Poison Heart

Capitolo 25: "Buenos Aires"

Quando andai in Sud America l'ultima volta in giro con la mia nuova band mi ritrovai con un gruppo di piccole creature che mi seguiva ovunque andassi, non appena mettevo piedi fuori dall'ascensore del bell'hotel dove stavo nel centro di Buenos Aires. Avevano tutti indosso delle magliette dei Ramones, mi facevano domande, mi chiedevano autografi e di posare con loro per qualche fotografia. (...) Ero di nuovo imprigionato in una stanza d'albergo, ma stavolta non ero lì per abuso di cocaina. Avevo fatto una lunga strada. Scendevo solo alla piscina e me ne restavo sotto l'ombrellone cercando di rilassarmi.
Avrei potuto avere tutta la cocaina che volevo, ma avevo smesso. Ed ero felice di non dover soffrire come mi capitava allora. (...) Tornando a Buenos Aires con la mia nuova band non potevo credere a quanto i Ramones fossero amati lì. La loro presenza ha avuto davvero una grande influenza nei ragazzi di laggiù. Credo che sia perché i Ramones e i loro fan provengono dalla stessa situazione. Certo non la stessa di qualche fesso studente di Ann Arbor. E credo anche che se dovessi dire in cosa i Ramones hanno rappresentato qualcosa e quali valori hanno insegnato, direi che si tratta del fatto che c'è sempre una speranza e che ci si può sollevare dall'oppressione. Questo tipo di cose mi fanno veramente capire che è valsa la pensa continuare a suonare in una band.
In Argentina, uscii fuori dall'hotel e fui catturato da un sacco di ragazzini che si misero intorno a me a farmi domande. Ci sedemmo su un muretto, proprio come facevo con i miei "brudders" a Forest Hills tanto tempo prima. Cominciammo a parlare dei Ramones e poi la conversazione finì sulle chitarre.
"Dee Dee", disse uno di loro. "Tu suoni la chitarra alla vecchia maniera".
Quindi uno di loro mi chiese com'era quando io iniziai a suonare.
"Beh, sai, usavamo queste vecchie chitarre e ci attacavamo sopra un pick-up per attaccarlo allo stereo di mamma quando non era a casa".
Non ci potevano credere. "E' come facciamo anche noi, Dee Dee".
Cristo, pensai, siamo nel 1964 o nel 1992?
Andammo in un teatro per fare uno show per la televisione. Fu una rivolta. Durante una pausa della registrazione, andai vicino al palco e spiai da dietro la tende l'altra band che era prevista in scaletta. Da quello che potevo vedere sembravano molto influenzati dalla scena newyorchese. Avevano un tipo alla Johnny Thunders alla chitarra, contavano "uno, due, tre, quattro" come i Ramones e suonavano come i Pistols. Quando vidi i denti rotti del cantante, capii da dove venivano.

Capitolo 26: "Holland"

