Loro sono amici, loro mi hanno invitato spesso a suonare, con loro abbiamo diviso birra e
sudore un bel po' di volte e sono state sempre grasse risate. Ma loro sono soprattutto autentici
e nelle cose che fanno ci mettono un sacco di passione. Così, dopo aver dichiarato
anticipatamente i miei piccoli conflitti di interesse, vi parlerò ugualmente dei
Blood '77, band di Formia, piccola città di mare a metà strada esatta fra
Roma e Napoli, che ha dato alle stampe in questi giorni un quasi commovente cd di punk
settantasettino, "Romantic Hotel". Ne parliamo
con Simone, cantante e cervello del gruppo, oltre che ormai veterano di quel tutto sommato
folto gruppo di pazzi che continuano a fare certe cose in un certo modo.
Dalle ceneri della Gioventù Bruciata all'Araba Fenice dei Blood '77.
Una storia della tua nuova band, ed un riassunto per chi, peggio per lui,
si è perso le puntate precedenti.
"Ok, cominciamo dal riassunto delle puntate precedenti. La Gioventù Bruciata - detta anche putrida orchestrina -
dopo sette anni di storia, due demo, un centinaio di concerti e un riscontro discreto quanto impensato
nell'ambito hardcore-streetpunk, era ormai a un passo dall'esaurire le pile. Il sottoscritto non aveva quasi
più niente da dire, si cambiavano continuamente bassisti e il gruppo si teneva insieme con il nastro adesivo.
L'ultima speranza era convogliare tutte le energie in un nuovo disco, quello che per me, ma anche per gli
altri, in fondo, doveva rappresentare quasi sicuramente il canto del cigno. Nel frattempo ecco che Mimmo -
allora bassista della Gioventù - mi propose a bruciapelo di mettere su una side-band con lui alla chitarra. Non
lo presi sul serio. Ne avevo piene le palle di barcamenarmi e non volevo assolutamente dare vita a un clone
scadente di un gruppo già in difficoltà anche per colpa della mia mancanza di idee. Mi chiesi che razza di
musica avevo sempre voluto fare e non ero mai riuscito a fare. Mi risposi. Il giorno dopo gli mollai "L.A.M.F."
degli Heartbreakers e gli dissi: "Lavoratelo". Lui fece il resto. Diede spazio alle nascenti velleità
bassistiche di Ermete e al drumming inconsciamente settantasettissimo di Marco Incubo, e scrisse
con me in pochissimo tempo delle canzoni che ci diedero la spinta, ricreando un'alchimia che andando a ritroso
rivedo soltanto nei Gioventù Bruciata del '96. E così, mentre il mio vecchio gruppo si perdeva nella carta
bollata e nell'immobilità, i Blood '77 progredivano. Il caso ha voluto che le defezioni amichevoli di
Mimmo e Marco abbiano successivamente lasciato spazio ai migliori musicisti che potessi immaginare per noi,
ovvero Daniel (con me dodici anni fa negli Striknina e subito dopo nella prima GB) e Sveden
(già drummer degli Scum Of Society, probabilmente la prima crust band italiana di tutti i tempi). Oggi
siamo contemporaneamente un combo di amici di vecchia data, gente che per motivi anagrafici non perde tempo e
una squadra che è soddisfatta del lavoro in sala. Quello che doveva essere e non è stato quando l'adolescenza,
l'inesperienza e l'immaturità ci hanno bellamente fottuti".
Ti ho sempre fatto come un tipo più hardcore. Non sai la sorpresa, quando
due-tre anni fa ho scoperto che invece avevi un'insana passione per il punk
tossico degli anni settanta. Mi racconti da dove viene questo amore per
Stiv Bators e Johnny Thunders?
"La verità è che io vengo dal punk '77 e più in generale dal rock degli anni settanta. Lo ascoltavo molto
prima di scoprire l'hardcore e di fatto non ho mai smesso, ma il mio ruolo di cantante accaccì ha probabilmente
oscurato le mie radici per un bel pezzo, almeno agli occhi di chi mi ascoltava su nastro o dal vivo. In realtà
nel 1994 sono scappato di casa per andare a vedere i Ramones, cosa che ho poi raccontato anche in un mio
fumetto, e i Dead Boys sono stati uno dei primissimi gruppi che ho amato, insieme ai Misfits di
Glenn Danzig. Il rock'n'roll minimale - fin da ragazzino - è sempre stato capace di trasmettermi quel
preciso bug emozionale da raw power. Con l'avanzare dell'età poi mi sono avvicinato a cose più complesse, non
da primo ascolto, insomma: così ho scoperto la carriera solista di Thunders, lo Stiv Bators
power-pop e dei Lords Of The New Church, i Wanderers… ma anche i Television, Richard Hell,
le meraviglie disperse di Peter Laughner, il primo Bowie, e via ancora a ritroso fino ai Sonics, ai
Monkees e più in generale al garage e ai nuggets. Shakera il tutto con un rigurgito di passione
glam-drunk-rock mai sopita (considera che sono stato tra i primi ultras italiani dei Dogs D'Amour) e
capirai più o meno dove mi trovo adesso".
