma mentre salivo le scale fui bloccato da un uomo che teneva chiuse le tende. Era vestito con un mantello tipo pipistrello, aveva barba e baffi neri che gli conferivano un aspetto satanico, sembrava il conte Dracula. Solo dopo scoprii che era il re delle tenebre in persona, mr. Phil Spector.
"Dove pensi di andare?", mi chiese.
"Voglio vedere Debbie", gli dissi.
"Non in questa vita", disse lui.
Ma proprio in quel momento un ubriachissimo e sconvolto JImmy Destri aprì la porta del camerino e tutti quanti entrarono dentro oltrepassando Phil. C'era poco che potesse fare. Phil era furioso, perché Deborah Harry, accaldata e sudata, stava seduta nel camerino solo in mutande e reggiseno, visto che non aveva avuto ancora il tempo di cambiarsi. Non so se Phil avesse mai visto Deborah in questo stato, ma probabilmente non voleva che nessun altro lo facesse. Così era proprio incazzato e quando entrò nel camerino e vide Debbie che si comportava molto amichevolmente con me, non nascose il suo risentimento nei miei confronti, malgrado non mi conoscesse nemmeno.
Il nome di Phil Spector mi fu fatto di nuovo, subito dopo il mio ritorno a New York. Danny Fileds ci informò che Seymour Stein aveva deciso che sarebbe stata una buona idea far produrrre il nuovo album dei Ramones a Phil Spector. Questo accadeva nel periodo in cui la band era impegnata nella realizzazione del film "Rock'n Roll High School", nel '78 o nel '79. Penso che l'idea iniziale fosse di lavorare con Phil per la produzione della canzone "Rock'n Roll High School" per la colonna sonora del film. (...) A quel tempo Seymour era davvero impazzito per i Ramones. Ancora non avevamo tirato fuori un hit, ma nessuno ce ne faceva una colpa e si pensava che un film con musiche dei Ramones e di Phil Spector sarebbe stato un successo. Così Danny e Linda Stein mi invitarono per un pranzo di lavoro alla Russian Tea Room sulla 57ma strada, che era dall'altra parte del loro ufficio e non lontano dallo Studio 54.
I miei ricordi sulla date e gli eventi specifici sono sempre un po' confusi. A quel tempo ero pesantemente sotto effetto di sedativi e rischiavo di addormentarmi da un momento all'altro. Era difficile comunicare con me, non mi interessava nulla. Non mi ricordo nemmeno il viaggio in aereo che mi portò a Los Angeles per queste fatali session Ramones-Phil Spector. Penso di essere stato a Los Angelese per un paio di mesi a lavorare al film "Rock'n Roll High School". (...) Mi ricordo di essere stato ai Gold Star studios con i Paley Brothers a cercare di registrare una canzone chiamata "Come on, Let's Go", ma non mi ricordavo proprio come si suonava. Credo di aver suonato la semplicissima parte di basso un centinaio di volte, ogni volta commettendo qualche grosso errore. Forse i Gold Star studios erano un posto troppo storico per me. Era dove Phil Spector aveva fatto i suoi esperimenti da Frankestein e dove si pensava che i Beach Boys si fossero bevuti il cervello. (...)
Sotto il pavimento degli studios c'era una piscina che veniva usata come una camera per l'eco: quando Phil Spector iniziò a lavorare, gli studi di registrazione erano molto primitivi e si doveva ricorrere a trucchetti come questi per ottenere certi effetti. (...) Finalmente riuscii a completare "Come on, Let's Go" e malgrado le condizioni di registrazione la canzone venne fuori abbastanza carina. Dopo aver lasciato gli studios, insieme a Monte e la band andammo ad incontrare Phil. Ed Stasium ci scortò fino ad una sala prove da qualche parte ad Hollywood. Accordammo chitarra e basso e cominciammo a lavorare su "Rock'n Roll High School". (...) Quando fummo giunti a circa metà della canzone, Phil fece la sua comparsa nella sala, piazzò la sua valigetta aperta sul pavimento e cominciò a trafficarci attorno (...). Quando finimmo la canzone venne da noi a congratularsi dicendo che la canzone era davvero bella, ma io ero ancora sospettoso.