Certe volte l'ultima cosa di cui avevo bisogno era di imbattermi in qualche tizio insensibile del music business, come il promoter che stava a Nihagen, che prima mi invitò in Olanda dove formai un progetto musicale chiamato ICLC. Ero da solo, per nove mesi ho vissuto in un piccolo albergo vicino alla stazione di Venlo, una piccola città di confine dell'Olanda. Mi piaceva Venlo, ma posso dire che io non piacevo a lei. Con me era piuttosto ovvio. Così me ne andai di nuovo, stavolta ad Amsterdam.
Il mio primo appartamento ad Amsterdam era a Rosen Straat. Amsterdam è una bella città, piena di alberi e simile ad un villaggio. C'è uno spirito veramente libero e non è un posto dove andare per cercare di fare le cose sul serio. Ma io lo feci e non funzionò. (...) In Olanda, in due anni, non feci neanche un'amicizia. Andava così male lì che in estate quando volevo prendere una boccata d'aria tutto quello che facevo era starmene seduto sul bordo del canale cercando di nascondermi dai cittadini di Amsterdam notoriamente ostili nei confronti degli americani.
A rendere le cose peggiori c'era il fatto che i Ramones erano ancora insieme. Avevano fatto persino un live show su Mtv mentre ero ad Amsterdam. Sembrava che ogni piccola cosa che facessero poteva farmi incazzare. Erano orribili su Mtv, così vecchi, stanchi e rabbiosi. Anche se non avevo più niente a che fare con loro, era difficile toglierseli dalla testa. E' la maledizione della fama. Dopo lo show su Mtv la gente cominciò a farmi un sacco di domande. Perché Joey sembrava così a pezzi? Perché non cantava? Perché cantava CJ? E così via. L'opinione generale ad Amsterdam era: "Perché insistono ancora"?
Poi vennero in Olanda e fissarono una data a Rotterdam e tutti a chiedermi se potevo metterli nella guest-list. Vi immaginate? Due belle ragazze olandesi cercarono anche di fare sesso con me nella speranza che poi avrebbero potuto incontrare Joey Ramone! Ero stufo del fatto che così tante ragazze avevano fatto questo con me. Perfino la mia nuova ragazza Barbara era una grande fan dei Ramones. Aveva addirittura chiamato Dee Dee tutti i suoi pupazzi ed animaletti mentre era a Buenos Aires. Anche lei voleva andare a Rotterdam a vedere i Ramones.
Avevo incontrato Barbara nel mio precedente tour in Argentina, lei era di Buenos Aires. Per l'occasione era volata fino in Olanda per incontrarmi ad Amsterdam, dopo molte discussioni con i suoi genitori e con le autorità per il permesso di soggiorno. Dopo tutto, era molto giovane. Era quasi riuscita a persuadermi ad andare allo show di Rotterdam, quando ricevemmo una fanzine dei Ramones con la posta. C'era un'intervista con Johnny Ramone e gli chiedevano se i Ramones avrebbero mai fatto un altro show con me. "No", era la sua risposta. "CJ è il nostro bassista adesso".
Beh, era vero e di certo io non avevo fatto alcun tentativo di convincere qualcuno per suonare un ultimo show con i Ramones, ma si diceva in giro che il concerto di Rotterdam sarebbe stato il loro ultimo concerto. Così tutti in città cominciarono a farmi pressione per andare a suonare con loro. Alla fine feci sapere che sarei stato a new York il giorno in cui loro avrebbero suonato a Rotterdam.(...)
Invece portai Barbara al Melkweg, un club dove avevo suonato con i Ramones diverse volte. Ero abituato alle occhiatacce e a subire strani trattamenti e credo che non aiutasse il fatto di essere insieme ad una ragazza giovane e bella quando hai 43 anni. Ma quello era il mio stile. Non ci si può far nulla, giusto? Amsterdam sembrava il mio punto d'arrivo. Avevo corso per cinque anni dopo essere uscito dai Ramones ed ero stanco di correre.
Come io e Barbara ci accomodammo al bar, un'orribile ragazzina si avvicinò e disse:
"Tu sei come Bill Wyman, il perdente dei Rolling Stones?"
"Veramente non getto caramelle ai bambini", risposi. Cercavo di non guardarla, ma era furba. Se ne stava davanti a me aspettando una reazione. (...) "Tu devi essere la perdente del Melkweg", dissi e poi mi girai verso Barbara. "Ne ho avuto abbastanza. Andiamo a casa".
Le promisi che l'avrei portata a vedere i Ramones al CBGB a New York. Sapevo che avrebbero suonato ancora una volta lì per fare un po' di soldi per pagare Marc e CJ, la crew e un po' di fatture.
Mentre uscivo dal Melwkeg, sentii una voce che gridava imprecazioni verso di me in olandese. Mi girai e vidi che era la stessa puttanella di prima che aveva rotto il cazzo con la storia di Bill Wyman. (...) "La prossima volta che i Ramones suonano a Rotterdam, ti metto sul treno e ti mando nel backstage ad incontrare Joey Ramone, okay?", dissi alla ragazza tanto per togliermela di torno (...).
Io e Barbara camminammo lungo il Keizersgreacht fino al nostro piccolo appartamento di Hartenstraat, il cielo era bellissimo e pieno di stelle. Mi sentivo bene.
"Che bella serata", dissi. Barbara mi chiese: "Cosa hai fatto dopo aver suonato il tuo ultimo show con i Ramone?"
"Beh", le dissi in modo quasi paternalistico, "sai che feci? Dopo aver messo giù il mio basso per l'ultima volta, sono andato dal Pinhead e ho strofinato la sua testa per porta fortuna. E così è stato. Spero che i miei cari fratelli facciano lo stess. Hanno bisogno di tutta la fortuna che possono avere".
E mentre continuavamo a camminare, aggiunsi: "Sai cosa? Mi sento fortunato. Come può essere che le cose vadano così bene ad uno come me? E' incredibile!".