Parliamo del disco. Era un po' che non facevi uscire roba tua e siccome
sono sincero, ti chiedo che te ne pare e se ci racconti qualcosa che valga
la pena di sapere sulla gestazione e il parto.
"Il disco risale ormai all'anno scorso per noi, nel senso che l'abbiamo registrato in un periodo di
transizione, quando ancora Marco Incubo era parte integrante della line-up. È il primo esperimento di
totale autarchia sonora da parte dei Blood '77, e siccome ne siamo soddisfatti abbiamo deciso di continuare su
questa strada, cioè autoproducendoci in toto fino alla fase di stampa e distribuzione. Mi spiego meglio:
"Romantic Hotel" è stato registrato e mixato interamente da Daniel, il nostro chitarrista, con l'ausilio di un
computer e di un microfono panoramico. Le tracce base sono state messe giù in quattro giorni all'interno di uno
scantinato (che è poi la sala prove dei nostri amici Oltre Confine) e tutta la gang ha avuto così modo
di dire la sua riguardo al sound, che risulta sicuramente piuttosto vintage e lo-fi, ma conserva finalmente
l'85% della resa del gruppo in olio d'oliva. Ne sono felice perché non mi era mai riuscita prima in vita mia
una mummificazione così fedele, e trattandosi dell'opera prima si può ancora migliorare molto. Idem con patate
per quanto riguarda il mastering, sempre e rigorosamente opera di Daniel".
Una delle canzoni più belle, molto New York Dolls, si chiama "Romantic
Hotel". Ci parli di questo posto?
"Il Romantic Hotel esiste realmente ed è un grosso edificio abbandonato che si trova a due passi dal litorale
di Vindicio, a Formia. Attualmente è recintato e sigillato, il che ci renderà forse più difficile girarci un
video dentro, ma nei primi quindici anni successivi al suo fallimento è stato apertissimo e universalmente
noto come covo e dimora di centinaia di homeless. Non tutti ci scaldavano dentro soltanto la pasta e ceci, e la
canzone parla appunto di un inquilino che vive lì e si nutre d'altro. Ironia della sorte, vista la dinamica
power-pop del pezzo, un sacco di gente ha creduto che si trattasse di una canzone d'amore finché non ha letto
il testo".
E a chi è dedicata "Fuck you, you're boring"?
"Non voglio usare giri di parole ed eufemismi per non essere offensivo. "Fuck you, you're boring" è dedicata a
tutti quei gruppi noiosissimi che seguono il trend punk-musicale del momento senza avere le basi e la gavetta
necessari per cacare almeno qualcosa di misero ma credibile. Perché sì, il trend punk-musicale esiste. Che sia
l'Oi! o l'hardcore o l'emo non ha importanza. Come mi ha detto pochi giorni fa un amico, c'è gente che farebbe
molto meglio a fare il pubblico e a lasciare sul palco chi è in grado di starci. O altrimenti qualcuno mi
spieghi a che serve un gruppo Oi! che recita slogan peraltro fregati di pacca su riff da dimenticare o un
gruppo hc che è tutto un tupa-tupa su una base di scarti metal, interpretati da un cantante che non ci intona
sopra perché non è intonato. Presunzione? Mi spiace, penso che sia la cruda realtà. Io stesso non credo di
essere un granché, ma almeno sono dodici anni che provo, tento, cancello e scarto. Guai se non lo facessi".
Torneresti davvero al '77? Io che ero un ragazzino me lo ricordo come
un periodo davvero di merda.
"Dovrei mettere il time-slip indietro fino a un anno prima della mia nascita. Non so se mi converrebbe. Oggi
avrei 29 anni, e tutti sanno cosa significa il 29 nel tombolone napoletano".
No, aspetta... io non lo so...
"Il 29? O' cazzo. Scherzi a parte, io penso che gli anni settanta siano stati una fucina di genio dal punto di
vista artistico, ma non faccio fatica a immaginare un corrispondente disagio macroscopico sul piano biologico e
sociale. Troppe contraddizioni interne che saltavano come tappi di birra, eroina a go-go e scontri nelle
piazze. Forse è inutile tornare indietro nel tempo, ogni epoca ha il suo perché e il suo perché no".
Ultimamente siete sbarcati a suonare addirittura in Polonia, com'è andata?
"Benissimo, anche se parliamo di qualcosa di surreale. Nel senso che non puoi aspettarti sempre un trattamento
simile, anzi, forse ti viene riservato una sola volta nella vita. Non mento. Ci hanno ritirati all'aeroporto
con tour bus e delegazione sventolante bandiere italiane, quindi ci hanno sistemati in un albergo dove ognuno
poteva scegliersi camera doppia con cesso e abbiamo scoperto che tutto costava un quarto rispetto al nostro
amato paese. Per tutto si intende: birra, vodka e carne, c'era solo quello e bastava e avanzava. Il mattino
seguente siamo finiti in giro per Varsavia con una guida turistica di sesso femminile che cercava invano di
portarci a visitare le bellezze architettoniche, distogliendoci dai pub e dai sexy shop. Alla fine si è arresa.
