The Briefs: "Non saremo mai i nuovi Crass, ma non si può
restare apolitici in questo pazzo mondo"
"Quando abbiamo iniziato
a suonare il nostro sforzo consapevole era quello di evitare di parlare di politica e focalizzarci
maggiormente sul sociale e sulla satira. Abbiamo scritto canzoni che parlavano d'amore e di malattie
veneree e dello strano mondo che ci circonda. Ma adesso penso che sia venuto il momento di essere
più politici. E' difficile non farlo, con quello che sta succedendo. Il governo Usa e George Bush
sono ormai completamente fuori controllo... beh, non è che diventeremo i nuovi Crass o roba del genere,
ma questo è un pazzo mondo e dobbiamo fare la nostra parte per cambiarlo".
Daniel J Travanti risponde alle mie domande fra una pausa e l'altra di un tour dei suoi Briefs e
viene subito al dunque. Come titolava un non troppo vecchio numero di Maximum Rock'n'Roll, "Still
apolitical?" (Ancora apolitici?), ecco un altro motivo di riflessione su quanto sia giusto un certo rifiuto
preconcetto da parte di molti nella "scena" punk verso qualunque cosa olezzi anche solo lontanamente di
"politico".
Ma questi non sembrano essere più tempi che giustificano il disimpegno gratuito ed è significativo che
l'invito venga proprio da una band come questa di Seattle, un folle quartetto (e per
folle si intende nel verso senso della parola, come scoprirete più avanti), attivo ormai da quattro
anni, capace di mettere giù quella che a mio avviso è una delle più riuscite miscele fra il punk rock
tradizionale e le follie e ruvidezze di quello che comunemente viene definito punk '77. Hanno pubblicato
finora un bellissimo album, "Hit After Hit", alcuni singoli ed una raccolta di vecchio materiale uscita di
recente sotto il titolo "Off the Charts", tutto per la Dirtnap Records.
Come hanno iniziato i Briefs?
"Ho incontrato Steve, l'altro chitarrista che conoscevo da prima, nel 1998 ad
un centro di igiene mentale fuori Seattle. Mentre stavamo lì abbiamo scritto dei
testi e cazzate del genere solo per passare il tempo e spesso scherzavamo sul fatto che
avremmo dovuto mettere in piedi una band. Quando sono uscito... un bel po' prima di Steve,
perché lui è davvero un fottuto pazzo... ho cominciato a suonare con me alla chitarra e
Lance al basso (lui ha solo quattro dita e il basso sembrava un'ovvia scelta),
scrivendo un po' di canzoni punk da 2-3 accordi, roba veloce, ma più lunga di due minuti.
Incontrammo Chris in un bar punk-rock dove mettevamo un po' di dischi e lui ci disse
che poteva suonare la batteria, che in realtà, mi ricordo, aveva appena iniziato a suonare.
Era perfetto. Subito dopo fu rilasciato anche Steve e dopo un po' riuscimmo a convincerlo
ad unirsi a noi ed è così che sono nati i Briefs. Non abbiamo mai trovato un cantante, quindi
ci siamo sempre alternati alla voce e così è rimasto. Il resto della storia è abbastanza banale,
abbiamo registrato, suonato alle feste, registrato altre cose e poi tour su tour e adesso siamo
qui: è qualcosa che è diventato molto più grande di quello che ci saremmo mai aspettati".
Quali sono state le vere influenze del vostro punk-rock?
"Ascoltiamo un sacco di musica diversa, ma soprattutto il primo punk,
quello che va dal '77 all'83. Gruppi come Pistols, Buzzcocks e Devo, più
la prima roba californiana come gli Adolescents, i Dickies, i Weirdos e
band come quelle... ma ad ispirarci non è solo la musica, altre cose che
hanno un'influenza su di noi sono gli stupidi show televisivi come 'Salvato dalla
campana' o 'Il prezzo è giusto', il vero prototipo merdoso della cultura
americana. Alla fine ci ispirano anche le cose che odiamo...."
Avete fatto tre tour negli Stati Uniti con i Damned, i Queers e i Rezillos.
Qual è la band che preferite?
"Beh... se devo dirne una... i Damned. Voglio dire, cazzo, sono i Damned dopo
tutto! Siamo cresciuti ascoltando quel gruppo, per noi è stato un vero onore. Fino
alla fine di quel tour abbiamo fatto "Jet Boy, Jet Girl" con Captain Sensible che
saliva su a cantarla. Siamo rimasti in contatto con loro, hanno davvero un buon senso
dell'umorismo... giù nella nostra sala prove abbiamo un paio di scarpe di Captain, non
sono sicuro del perché le abbiamo, ma sono fottutamente enormi e dobbiamo sbarazzarcene,
si prendono metà dello spazio e puzzano in modo terribile... qualcuno interessato?"
Siete stati di recente a suonare in Italia. Come è andata? E per favore, non rispondetemi
col solito fatto del cibo grandioso...
"Siamo riusciti a fare solo un paio di show, quindi non abbiamo visto molto.
Penso che potremo rispondere meglio a questa domanda quando torneremo lì il prossimo
mese di maggio... una cosa però è certa, abbiamo bisogno di imparare qualche parola
di italiano, almeno per chiedere informazioni e cose del genere... ci siamo
sentiti persi dal momento in cui abbiamo attraversato il confine!".
Com'è la scena di Seattle, la vostra città...
"Seattle, dove viviamo, ma anche Portland, hanno un sacco di grandi band adesso.
Exploding Hearts, Spits, Epoxies, Hunches.... ci sono anche molti bei
concerti, insomma è una scena in salute. Anche se le stazioni radio
non fanno nulla per promuoverla, neanche quelle che si suppone siano più
underground. Troppo impegnate a trasmettere del lamentoso emo-core e musica folk del cazzo,
credo".
E del grunge, che l'ha resa famosa, che ne pensi?
"Non molto".
E del punk che mi dici? Qual è la tua definizione e perché in qualche modo questa parola
ti attrae?
"Oh, cazzo. Non lo so. E' la musica che amo, della parola in se' non me ne potrebbe fregare
di meno"
Dove vanno i Briefs?
"Credo che quando torneremo a casa dall'Europa ci prenderemo un po' di tempo per scrivere
nuove canzoni, fare un po' di skateboard, scopare... le cose semplici della vita, fiori,
uccellini, oggetti affilati... poi un altro tour alla fine di quest'anno con gli
Epoxies negli Usa e dopo penso che faremo un altro disco... beh, tutto questo naturalmente se
non ci scioglieremo, o moriremo... o diventeremo ciechi e sordi. Non si può mai sapere,
tutto potrebbe accadere".
Be Nice to Mommy - (aprile 2003)