Capitolo 27: "Mechelen"

Era passato un anno da quella passeggiata fuori dal Melkweg. Finalmente, io e Barbara ce ne eravamo andati da Amsterdam. Un'altra coppia di americani che avevamo conosciuto ci disse che l'unico modo di sopravvivere lì era quello di rendersi invisibili. Avrei potuto anche farcela. Ma non ero felice. Mi sentivo come se se fossi stato letteralmente sbattuto fuori da quella città.
Io e Barbara ci spostammo a Mechelen, vicino Antwerp in Belgio, insieme a due cani che avevamo comprato lungo la strada, Kessie e Babita. Kessie era un vero cane da strada e anche lui odiava Amsterdam, e se ne stava in giro per la strada. Quando era in Argentina, Barbara aveva un pit-bull chiamato Doogie, così dopo un po', decisi che era meglio prendere un altro cane. Così prendemmo Babita, che era una specie di incrocio fra un piccolo Doberman e un Rottweiler.
Avrei potuto essere felice a Mechelen. Davvero, era noioso, però vivevamo in un bel posto ed era tranquillo. Era come Ann Arbor, a Detroit. Era davvero strano essere un newyorchese a Mechelen. Lì era piuttosto medievale. Cattedrali, strade in pietra, cartelli dipinti a mano, e alla domenica assolutamente nessun segno di vita.
I belgi sono oltretutto più amichevoli degli olandesi. Anche la polizia belga è solo un branco di fottuti bastardi, che si buttarono sul mio caso non appena misi piede lì. Si comportarono un po' come penso si siano comportati le truppe di rednecks in Alabama durante le tensioni razziali degli anni sessanta.
Come mi trasferii a Mechelen, trovai un avvocato ad Antwerp per avere un permesso di soggiorno. Lui mi suggerì che per diecimila dollari avrei potuto aprire una società editoriale che mi avrebbe accreditato per un permesso di soggiorno. Mi suonò bene e così dissi: "Okay. Facciamolo". Michael della Herzog and Strauss gli mandò immediatamente tutte le carte, ma il mio avvocato probabilmente non si occupò mai della faccenda. La sua assistente mi disse che io e Barbara risultavamo schedati dalla polizia, ma che una volta arrivate le carte si sarebbe risolto tutto. Le chiesi se io e Barbara nel frattempo dovevamo lasciare il paese per rendere la cosa legale. "No", mi rispose con tono snob. "Restate qui in Belgio dove siete al sicuro".
Al sicuro un cazzo, come scoprii più tardi. Le sole persone che sembrano conoscere davvero la legge sono i poliziotti.
Ero preoccupato, sentivo che i guai stavano arrivando sulla mia strada e, come al solito, avevo ragione. Io e Barbara fummo quasi deportati dal Belgio. Una mattina i poliziotti ci presero a Mechelen mentre uscivamo da un'edicola dove avevamo comprato i giornali. Senza nessun motivo ci caricarono in macchina e ci portarono alla stazione. Non mi fecero chiamare un avvocato. Sembravano così pieni di odio immotivato nei confronti miei e di Barbara. Ci minacciarono. Ci diedero un'alternativa: potete andare in Urss o in Cecoslovacchia, ma ormai siete sul computer per una violazione alle leggi della Comuniotà europea. Dovevamo andarcene. Perdemmo tutto quello che possedevamo. Non avevo droga addosso ed era ormai tempo che non ne facevo più uso. Non avevo armi. Non avevo neanche commesso un'infrazione al codice della strada.
Il mio avvocato di Amsterdam mi disse che mi avevano beccato per niente, che la polizia a Mechelen faceva spesso così e che nessun americano sarebbe stato al sicuro a vivere lì. Stavolta fui d'accordo con lui. Avevo imparato la lezione e non avrei fatto di nuovo lo stesso errore. Non tornerò mai più in Belgio.
In quel periodo un giorno mi chiamò mia madre. Fu strano. Non parlavo con lei da oltre quattro anni. Il mio ex-manager di New York le aveva dato il mio numero. Lei sembrava stare bene e fui contento che avesse chiamato. Le dissi che mi sarebbe piaciuto tornare a vivere in Germania, ma che era difficile perché non riuscivo ad ottenere un permesso di soggiorno. Lei non poteva aiutarmi perché ormai aveva perso la cittadinanza tedesca. (...) Adesso capivo perchè mia madre era stata quello che era stata quando ero giovane. Passare attraverso la seconda Guerra Mondiale, i raid aerei, l'invasione russa, la sua famiglia, mio padre come marito, non doveva essere stato facile. Oh... odio ammetterlo, ma anche con me come figlio. Ma per quanta simpatia potessi ora provare per lei, finii col dirle che la mia vera famiglia erano i Ramones. Che io ero Dee Dee Ramone e non Douglas Colvin. (...)
Subito prima di dover lasciare il Belgio avevo dovuto mettere in piedi una band per fare un tour in Spagna. Dovevo farlo, altrimenti mi avrebbero querelato. Nel music business sembrava tutto più disonesto che mai. Fu un tour da niente e dopo io e Barbare salimmo su un aereo per Madrid e volammo a casa in Argentina. Finalmente eravamo fuori di lì.