Ci hanno anche cacciati dall'ambasciata italiana, ed è stato tutto merito mio. Abbiamo quindi cenato con le
autorità politiche locali e ci hanno fatto suonare su un palco che più grosso non l'avevo mai calcato. Altra
nota positiva: eravamo tutti smostrati dall'alcool e io tra un pezzo e l'altro mi spogliavo e dicevo cose
orribili in cinque lingue, ma loro ridevano e applaudivano lo stesso tutti contenti, e nel pubblico c'erano
pure un sacco di ragazze carine. Giuro che è tutto vero".
Raccontami le cose buone di Formia, la città dove vivi, tanto quelle
cattive le so (la provincia, la mentalità, blah, blah). Eppure la vostra
piccola storia nell'ambito del punk nazionale ce l'avete anche voi. O sbaglio?
"La cosa migliore di Formia è sicuramente la sua ricchezza di personaggi folkloristici di stampo borbonico.
Io stesso sono un personaggio folkloristico di stampo borbonico. Un bel dì del 1988 o giù di lì, in effetti,
tutti questi personaggi folkoristici hanno iniziato a riunirsi e a fare carovane borboniche per vedere concerti
punk e metal, e di lì a poco si sono messi in proprio. Quindi non sbagli. Ci sono stati moltissimi gruppi punk
e hardcore, una discreta produzione di demotapes, almeno quattro fanzine e due occupazioni di luogo pubblico,
senza contare quelle occulte o da una botta e via. La prima produzione punk di Formia, per la cronaca, è stata
la cassettina "Lacrime nel vento" (1991) degli I.A.S. o Immagini Allo Specchio, dove suonavano tra gli
altri Sbrock (che oggi gestisce con me Lamette Comics), il già citato Marco Incubo, Max il Condor
e Bacillo (tutti ancora attivi negli Oltre Confine). Un giorno bisognerà far luce sulla Formia
Connection, che la canzone-tributo della Gioventù Bruciata ("Formia", nda) ha contribuito solo in minima parte
a riscoprire".
Da molti anni sei il deus ex machina di una webzine e di una pubblicazione
a fumetti che a me piace un casino. Ti dà più soddisfazioni o rotture di
cazzo?
"Sempre più difficile! La verità è che io amo Lamette, ma sono spesso in disaccordo con i miei lettori o
rimango deluso dalla passività del feedback. Non è bello scrivere un articolo su un argomento per cui hai fatto
delle ricerche e/o delle traduzioni specifiche e vederlo ignorare in favore della fototeca, della sezione
download o degli insulti nei commenti. Idem dicasi per la rivista a fumetti: io e Sbrock cerchiamo di
raccogliere il miglior materiale possibile, di contrattare con il tipografo per ottimizzare il rapporto
qualità-prezzo, di tradurre i lettering utilizzando la stessa calligrafia dell'autore (qualora straniero), di
non arronzare nell'impaginazione, di presenziare personalmente a tutte le fiere e mostre, di mantenere sempre e
comunque contatti diretti con i collaboratori, di garantire materiale inedito, e a volte in cambio mi arrivano
e-mail semianonime con su scritto "Vorrei prendere Lamette ma 5 euro sono una cifra esorbitante per
un'autoproduzione". Come dire che devo sostituire copertina a colori e 60 pagine brossurate su carta patinata
con un mazzo di fotocopie che costi 2 o 3 euro, sennò non sono abbastanza autoprodotto. Guru, per fortuna ci
sei tu che ci vuoi bene!".
Secondo te possiamo continuare a farci i pompini a vicenda (tu parli
bene delle cose che faccio, io parlo bene delle tue, ma che possiamo farci
se è così?), oppure pensi che qualcuno ce lo rinfaccerà prima o poi?
"Secondo me Mr. Wolf ha ragione, ma come si dice, la ragione è dei fessi. Intendiamoci: non che Mr. Wolf
lo sia, tutt'altro, Mr. Wolf è un genio, ma lui risolve problemi, e il problema ce l'abbiamo noi, non lui. Per
cui quando ci dice che non possiamo perdere tempo a farci i pompini a vicenda, non conviene prenderlo così alla
lettera da sentirsi già col cazzo dell'altro problematico in bocca: in realtà penso che basti fare ognuno del
proprio meglio e solo successivamente darci gran pacche sulle spalle. Se poi qualcuno ce lo rinfaccia, beh,
possiamo sempre stroncare le sue cose. Diciamo che sono un trogolo di merda e che è invidioso e siamo pari. Non
trovi?".
Be Nice to Mommy - (ottobre 2006)