Penso che fosse uno dei test che Phil aveva pensato per noi prima di accettare se produrci o meno. Credo che il passo seguente fu quello di vedere se si poteva anche divertire a passare il tempo con noi. (...) Alla fine di quella giornata eravamo tutti parecchio distrutti, forse per colpa delle feste a cui partecipavamo tutti i giorni, così ci scusammo per il fatto che ce ne volevamo andare, dandoci appuntamento per il giorno dopo a casa di Phil a Beverly Hills.
Quando arrivammo, il posto sembrava una specie di fortezza. (...) Una volta dentro la casa, Phil ci condusse a fare un giro. Io sono un grande appassionato della musica di Phil Spector, mi rendevo conto di essere al cospetto di una grande leggenda del rock'n roll, e la cosa mi rendeva nervoso. Dopo il giro per la casa, lui lasciò me, John e Marky al piano di sotto nella sala del pianoforte, mentre salì al piano di sopra per parlare in privato con Joey. Dopo circa tre ore che aspettavamo senza fare niente, mi alzai ed andai a cercare Phil e Joey per vedere cosa stesse succedendo. Phil deve aver pensato che fossi un intruso. Veramente non so cosa lo provocò, l'unica cosa che so è che Phil apparve in cima alle scale gridando ed agitando una pistola e facendo una serie di mosse che sembrava Jimi Hendrix con una pistola al posto della chitarra.
"Non ci posso credere", pensai. "Mi sto annoiando a morte, me ne devo andare di qui".
"Phil", lo sfidai, "non so quale sia il tuo fottuto problema, stai agitando la pistola e facendo tutto questo casino perché vuoi portare via Joey dai Ramones? Io ne ho abbastanza. Me ne torno al Tropicana", che era l'hotel su Santa Monica Boulevard dove eravamo alloggiati.
"Tu non vai da nessuna parte, Dee Dee", disse Phil.
Mi puntò la pistola verso il cuore e disse a me e al resto della band di tornare nella sala del piano. Tutti si sedettero sul divano e si aprirono un'altra birra. Ci ubriacammo come pazzi (...), Phil era un ospite senza pietà. Quando scese giù si mise al pianoforte per farci sentire lui che suonava e cantava "Baby I Love You" fino alle 4.30 della mattina. Mi sentivo come se fossi del tutto impazzito.
Due settimane dopo Johnny Ramone, Marky Ramone, io, Ed Stasium e Phil Spector eravamo in un altro studio segreto di Hollywood. Avevamo lavorato 14-15 ore al giorno per tredici giorni e non avevamo ancora registrato neanche una nota. Non so perchè, ma cominciavo ad essere impaziente. Phil si sedeva nella sala di controllo ed ascoltava attraverso le cuffie Marky che suonava i colpi sulla batteria, ora dopo ora, dopo ora. (...)
Durante una pausa per il pranzo un paio di giorni dopo, chiesi ad Ed: "Dov'è John?", e Ed mi rispose: "Oh, John se ne è andato cinque ore fa. E' tornato a New York".
"Ma è una pazzia", dissi. "Non abbiamo nemmeno cominciato a registrare l'album".
"Beh, cosa posso dirti?", aggiunse Ed. "Penso che stesse cercando di nascondere tutta la sua ansia".
Quando vidi Marky gli dissi: "Marky, John se ne è andato. E' tornato a New York. Cosa pensi che dovremmo fare?"
"Andiamocene a casa", disse Marky.
Non so ancora come ci riuscimmo, ma in qualche modo prenotammo un volo per New York quella stessa sera alle sette. La mattina dopo eravamo all'aeroporto JFK. Ancora oggi non ho idea come fecero a registrare l'album "End of The Century", o chi ci abbia suonato il basso sopra.

Capitolo 11: "Chicken Beak Boy"

 

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