Capitolo 27: "Argentinian Farewell"

Sono seduto in una stanza. Non è la mia. Sono di nuovo in Argentina. Un tranquillo quartiere di Buenos Aires chiamato Banfield, nella casa della nonna della mia ragazza. Mi sto di nuovo nascondendo perché mi sento un miserabile e so che renderò miserabile chiunque mi veda. Così sto concedendo a tutti un break. Ho fatto qualcosa di stupido e adesso sto giocando con un cane che ho fatto entrare dal cancello e che ho subito chiamato Ramon. E' un grasso cane di strada che di sicuro ha combattuto contro qualche altro cane ed ha una leggera ferita alla gamba. Io ho un taglio sulla testa. Ho dovuto fare a botte con un fan dei Ramones.(...)
Quello che ci serviva era un visto per Barbara, per tornare in America dove sentivamo che le cose sarebbero andate meglio. Ma ci sarebbe servito un altro anno di tentativi. Lei era molto giovane, aveva un passaporto argentino e i suoi genitori non ci avrebbero di certo aiutato.
In Argentina è come fare un salto indietro nel tempo. Mi ricorda di quando l'America era un bel posto per viverci. Malgrado tutto sia difficile, la gente è migliore che in molti altri posti. L'aria è così piena di smog, che ti taglia i polmoni. Gli autisti dei bus sono dei killer. E' come una casa di pazzi. Ognuno butta nuvole di umo nero dagli scappamenti vecchi dritte dentro ai finestrini aperti della macchina a fianco. Tutti hanno i finestrini aperti perchè nessuno ha l'aria condizionata. Le macchine sono tutte vecchie e scassate, ma c'è un sacco di anima. E' molto funky.
I problemi iniziavano già dal dove ritirare i soldi per vivere. Il mio legale, Ira, era solito inviarmeli via Western Union a Cordoba e Suipacha. La corsa in taxi fino a lì era sempre un incubo. Prima di tutto faceva caldo, molto caldo. E poi il tassista finiva sempre con il chiacchierare in spagnolo senza fermarsi mai e sempre a proposito dei Ramones. Non riuscivo a capire una parola. Ogni tanto bisbigliavo un "sì". Oltretutto la sua testa si girava sempre verso di me, e non teneva mai gli occhi sulla strada. Così io assumevo un'aria terrorizzata fissando la strada fuori dal finestrino e sperando che ce l'avremmo fatta a passare indenni senza incidenti. (...)
Lungo la strada c'erano sempre blocchi della polizia. Una volta arrivati alla Western Union, entrai dentro e ne uscii con sei banconote da 100 pesos. (...) Avrei dovuto essere contento, ma non riuscivo mai a trovare pace. Mentre andavamo in macchina, dalla radio arrivò la notizia che i Ramones avrebbero suonato il loro ultimo show a Buenos Aires il 16 marzo. E anche Iggy era in cartellone. C'è sempre qualcosa che rovina tutto. Era la stazione Rock and Pop e trasmetteva no-stop la pubblicità del concerto dei Ramones e di Iggy.
Quindi ci fu un annuncio che anche gli Attack 77 erano stati aggiunti al programma. Che schifo. Non avevo voglia di vedere gli Attack 77 o la stupida faccia di Iggy e nemmeno le stupide facce di Joey, Johnny e Marky. (...)
Sembrava ovvio che per qualcuno io sarei stato obbligato a partecipare a quell'ultimo show. Tutti quanti nel quartiere cominciarono ad appestarmi per avere i biglietti. Una volta dovetti prendere la chitarra e mettermi in strada a suonare qualche canzone dei Ramones per calmare la gente. Era orribile per me. Ero veramente demoralizzato. Dal momento in cui i Ramones atterrarono al Buenos Aires International per il loro ultimo show di sempre, io avrei voluto essere morto. Finii con il promettere ad un po' di persone che avrei cercato di avere dei biglietti. Chiamai Rock and Pop, il promoter locale, nove volte e parlai con diverse persone. Non mi promisero nulla, eccetto che mi avrebbero richiamato, ma non lo fecero, così pensavo che alla fine non ci sarei andato al concerto. (...)
Ad ogni modo, pensavo che sarebbe stato troppo demoralizzante vedere i fan di Dee Dee Ramone sputare a CJ invece che a me, e vedere il pubblico cercare di mettere in difficoltà Johnny Ramone, cercando di farlo sbagliare e di renderlo ancora più arrabbiato.
Intorno al concerto si sviluppò un alone di rivolta, soprattutto quando il promoter ignorò un concorso per la vincita dei biglietti. Nessuno dei vincitori ebbe il suo biglietto, nonostante avessero fatto una lunga fila per averlo. (...) Io vidi tutto. Ero stato alla Western Union per prendere un po' di soldi e stavo andando al Dunkin' Donuts store per comprare sei biglietti per le sorelle di Barbara, Sofia e Rocio, e i loro amici. Il fatto di dover comprare sei biglietti per un concerto dei Ramones mi faceva divertire, non sapevo che al palazzo a fianco c'era stato questo concorso per i biglietti e i relativi disordini. Quando arrivò la polizia, tutte le finestre del negozio erano rotte. Della rivolta parlò anche Mtv.
Quindi mi chiamò Monte. E dopo dovetti parlare per telefono con Johnny Ramone.
"Non so proprio come siamo sopravvissuti al Metallica tour, Dee Dee", mi disse. "Sono mezzo impazzito. Sono tutti mezzi andati. Arturo è stato anche arrestato per non so cosa prima di partire per il Brasile. E' stato un incubo. Mi farebbe piacere se tu venissi allo show. Saremmo contenti di vederti".
"Ok", dissi. Malgrado i miei problemi, ero dispiaciuto per Johnny e gli altri Ramones.
Arrivai al loro hotel alle 5 del pomeriggio, l'ora in cui Monte aveva fissato un appuntamento con me. Io e la band avremmo dovuto suonare "53rd & 3rd" insieme al concerto. Dovevamo provarla al sound-check e poi andare a cena ed uscire.
Sembrava una cosa carina. Quello che nessuno di loro sapeva era che negli ultimi due giorni io avevo cercato di andare all'Ambasciata americana per ottenere un visto per Barbara, in modo da poterla portare a New York. (...) Sia io che mia madre possedevamo una malefica tedesca arte d'arrangiarsi, credetemi non è stato mio padre che mi ha insegnato a combattere. Ero così a terra che la chiamai: "Mamma, cosa dovrei fare?"
"Vai lì, combatti e strilla, questo è quello che feci io all'Ambasciata in Florida, Dee Dee. Solo così mi hanno prestato attenzione e ce l'ho fatta".
Così è quello che feci. Il gioron del concerto dei Ramones andai all'Ambasciata di prima mattina. Era già affollata. Camminai su e giù per il corridoio un po' di volte, ero molto nervoso. Andai dritto verso un poliziotto che era a guardia di un'entrata che sembrava quella di un bunker.
"Voglio entrare per avere un visto", dissi.
Quando fui al secondo cancello elettronico, cercai di allungare loro 300 pesos, ma non accettarono.
"Non facciamo più cose del genere, signore", mi dissero.
Fu così che per ottenere il visto bastò urlare un po', come mi aveva detto di fare mia madre. Avrei dovuto dare una festa per celebrare, ma il taxi doveva lasciarmi all'Hotel Hyatt per incontrare i Ramones. Per colpa della folla, il tassista non volle fermarsi, così saltai al volo fuori dall'auto. (...)
L'hotel era circondato da un cordone di sicurezza. C'era polizia dappertutto, fans ovunque. I promoter erano fuori dell'hotel. Mi videro e mi lanciarono una brutta occhiata. Io cercai di attirare la loro attenzione.
"Sono Dee Dee!", gridai. "Sono io".
Tutti i fans dei Ramones mi riconobbero e cominciarono a gridare "E' Dee Dee! Lasciatelo entrare", ma poi mi spingevano indietro.
La poliziai mi guardava con odio. Io notai Marky e cercai di attirare la sua attenzione. "Marky, aiutami!", gridai.
Fece finta di non vedermi. Si nascondeva dietro quegli occhiali da sole alla Elvis. Con la sua parrucca nera, il chiodo addosso e la sua bianca pallida pelle era talmente nella parte di Marky Ramone da sembrare irreale.(...)
In qualche modo riuscii a trascinarmi insieme a Barbara al di là delle guardie e quando finalmente riuscii ad entrare nell'hotel ero veramente incazzato.
Marky fu la prima persona che vidi.
"Ti odio", gridai. "Mi hai visto e non mi hai fatto entrare".
"Non è vero, non ti ho visto. Dee Dee, bunny chicken, dammi un bacio. Ti vogliamo bene".
Che schifo, pensai.
Monte era lì e sembrava davvero stravolto. Ero triste a vederlo così. Marc cercava di sorridere. Era quel tipo di falso sorriso che si impara a fare ad Hollywood e che mi faceva ancora più impazzire guardando la faccia da pazzo di Marc. (...)
Vidi Johnny Ramone e fui quasi per andarmene. Qui la cosa è seria, pensai. Sembrava davvero incattivito, era orribile. (....) Io e Barbara finimmo col cenare con loro nella sala dell'hotel e un po' di privilegiati fans dei Ramones si avvicinarono a darmi fastidio mentre cercavo di mangiare e di parlare con un preoccupato Joey.(...)
Dopo la cena andai al soundcheck nel van insieme al promoter e al resto delle band, eccetto Johnny Ramone che era troppo un miserabile per stare con Joey e Marc, così venne da solo in macchina insieme ad Eddie Vedder e i suoi amici.
Quando arrivarono allo stadio dove avrebbero suonato davanti a 90.000 persone, tutto era pronto per loro. Presero posizione e cominciarono a suonare. Il gruppo poteva impressionare gli altri, non me. Erano bravi, ma avevano perso la loro freschezza. Johnny Ramone sembrava più un giocatore di tennis che un chitarrista.
Alla fine non rimasi per lo show. Non avevo esattamente ricevuto un trattamento reale da parte dei Ramones, dei loro fans e di Rock and Pop. Avevo cercato di fare buon viso a cattivo gioco, ma non aveva funzionato. Andassero affanculo, pensai. Mentre tornavamo all'hotel, aprii la porta del van appena ci fermammo ad un semaforo rosso. Saltai giù, presi un taxi e prima che qualcuno si potesse rendere conto di ciò che era successo, ero tornato a Banfield, a casa della nonna di Barbara. Le sue sorelle, Sofia e Rocio, stavano litigando su chi sarebbe dovuto andare con chi con quei quattro biglietti che avevo dato loro, e così regalai anche i due biglietti che mi aveva dato Rock and Pop per riportare la pace. Così non andai allo show, me ne rimasi in cucina ad ascoltarlo alla radio, tamburellando nervosamente le dita sul tavolo ricoperto di linoleum.
Sentivo che non c'erano scuse per il modo in cui ero stato trattato. Era abbastanza sconsiderato chiedermi di andare allo show per suonare una canzone con loro, fissare un appuntamento e non prendersi nessuna responsabilità per quello che succedeva fuori dall'hotel quando avrei dovuto incontrarli.(...)
Una storia dei Ramone non può avere un lieto fine. Sono lieto che sia finita, anche se in parte è stato divertente. Non penso davvero che i Ramones dovrebbero tornare a suonare insieme. (...) Auguro a tutti nella band la miglior fortuna. Perchè le nostre relazioni si sono ormai danneggiate. Ci siamo fatti del male a vicenda. Il mio libro racconta la storia, una delle storie e sono contento di averla raccontata.

EPILOGO

Il 6 agosto del 1996, Dee Dee Ramone salì sul palco un'ultima volta con i Ramones, a Los Angeles e quello fu davvero l'ultimo concerto delle band che aveva contribuito a formare nel 1974.
L'epilogo scritto da Veronica Kaufman per questo libro non aveva molto più senso, per cui preferisco concludere con le parole scritte da Dee Dee per l'ultimo numero della sua fanzine, "Takin' Dope", uscita nei primi mesi del 2002. Una specie di autointervista, in cui una delle domande era: Dee Dee, ma tu li odi Johnny e Marky Ramone?
"Ho avuto i miei giorni buoni e quelli cattivi. Ho incontrato Johnny Ramone l'altro giorno per caso in un negozio di dischi di Los Angeles. Stavamo tutti e due a caccia di dischi e nessuno di noi ha creato motivi di tensione. Ci siamo accordati per incontrarci la prossima primavera a New York al Rock'n'Roll Hall of Fame Award per il quale sono stati votati i Ramones. E' davvero bello per me, ed è stato divertente rivedere Johnny Ramone. Marky Ramone mi ha chiamato quando i Misfits hanno suonato a Los Angeles. E' stato divertente rivedere anche lui. Sono andato allo show al Key Club. Marky sembrava sempre così Ramone, il taglio di capelli, il chiodo, le Chucks, era meraviglioso. Adesso suona la batteria per i Misfits. Lo show è stato grande e la gente li ha adorati. Mi hanno fatto anche salire sul palco a cantare qualche pezzo dei Ramones. Sono andato ad entrambi gli show ed erano esauriti. (...)
Mi manca un sacco Joey. Marky (il bravo coniglietto) e Johnny (il campione) sono troppo adorabili per essere odiati. Ed è così strano che i Ramones siano ancora così popolari"
.

Il 19 marzo del 2002 i Ramones si sono ritrovati insieme a ritirare il premio per l'ingresso dei Ramones, prima punk band, nella Rock'n'Roll Hall of Fame.
Dee Dee Ramone, alias Douglas Colvin, è stato ritrovato morto nella sua casa di Los Angeles dalla moglie Barbara Zampini il 5 giugno 2002. Accanto a lui le inequivocabili tracce di un'ultima dose di eroina.

Fine

 

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